/ ARTICOLI

PESARO - Dietro al titolo evocativo di Cartoon e moschetto, la Mostra di Pesaro ci regala una autentica scoperta, quella del cartoonist Luigi Liberio Pensuti. Attivo durante il ventennio, tra propaganda e censure (lui stesso incappò negli strali del Minculpop), questo autore è stato praticamente dimenticato. Tanto che lo studioso Bruno Di Marino, che ha curato la retrospettiva pesarese “Il mouse e la matita” sull’animazione italiana contemporanea (2000-2014) lo cita appena nella sua introduzione storica al volume di Marsilio che accompagna la rassegna. Ma a Pesaro, grazie all’iniziativa della Cineteca di Milano, in collaborazione con l’Archivio del cinema d’impresa di Ivrea, con l’Istituto Luce e con il Cinema Ritrovato di Bologna, ci ha mostrato alcuni cortometraggi di Pensuti, di animazione pura o realizzati con tecniche miste, che sono stati recuperati, restaurati e digitalizzati e che saranno presto disponibili in dvd. A introdurli, assieme a Bruno Di Marino, Sergio Toffetti, direttore dell’Archivio del cinema d’impresa di Ivrea e Matteo Pavesi della Cineteca di Milano.

Romano, nato nel 1903, Pensuti aveva iniziato come costumista e scenografo nella Compagnia marionettistica dei Piccoli di Vittorio Podrecca, in tournée a Parigi conobbe Camillo Mastrocinque, che aveva esportato in Francia il Teatro delle marionette italiane, e Carlo Cossio, che dal ’28 realizzava cortometraggi con pupazzi animati. Forte di queste esperienze e dopo aver lavorato alla Gaumont, Pensuti tornò a Roma, fondando nel 1930 la Siced (Studio di Cinematografia Tecnica). L’anno successivo, con Trilussa, realizzò una serie di favole animate tra cui La vispa Teresa, censurato per oltraggio alla sacralità della famiglia e sotto sotto invito alla prostituzione. “Il problema – spiega Toffetti – è che il film era incentrato non sulle avventure della bambina raccontata da Luigi Sailer nella celebre poesia ma sul seguito ideato dal poeta romano, che immaginava Teresa ormai ventenne”. Negli anni successivi, Pensuti diventa responsabile del laboratorio di cinema a passo uno dell’Istituto Luce - ma perde il posto perché rifiuta di iscriversi al Partito fascista - e in seguito lavora alla Incom di Sandro Pallavicini. Il grosso della produzione di Pensuti vista qui a Pesaro riguarda i film ‘educational’ per la campagna contro la TBC, che pare gli fossero commissionati da Mussolini in persona. L’autore, che aveva studiato medicina, oltre che architettura, torna a più riprese sull’argomento fin dal 1930 quando la Federazione Italiana Nazionale Fascista per la Lotta contro la Tubercolosi gli commissiona un primo filmato, Campane a stormo, cui seguono La taverna del tibiccì (1935), Il pericolo pubblico nr. 1 Vita e misfatti del bacillo di Koch (1938), Crociato ‘900 (1939), A colpi d’ariete (1940). In tutti i lavori è molto presente la metafora della guerra tra il subdolo bacillo che una volta insediato nei polmoni ne fa una miniera di reticoli e gallerie fino a farli esplodere con la dinamite e il francobollo “crociato”, simbolo della raccolta di fondi per i tubercolosi poveri del bene che si oppone al male.  

E la guerra scoppiò davvero, portando Pensuti, che in precedenza aveva visto alcune sue opere mandate al macero perché giudicate disfattiste, a mettere la sua arte al servizio della propaganda con titoli come England gegen Europa (1940), che stigmatizza l’espansionismo della perfida Albione rappresentata come un ragno nero che tesse le sue trame sull’Europa o lo spassoso Dottor Churkill (1942), favola disneyana in cui Winston Churchill viene raffigurato come una sorta di dottor Jekyll e Mr. Hide, un orco mostruoso che ammassa oro e denaro nei suoi scantinati e poi, grazie a una pozione a base di “democrazia” e altri intrugli si trasforma nel celebre statista, in una versione presentabile al mondo, fino a che il fascio littorio e la svastica nazista riescono a sventarne le trame. E ancora, sempre targato Istituto Luce come i precedenti, Il principio della fine (1942), breve storia tendenziosa delle imprese coloniali italiane anche qui con forte connotazione antibritannica. Luigi Pensuti, che si era aggiunto il nome Liberio come a ribadire la vocazione libertaria, morì a soli 42 anni nel 1945.  

Molte sue opere sono consultabili su www.archivioluce.it

VEDI ANCHE

PESARO 2014

Ad