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Because of my body, un documentario scritto sul corpo. Quello di Claudia, una ventenne affetta da una grave disabilità fisica, la spina bifida, che le impedisce il movimento della parte inferiore del corpo. Assistita dalla madre e dalla sorella, in un contesto familiare semplice e a volte soffocante, sente la pressante necessità di esprimere la propria sessualità, quel "diritto al piacere" che tutti e tutte dovremmo avere, come dice il regista Francesco Cannavà, messinese, classe 1981: "un diritto sancito nel 2009 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ma ancora così difficile da mettere in pratica". 

Claudia con il trucco pesante sugli occhi e sulla bocca e i suoi lunghi capelli blu, indossa una maschera sociale così come ogni mattina indossa a fatica i tutori che le permettono di camminare sulle gambe segnate da piaghe. Non guida la macchina speciale perché i suoi familiari temono che non ne sia in grado, ma soprattutto non conosce il suo corpo, non ha mai visto il proprio sesso, non ha avuto un orgasmo neppure nell'autoerotismo. Ora è il 40enne Marco, un Love Giver professionista o meglio un Operatore all'emotività, all'affettività e alla sessualità, OEAS, ad accompagnarla nel percorso, sotto la supervisione di uno psicologo e attraverso alcuni incontri a due, sempre più intimi.

Il film è costruito secondo una doppia narrativa che poi converge: segue ora Claudia, nella sua vita quotidiana, ora Marco, della cui esistenza non sappiamo nulla se non che frequenta un corso di preparazione al suo ruolo. Ruolo che potrebbe diventare illegale se ci fosse un rapporto fisico - proibito, perché si sfocia nella prostituzione - con i pazienti. Ma il vero rischio, piuttosto, è quello di un coinvolgimento sentimentale tra le due persone impegnate in una danza fatta di colori per dipingersi a vicenda e vibratori a otto velocità da usare per scoprire zone erogene magari neanche immaginate. E mentre Claudia è sempre più entusiasta delle proprie scoperte, e sempre più spontanea nel modo di porsi, le diventa insopportabile l'idea di separarsi per sempre da Marco, come prima o poi dovrà accadere. Si apre ma allo stesso momento perde l'equilibrio conquistato. 

Presentato al Biografilm 2020 nel Concorso Internazionale, Because of my body "tocca" con estrema delicatezza lo spettatore, così come Marco tocca Claudia - ma forse anche il contrario è vero - e si costruisce sulla fisicità dei due protagonisti non attori: la coraggiosa Claudia Muffi e Marco Purzo.

Un film interessante per le tematiche trattate (del resto non inedite: vedi ad esempio la serie di doc Rai Il corpo dell'amore con la storia di Anna e del suo rapporto con un tetraplegico) e per la rivendicazione di un diritto fondamentale della persona, ma che sottintende anche l'elemento di rischio di una relazione terapeutica che rinuncia alla distanza protettiva e diventa potenzialmente esplosiva per le persone che la condividono. In primo luogo per il disabile. Claudia rimane sola con la sua domanda inevasa di amore e di sesso, con il suo pianto disperato, nonostante le rassicurazioni dello psicologo. Ce la farà a rimettersi in gioco in un rapporto d'amore reale?

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