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Le due sezioni competitive del Biografilm (5-15 giugno) presentano il meglio della produzione documentaria del momento

Biografilm Italia:

La casa dell'amore di Luca Ferri (Italia, 2020, 77'). Bianca è una transessuale di 39 anni. Vive a Milano dal 2009 e di professione fa la prostituta. Da vent’anni anni è fidanzata con Natasha, una trans di origini giapponesi che vive temporaneamente in Brasile. Il loro legame è molto forte e la distanza non lo ha indebolito. Il film racconta la loro storia d’amore fatta di lunghe telefonate e ancor più lunghe attese. Per questioni lavorative e familiari non si vedono da quasi due anni. Il tempo passato senza Natasha è scandito dai clienti, per lo più abituali, e dalle loro richieste. Col tempo Bianca si è anche affezionata a loro ma i suoi pensieri sono sempre per Natasha, che finalmente sta tornando.

In un futuro aprile di Francesco Costabile e Federico Savonitto (Italia, 2019, 80'). Un viaggio alla scoperta degli anni giovanili di Pier Paolo Pasolini, attraverso la voce di suo cugino, lo scrittore e poeta Nico Naldini. Durante gli anni '40 il giovane Pier Paolo vive a Casarsa, in Friuli, nel paese di sua madre. La storia di quel periodo viene raccontata da suo cugino. Entrambi, in quegli anni, assorbono la violenza estetica ed erotica di un mondo sconosciuto, che si svela nella sua cruda realtà: un universo che influenzerà tutta la successiva opera pasoliniana.

La nostra strada di Pierfrancesco Li Donni (Italia, 2020, 70'), anteprima mondiale. Daniel, Simone e Desirée vivono in una terra di mezzo dominata dal cambiamento e dall’incertezza, divisi tra il non essere più e il non essere ancora. Frequentano l’ultimo anno delle medie nella scuola del rione, in via Colonna Rotta, una strada nel cuore di Palermo. Il quartiere è una gabbia, ma a tredici anni la vita è un’avventura da attraversare. Tra la scuola e il lavoro, i primi amori e la famiglia, i protagonisti si affacciano all’adolescenza andando in cerca della loro strada.

La pallina sulla conca di Francesca Iandiorio (Italia, 2020, 60'), anteprima mondiale. Francesca sta vivendo una fase particolarmente critica della sua vita, il suo rapporto complicato con il cibo e una percezione distorta del proprio corpo alimentano le sue insicurezze e le sue paure. Per affrontare un momento così difficile decide di filmarsi e raccontarsi in un film autobiografico. Inizia così un complicato viaggio alla scoperta di se stessa e del mondo che la circonda, che la porterà per la prima volta ad avvicinarsi e a conoscere il lato bambino della madre, e a confrontarsi in un nuovo modo con Dario, il fidanzato illustratore, che spesso usa i suoi disegni per aiutarla a superare le sue difficoltà.

Parola d’onore di Sophia Luvarà (Italia, Paesi Bassi, 2020, 84'), anteprima mondiale. Nella regione più violenta d’Italia un giudice coraggioso lotta contro la ‘ndrangheta allontanando i figli adolescenti dei boss dalle loro famiglie. Il Giudice Di Bella, nel suo ruolo di presidente del tribunale dei minori di Reggio Calabria, ha condannato ragazzi coinvolti nel traffico di droga e in omicidi. Sono figli di padri dai nomi pesanti, destinati a una vita in carcere o morti ammazzati in faide sanguinose. Il giudice Di Bella crede che anche per questi ragazzi esista un’alternativa e con il programma ‘Liberi di scegliere’ vuole offrire una via di uscita ai ragazzi destinati a rimpiazzare i loro padri e i loro zii all’interno dei ranghi della feroce società criminale.

Sqizo di Duccio Fabbri (Italia, Stati Uniti, 2020, 70'), anteprima mondiale. La storia di Louis Wolfson, scrittore del Bronx, che ha lottato per tutta la vita contro le definizioni correnti di malattia mentale, fortuna e linguaggio. Diagnosticato schizofrenico in adolescenza, ha ripudiato la lingua madre in favore di un idioma del tutto personale. Autore cult nella Parigi degli anni '70, negli Stati Uniti è rimasto un perfetto sconosciuto, giocatore d’azzardo incallito, homeless, outsider assoluto. In età matura si è trasferito a Puerto Rico, dove la sua fortuna è cambiata di colpo e dove l’autore del film lo ha rintracciato: a 89 anni vive ancora solo e sospeso tra due mondi, quello del silenzio e quello della parola.

Tuttinsieme di Marco Simon Puccioni (Italia, 2020, 82'), anteprima mondiale. Il dialogo intimo tra due padri che riflettono sulla crescita dei loro gemelli, ricordano come i loro figli hanno elaborato, in diverse età, il vivere in una famiglia con due padri. Rivivono il clima di forte contrapposizione in cui Monica Cirinnà è riuscita a dare all’Italia una legge sulle unioni civili. Coltivano la relazione calda e affettuosa con le famiglie americane che hanno permesso la nascita dei figli. Ritornano al momento di festa dell’unione civile celebrata da Nichi Vendola e cercano, tra diverse sensibilità, i nomi da dare alle persone delle famiglie allargate nate con le tecniche di procreazione assistita.

West of Babylonia di Emanuele Mengotti (Italia, 2020, 82'), anteprima mondiale. Nel deserto californiano esiste una località chiamata Slab City; un insieme di camper, roulotte, tende ed edifici senza fondamenta costruiti ai confini con una base militare dove vengono testati ordigni esplosivi. A Slab City si vive senza acqua corrente e senza elettricità. Le strade sono sterrate e la popolazione (gli “Slabber”) oscilla tra le 400 persone nel periodo estivo e le 4.000 in quello invernale. Gli Slabber sono giovani e anziani, hippy e neo nazisti, fuorilegge e artisti. Tutti accomunati dalla voglia di essere liberi e di non dover rispondere alle regole della società americana. Tutto ciò che sta al di fuori di Slab City per loro è “Babylonia”.

Il Concorso Internazionale propone invece:

Barzakh di Alejandro Salgado (Spagna, 2019, 72'). Per la cultura islamica, Barzakh rappresenta un mondo intermedio, una fase di passaggio tra la vita e la morte fisica. Uno spazio che si colloca tra l’inferno e il paradiso. Un non luogo vero, reale. Chiunque vi entra verrà sottoposto a giudizio, ma non saprà quali saranno le sue sorti. Barzakh racconta questo mondo fantasmagorico. Al centro del racconto un gruppo di ragazzi intrappolati tra il Marocco, l’inferno da cui pensano di scappare, e l’Europa, il paradiso in cui sperano di approdare. La vera sfida è lo spazio che li separa. E rimanere in vita fino a sera. E la paura.

Because of My Body di Francesco Cannavà (Italia, 2020, 83'), anteprima mondiale. A causa di una grave disabilità motoria, Claudia non può muoversi liberamente ed è assistita dalla madre. A ventun anni è ancora vergine e si chiede cosa sia il piacere. Un giorno arriva nella sua vita un lovegiver, un uomo che fornisce aiuto alle persone con disabilità per scoprire il corpo e la sessualità. Seguiti da un’equipe di specialisti, i due iniziano un ciclo di incontri sempre più intimi. Il progetto prevede un protocollo con una regola di difficile applicazione: vietato innamorarsi.

The Earth Is Blue as an Orange di Iryna Tsilyk (Ucraina, Lituania, 2020, 74'). Premiato al Sundance 2020 per la miglior regia nella categoria World Cinema Documentary. Anna, madre single, insieme ai suoi quattro figli, vive al confine della zona di guerra di Donbas, in Ucraina. Nonostante il mondo esteriore sia pieno di bombardamenti e di caos, la loro casa resta un rifugio sicuro, pieno di gioia e di vitalità. La passione di tutti i membri della famiglia per il cinema, li spinge a filmare alcune scene della propria vita quotidiana durante il periodo di guerra. Per Anna e i suoi bambini, la conversione del trauma in arte è il modo migliore per rimanere umani.

Ecstasy di Moara Passoni (Stati Uniti, Brasile, 2020, 72'). Brasile, anni '90, un panorama politico caotico. Clara è tormentata dall’ansia e trova conforto affamando il proprio corpo. Fa del digiuno un’esperienza di piacere e sofferenza estrema. In questa docufiction sperimentale basata sui veri diari segreti di donne che soffrono di anoressia, la malattia diventa per la protagonista un modo per affrontare l’età adulta e per trovare il suo posto in un mondo incerto, brutale, surreale.

Faith di Valentina Pedicini (Italia, 2019, 93'). Un monastero isolato tra le colline italiane. Un Maestro di kung fu. Una comunità di monaci cristiani con un tocco di discipline orientali. Una sola fede: combattere il male nel nome del Padre. I Monaci Guerrieri, ex campioni di arti marziali, da vent’anni si preparano ad una guerra più "alta", tra preghiere notturne e allenamenti massacranti. Un viaggio poetico ed emotivo in un mondo sconosciuto, un film per indagare le motivazioni profonde di una scelta radicale, le ragioni della devozione. Cosa si è disposti a perdere, per vincere in nome della fede?

It Takes a Family di Susanne Kovács (Danimarca, 2019, 59'). Il racconto dei segreti e dei ricordi soffocati di Susanne e della sua famiglia. Susanne Kovács, regista e protagonista dell’opera, è nipote di una coppia di ebrei sopravvissuti all’Olocausto, figlia di madre tedesca e di padre ebreo-danese. Agli occhi dei nonni la nascita di Susanne è un richiamo costante al proprio tragico passato, è la figlia del nemico. Anni dopo, Susanne incomincia a porre delle domande per poi scoprire che all’interno della sua famiglia tormentata c’è una guerra che non ha mai visto la fine. In qualche modo gli orrori del passato sono sempre stati presenti. Il trauma è assordante e tuttavia rimane inespresso.

King of the Cruise di Sophie Dros (Paesi Bassi, 2019, 74'). Il barone di Inneryne, Ronald Busch Reisinge, passa il tempo a bordo di navi lussuose, in compagnia di coppie innamorate, famiglie benestanti, staff laboriosi e anziani pensionati. Lo seguiamo su una di queste navi, mentre sfila indossando vestiti feudali e mantelli regali, che a prima vista lo rendono arrogante, vanitoso. Si mostra orgoglioso del suo status, della sua ricchezza e della sua vita stravagante. Eppure c’è qualcosa di autentico sotto tutta la sua spavalderia: il desiderio umano universale di sentirsi accettato ed apprezzato.

Noodle Kid di Huo Ning (Cina, 2019, 107'),. Ogni anno migliaia di cinesi Hui, un popolo principalmente musulmano proveniente da Qinghai, provincia della Cina occidentale, vanno a lavorare nei ristoranti di noodles in tutta la Cina. È andata così anche per il quattordicenne Ma Xiang, costretto ad abbandonare la scuola per pagare i debiti del padre. Per Ma Xiang la felicità si trova nei ricordi dei brevi momenti trascorsi con la madre. Ora fatica a ritrovare quel senso di pace, affrontando le differenze inattese tra la sua città natale e un mondo esterno sconosciuto, così come le sfide e le difficoltà della vita.

Sing Me a Song di Thomas Balmès (Francia, Germania, Svizzera, 2019, 99'). Il giovane Peyangki vive e studia in un pittoresco monastero immerso nelle montagne del Bhutan. Da qualche anno il Re ha permesso l’utilizzo di televisione e internet, così le tradizionali abitudini, la luce delle candele e la recita delle preghiere devono ora competere con il nuovo potere degli smartphone. In privato, Peyangki è appassionato di canzoni d’amore, e si innamora su WeChat di una giovane cantante di Thimphu. Non interessato agli studi, rimproverato dai maestri, comincia a vendere medicinali naturali, allo scopo di guadagnare abbastanza per poter lasciare il monastero alla ricerca dell’unica persona che sogna giorno e notte.

This Train I Ride di Arno Bitschy (Francia, Finlandia, 2019, 77'). Stati Uniti d’America, tempo presente. Treni merci attraversano il paesaggio, strisciando come giganti serpenti di ferro. Ivy, Karen e Christina si lasciano tutto alle spalle, sfidando il pericolo per attraversare il Paese, a bordo di questi treni. Li aspettano passare, nascoste tra i cespugli, dormendo sotto i ponti di superstrade. Tra il rumore delle rotaie e lo stridio della bestia di metallo, il regista diventa il compagno di viaggio delle tre donne. Più forti della società, più forti degli uomini: loro sono libere.

Wake Up on Mars di Dea Gjinovci (Francia, Svizzera, 2020, 74'). Un ragazzino rom di dieci anni che vive in Svezia cerca di scendere a patti con una misteriosa malattia, la cosiddetta Sindrome della Rassegnazione, che ha ridotto in coma le sue due sorelle. La sua famiglia, molto unita ed affiatata, sta cercando di ricostruirsi una vita normale, lontano dalla persecuzione vissuta nel Paese d’origine, il Kosovo. Mentre il futuro della famiglia rimane sospeso, in attesa della conferma di approvazione della richiesta di asilo, il giovane Furkhan sogna di poter costruire una navicella spaziale, su cui partire per lasciarsi tutto alle spalle.

Walchensee Forever di Janna Ji Wonders (Germania, 2020, 110'). Saga familiare nel documentario diretto da Janna Ji Wonders, che si imbarca in un viaggio a ritroso nel tempo. Partendo dal ristorante gestito dalla famiglia sulle rive del lago Walchensee, nella Baviera del Sud, arrivando alla "Summer of Love" vissuta negli anni '60 con la sorella a San Francisco, Janna va alla scoperta dei segreti di famiglia per risalire alle diverse personalità che compongono il suo albero genealogico. 

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