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Tra i primi film nuovi ad affrontare coraggiosamente l’uscita in sala dopo il lockdown, in un periodo in cui il pubblico è forse ancora poco pronto a riprendere l’esperienza, c’è Il Delitto Mattarella di Aurelio Grimaldi, tributo alla memoria di Piersanti Mattarella da parte degli attori siciliani coinvolti nel progetto, che uscirà il 2 luglio con Cine 1 Italia, che lo co-produce insieme ad Arancia Cinema e in qualità d’investitore esterno dalla società Edilizia Acrobatica SpA, con il supporto della Sicilia Film Commission e Sensi Contemporanei. L’uscita era prevista per marzo ma l’emergenza Covid ha fatto sì che il film fosse rinviato.

6 gennaio 1980. Il Presidente della Regione Siciliana si sta recando a Messa con la sua famiglia. Un giovane si avvicina al finestrino dell’auto e spara a sangue freddo a Piersanti e lo uccide. Pur nel disorientamento del momento con una serie di depistaggi verso il terrorismo di sinistra, il delitto appare immediatamente anomalo per le sue modalità. Il giovane Sostituto Procuratore di turno, quel tragico giorno dell’Epifania, sarà Pietro Grasso, futuro Procuratore Antimafia e Presidente del Senato. Le indagini saranno proseguite dal Giudice Istruttore Giovanni Falcone, che scoverà pericolose relazioni tra Mafia, Politica, Nar e neofascisti, banda della Magliana, Gladio e Servizi Segreti. 

Il film ricostruisce con cura il clima politico che ha preceduto l’omicidio: protetto a Roma dal Segretario della DC e dal Presidente della Repubblica Pertini, Mattarella è totalmente avversato dai capicorrente siciliani del suo partito. Mattarella non disturbava solo gli equilibri in essere nella DC ma entrava a gamba tesa sugli affari e gli accordi tra politica e mafia, la quale, per l’omicidio Mattarella, si allea con l’estrema destra romana neofascista in cambio dell’evasione dal carcere Ucciardone del leader Concutelli. Ma l’omicidio Mattarella è anche la storia di una famiglia, di esseri umani, di valori e ideali perseguiti con sincero spirito di servizio e afflato solidale: aspetti che nel film hanno un ruolo centrale. 

Aurelio Grimaldi ripercorre quei tragici giorni con occhio attento e sensibi, supportato da un ricco cast, tutto siciliano, composto da Antonio Alverario, Claudio Castrogiovanni, Nicasio Catanese, David Coco, Vincenzo Crivello, Francesco Di Leva, Donatella Finocchiaro, Lollo Franco, Sergio Friscia, Ivan Giambirtone, Leo Gullotta, Guia Jelo, Francesco La Mantia, Vittorio Magazzù, Tuccio Musumeci, Tony Sperandeo, Andrea Tidona.

“Mi chiedevo – dice il regista – senza trovare risposta, come mai la figura di Piersanti Mattarella fosse così avvolta nell’oblio, e nella totale dimenticanza del suo ruolo storico, sociale e civile. Se non fosse stato il fratello del presidente della Repubblica attuale, forse nemmeno se ne parlerebbe. E devo ammettere che io stesso ho deciso di lavorarci proprio all’elezione di Sergio, mettendomi a studiare ma stupendomi che per 35 anni nessuno in ambito televisivo o cinematografico, ma anche a livello di storiografia, di trasmissioni o di dibattito se ne fosse mai occupato. A quel punto dissi ‘voglio fare io il film’, magari prima che qualcuno ne faccia una brutta fiction, come dicevo sempre agli amici palermitani con cui ne parlavo. Come era possibile che nessuno fino ad allora ne avesse approfittato per farne un ‘santino’, come era successo per tante altre vittime della Mafia? Mi sono dato due risposte: la prima è che il suo rivoluzionario tentativo di Amministrazione di Sicilia si è incontrato con una serie infinita di traiettorie e di questioni politiche. Ho studiato tutti i documenti, e parlo del 2015, quindi sotto il governo Renzi e prima del rigurgito razzista e neofascista che sarebbe seguito negli anni a venire, studiando le sentenze, che sono state più fondamentali delle biografie. 1700 pagine. Il rinvio al Giudizio di Falcone, il primo, il secondo grado, la cassazione, l’opposizione della procura. Si legge quasi come un romanzo, quando non finisce nel giuridichese. Ho capito che Piersanti, pur essendo un cristiano autentico che univa la Fede all’azione, usciva dallo schema delle altre vittime della Mafia, giudici, giornalisti, poliziotti e carabinieri proprio perché il progetto era così complesso che la volontà di eliminarlo veniva da tanti vettori, che si ritrovarono in quel centro, e non tutti ordinatamente collegati. Falcone, convocato dalla commissione antimafia che gli chiese perché le indagini fossero così lente, rispose che era un caso complessissimo proprio per il suo riguardare strutture politiche, sociali e civili dello Stato e non semplicemente Cosa Nostra. La seconda risposta arriva dall’estrema discrezione della famiglia Mattarella. In questi anni di presidenza Sergio non ha mai nominato il fratello se non una volta, in una lista di vittime delle malavita in cui asetticamente inserì il nome del fratello, al contrario, ad esempio, di un Pertini, che pure ammiravo tanto, e che non perdeva occasione di ribadire quanto la sua famiglia fosse stata colpita”.

Quanto alla coraggiosa uscita in sala post-Covid il regista appare relativamente sereno: “coraggiosa ma forzata – dice – a settembre e ottobre saremmo stati schiacciati dai grandi, tra Disney, Warner e altre grosse produzioni italiane. Avremmo avuto un posticino poco significativo e penso che questa storia meriti di più. L’estate è sempre un momento complicato per le sale, più che mai quest’anno e più che mai in Sicilia, dove casomai la gente cerca di andare al mare. Ma a settembre riprenderemo il discorso, portandolo nei cinecircoli e nelle scuole”.

“Come azienda - spiegano invece Riccardo Iovino e Anna Marras, soci di Edilizia Acrobatica - ci impegniamo ogni giorno a portare avanti i principi dell’etica e del rispetto della legalità all’interno del nostro gruppo, composto ormai da oltre 800 persone. Ci sforziamo, inoltre, di non dimenticare mai la storia e di applicare il principio di metter in campo le azioni di successo, facendo tesoro di ciò che abbiamo appreso per non incorrere mai più negli stessi errori. Ed è seguendo questo principio che abbiamo deciso di contribuire alla realizzazione di questo film, sostenendo il nostro Paese a non dimenticare, affinché la nostra storia ci insegni a costruire il nostro futuro”.

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