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L'istrionico e logorroico attore austriaco Christoph Waltz, il memorabile colonnello delle SS Hans Landa di Bastardi senza gloria e il cacciatore di taglie King Schultz di Django Unchained, esordisce alla regia con un thriller ritagliato su un interessante terzetto attoriale: lui stesso, Vanessa Redgrave e Annette Bening. Scritto dal Premio Pulitzer David Auburn, Georgetown è basato su una storia vera, portata alla luce da un articolo di Franklin Foer uscito sul 'New York Magazine' nel luglio 2012 e intitolato "The Worst Marriage in Georgetown". In breve: Ulrich Mott (Waltz), un uomo brillante ed egocentrico, al centro di potenti relazioni con uomini e donne che contano a Washington, dopo una serata mondana in casa sua, esce a fumare un sigaro e fare due passi. Durante la sua assenza, la ricca moglie Elsa Breht (Vanessa Redgrave) viene colpita alla testa, forse è caduta dalle ripide scale ma forse no. Che sia stata uccisa è convinta la figlia (Bening), professoressa a Harvard, single e senza figli, molto sospettosa.

Da quel momento il film ricostruisce il rapporto tra Mott e sua moglie, il primo incontro, la sua ascesa sociale, il suo profilo psicologico, le scappatelle, le liti, con continui andirivieni tra passato e presente. Waltz ci tiene a precisare che il personaggio centrale non è l'Albrecht Muth del caso di cronaca, cosa che viene ribadita sia all'inizio che alla fine del film, quando veniamo a sapere che il vero omicida è stato condannato a 50 anni di carcere. Lo ribadisce anche la variante dei nomi: Muth diventa Mott. Inoltre, se nella vicenda reale, la differenza d'età nella coppia era estrema - un adolescente con una sessantenne - nel film lui ha una cinquantina di anni, all'incirca l'età della figlia, ma c'è pur sempre una sproporzione che non manca di essere sottolineata con qualche battuta, tra cui un riferimento ai letti separati.

Mott appare da subito per quello che è: un arrampicatore sociale e un bugiardo patologico. Tedesco di origine, lo troviamo attempato stagista al Campidoglio, a condurre visite guidate. Cacciato dall'incarico, subito approda, naturalmente con la frode, a una cena di gala per i corrispondenti stranieri, dove rimorchia la decana Breht, circondandola immediatamente di galanterie. E quando l'anziana giornalista rimane vedova, si fa avanti convolando ben presto a (frettolose) nozze, inutilmente avversate dalla figlia della donna.

Suddiviso in capitoli che corrispondono agli step della sua carriera (Stagista, Maggiordomo, Diplomatico...), il film descrive bene la capacità di manipolazione di questo 'Lawrence d'Arabia con un Blackberry', in grado di costruire una carriera diplomatica sul niente, grazie alle amicizie della moglie e alla regola dei gradi di separazione. S'inventa una fantomatica ong, la Eminent Persons Group, in cui riesce a cooptare personaggi come Robert McNamara e George Soros abbordandoli al ristorante. Il suo metodo, spudorato e intrigante, funziona, tanto che finisce per essere coinvolto - o così fa credere - nelle trattative tra Stati Uniti e Irak per la pace in Medio Oriente. Nella trappola del suo fascino cadono tutti: solo tre diplomatici arabi mettono in dubbio la sua credibilità. E in fondo la morale è che chiunque può essere conquistato con un po' di adulazione. 

Thriller senza colpi di scena, visto che fin dall'inizio sappiamo dove andremo a parare, Georgetown è certamente ben scritto, diretto con eleganza e meglio recitato, anche se non riserva sorprese.   

Diistribuito da Lucisano Film Group e Vision Distribution, sarà lanciato direttamente on demand dal 19 maggio sulle piattaforme SKY PRIMAFILA Premiere, APPLE TV, CHILI, GOOGLE PLAY, INFINITY, TIMVISION, RAKUTEN TV, THE FILM CLUB E CG DIGITAL. "E' un'enorme soddisfazione - dice l'ad Federica Lucisano - distribuire un film internazionale di questo livello, che ha come protagonisti attori il cui talento è riconosciuto in tutto il mondo. La versatilità e resilienza del nostro business model si stanno rivelando, anche in questa circostanza, un fattore critico di successo. In ogni caso, infatti, noi non ci siamo fermati un attimo ed accogliamo con favore la moltiplicazione dei canali di distribuzione in atto. Già da prima del lockdown, in America le piattaforme prosperano senza che questo penalizzi gli incassi al box office. Una cosa non esclude l'altra. Così come la nascita della tv commerciale non ha affatto tolto tono o autorevolezza al cinema."  

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