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Solo di qualche giorno prima gli scatti nella casa di Chia, nel viterbese, e poi l’omicidio: il fotografo Dino Pedriali raccontò di aver saputo della morte di Pier Paolo Pasolini dopo aver lavorato tutta la notte per portare, proprio a lui, le fotografie che gli aveva scattato non molto prima, e in una sessione precedente a Sabaudia. Immagini in bianco e nero, come il celebre primo piano del volto, una mano appoggiata sul mento e lo sguardo intenso verso l' osservatore. Ancora, i 15 scatti in  cui PPP è ritratto nudo come il modello di una statua dell' antichità.

Le 110 foto di Pedriali -  definito il "Caravaggio della fotografia del Novecento" - fanno parte della Collezione di Alda Fendi, che le offre al pubblico nella mostra Ti impediranno di splendere. E tu splendi invece', presso la galleria Rhinoceros, nell' edificio invia dei Cerchi in cui ha sede la sua Fondazione, dal 6 giugno al 20 settembre

Raffaele Curi cura la mostra, con una connessione tematica forte con quel periodo storico carico di vuoto, e che dunque guarda e mostra Pasolini come una luce, piccola ma piena di energia, capace di scuotere, con le sue provocazioni e le prese di posizione controcorrente, la scena culturale del Paese. "Un nome forse troppo dimenticato quello di Pasolini - dice Alda Fendi all’ANSA -  oggi in atmosfere plumbee e asettiche, sottilmente variegate di un'Italia che si arrende e partecipa ad un disamore epidemico ed irrisolto. Tutti vorremmo che Pasolini fosse ancora tra noi come castigatore virile e incandescente di un popolo ormai senza occasioni di riscatto, afflitto da un endemico 'non ritorno'".  

20 persone ogni mezz’ora possono accedere alla mostra, con ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria, il cui accesso avviene da una sala buia, una notte costellata di lucciole. "E' una lettura poetica - spiega Curi, che ha realizzato l'installazione - di un Pasolini drammatico, in una dimensione quasi spiritica. Gli scatti di Dino Pedriali con un Pasolini fotografato la notte prima del più misterioso, politico omicidio (il più sibillino del secolo scorso) ritornano ogni volta in mente quando si parla del poeta scomodo, del politico scomodo, dello scandalo scomodo. Vorrei però pensare con questa mostra ad una semplice gioia infantile nel vedere le lucciole vagare nei campi. A un Pasolini 'lirico greco'".  

Le immagini dei nudi del poeta sul letto, mai esposti prima, in piedi o seduto mentre legge un libro, tra la vegetazione, rappresentano il nucleo più forte dell'esposizione. "Sono le immagini di un uomo fortissimamente virile - osserva Curi -. Per essere omosessuali bisogna essere uomini due volte. La bellezza del suo corpo colpisce in modoprofondo". Il fotografo romano ha colto il grande intellettuale accanto alla macchina per scrivere, intento a correggere a mano i suoi fogli, scapigliato sul lago con il Circeo sullo sfondo. Una sola foto ricorda poi l'omicidio all' Idroscalo di Ostia il 2 novembre 1975. Non manca, ovviamente, la riproduzione della pagina del 'Corriere della Sera' con 'l'articolo delle lucciole'". 

Il sottofondo sonoro dell’esposizione fa eco dall’Edipo Re ma è la voce di Pier Paolo Pasolini ad accompagnare lungo l'intero percorso. 

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