/ ARTICOLI

VENEZIA - Un orologio, una bomba, un principe. I predatori – film opera prima da regista di Pietro Castellitto, anche interprete – apre e chiude il proprio cerchio ruotando intorno a questi tre soggetti, sposando la commedia come tono per osare nel tratteggiare con dettaglio, sarcasmo e feroce critica il profilo peggiore dell’essere umano. “Il sentimento che muove il film è il carico di frustrazioni di Federico (Pietro Castellitto), l’impossibilità di reinventare la modernità, non per migliorare il mondo, ma per manometterlo. T'accorgi che i millenni precedenti hanno influenzato le epoche successive: Nietzsche stesso definiva decadente la sua Epoca e se non l'avessi incontrato – ho studiato Filosofia - non avrei mai fatto il regista”, spiega Castellitto. 

E questo si rende possibile con un sostanzioso gruppo d’attori, sin da Massimo Popolizio e Manuela Mandracchia, nel ruolo di medico e regista, e genitori di Federico/Castellitto stesso, studente/assistente di Filosofia con la “passione” ossessiva per Nietzsche appunto, che l’autore stesso interpreta conferendo il giusto equilibrio tra svagatezza, compulsione e alienazione. Un tratto, quello della puntuale caratterizzazione di ciascuno dei personaggi, che si fa distintivo della scrittura del film, affidato poi all’efficacia interpretativa di Marzia Ubaldi, Dario Cassini e Anita Caprioli, Antonio Geraci, Vinicio Marchioni, Giulia Petrini

“Io non so leggere tanto i copioni di cinema, ma intuivo che questo fosse montato strano, sembrava come un'opera dipinta; come fossero tre stili mischiati: c'è Buster Keaton, poi situazioni più strette alla francese, poi ancora riferimenti alla nostra commedia come Brutti, sporchi e cattivi, il tutto crea una dinamica sincopata, che rende il film piacevole. Pietro è giovane ma non fa un film giovane, non fa un film sui problemi della sua età, infatti s'è circondato di un cast anche di attori teatrali”, riflette Massimo Popolizio

“Leggi il copione e non lo trovi indulgente; i personaggi sono frammenti incandescenti, certo la mia Ludovica Pensa è la più predatrice di tutti, senza pietà, ma rivela anche tanto dolore, per una vita difficile da afferrare, e da perdere, per cui annaspa e dà manate che buttano giù chiunque, senza scrupolo. È molto coraggioso il film, non fa sconti, ed è anche un po' senza speranza, anche se drammaticamente divertente”, dice Manuela Mandracchia.

“Sentimentalmente, lavorando con Pietro, ci siamo un po' innamorati di lui: ha la metà dei miei anni, e m'ha accompagnato dalla prima all'ultima pagina il pensiero che l'avesse scritto a 22 anni; per la gestione del personaggio mi sono affidato ai suoi consigli, ma era stato disegnato perfettamente nello scritto. C’era una maturità sorprendente nel copione”, per Dario Cassini.  

Mentre per Giulia Petrini è stata: “Una cosa rivoluzionaria, un film che esce dagli schemi: superati tutti i voli mentali, ho seguito lo scritto, un incastro perfetto così”. In cui, appunto, lo stesso Pietro Castellitto recita: “E' strano, ma nemmeno troppo, recitare in un film che dirigi, alla fine sì vorresti che qualcuno ti dirigesse e invece la voce fuori campo manca e un po' ti disorienta; era impossibile pensare ad un altro attore - per un'opera prima e un personaggio così personale - m'è venuto naturale; i tempi e l'impacciataggine del personaggio sono un po' miei, come un po' funzionali al personaggio Federico”.

Borghesia intellettuale e fascismo proletario, eppure le famiglie Pavone e Vismara, protagoniste del film in una comune Roma disegnata come ring della quotidianità, incarnano ciascuna le molteplici facce dell’essere umano, spesso solo differenti per “la forma sociale”, ma non nella sostanza, in cui poco importa se si sia stimati primari o borgatari picchiatori, perché nell’essenza siamo tutti predatori, che Castellitto spiega sostenendo che: “C'è una classe che per essere predatrice necessita delle armi, e un'altra che ne ha di più raffinate in questa Epoca. È un film anti-borghese, non anti-fascista: credo che una certa tendenza a schiacciare l'altro appartenga più ai Pavone che non ai Vismara, i fascisti sono solo ‘più colorati’, lo squadrismo cambia faccia”.  

I predatori è un film prodotto da Domenico Procacci per Fandango: “Durante la lavorazione de La profezia dell’armadillo (Emanuele Scaringi, 2018), qualcuno mi disse che Pietro aveva scritto un copione molto bello: quando l'ho letto m'ha colpito, anche perché scritto a 22 anni; ne lessi anche un altro suo, ma tra i due ero più convinto de I predatori, come le persone che collaborano con me, e come Rai Cinema. Il film costa poco meno di 2mln, e inizialmente 01 aveva detto di no alla distribuzione, con l'invito qui a Venezia c'è stato modo di riparlarne, ma no, lui non ha avuto un vantaggio nel chiamarsi Castellitto”. Una precisazione sentita come necessaria per un artista all’opera prima che porta con sé l’essere “figlio di” Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, questione che lo stesso Pietro non si sottrae dal commentare: “I vantaggi li notano tutti, gli svantaggi nessuno: spesso ho avuto il bastone tra le ruote. Può essere che all'inizio qualcuno ti conosca e quindi tu ci possa parlare, ma ho esempi contrari, come i miei amici D'Innocenzo, che non sono ‘figli di’. La vera frustrazione è sopravvivere confidando nel mondo che non ti conosce, ma invece anche quello ‘ti conosce’ già, ha dei pregiudizi e ti giudica. Vedevo in foto ragazzi che fanno questo mestiere senza essere ‘figli di’, ma li vedevo al bar giusto, all’anteprima giusta, un sistema che a me sfuggiva. Il primo che mi ha dato credibilità lavorativa è stato Procacci, percepii al primo incontro questa sensazione. I miei genitori hanno visto il film, gli è anche piaciuto, anzi hanno detto 'penseranno che noi siamo così, invece tutt’altro’; papà, per segarmi le gambe, voleva fare mio padre nel film, ma io gli ho chiesto: 'ci tieni al mio futuro'? Per la madre, la mia di certo a casa decide tanto, però il personaggio è l'antitesi di lei, che invece è una persona molto altruista”. 

I predatori è un film che cuce solitudine dell’essere umano e coralità inconsapevole: ciascun personaggio vive cercando di sovvertire la propria reale esistenza per vivere nel nome del proprio desiderio, questo è l’obiettivo, che rende predatori. 

“Lo sconquasso della pandemia ha distrutto molte certezze aprendo le porte a un nuovo scontro fra culture e visioni del mondo, premessa fondamentale per qualsiasi Era artistica. C’è un che di bellico in quest’alba veneziana e farne parte è motivo di orgoglio. Spero di esserne all’altezza”, dichiara Pietro Castellitto, il cui film esce in sala il 22 ottobre distribuito da 01 Distribution

VEDI ANCHE

VENEZIA 77

Ad