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Dopo la preapertura di ieri, quella di oggi al Ca’ Foscari Short Film Festival è una giornata ricca di eventi, cominciata con il programma speciale dedicato ai giovani allievi della summer school Films in Venice and Filming Venice che hanno proposto i lavori realizzati nell’ambito del progetto estivo. Successo per il focus sulla scuola francese Supinfocom Rubika, punta di diamante del mondo dell’animazione europea, che da sempre è un esempio di pionierismo nell’immaginario digitale. Dal colorato mondo dell’animazione francese, alla realtà asiatica con il programma speciale East Asia Now.  Stay awake, Be ready, Sunday, Dossier of the Dossier e California Dreaming i quattro cortometraggi proposti, prodotti a basso costo, spesso ricorrendo anche al crowdfunding: quattro storie del quotidiano che indagano in modo inedito la vita dei protagonisti, proiettandone paure, angosce e speranze e creando uno stretto collegamento tra l’ambiente esterno e quello emozionale, ma anche una (divertente) riflessione sul cinema indipendente e sul modo che abbiamo di crearlo e fruirlo.

Un omaggio e un ritorno al passato con Marie Elisa Sheidt, vincitrice della prima edizione del festival veneziano, che nove anni fa aveva incantato tutti con la sua opera I love you, I love you not. Alla decima edizione dello Short, i documentari che ha fatto a seguire: Through the lens of Inkedkenny, Sobota e Holy F%&#. In tutti e tre, prevale l’indagine sull’umanità e la società contemporanee, con risultati toccanti, grazie anche all’idea di unire all’analisi dal vero elementi di fiction.

Ma il cuore pulsante della manifestazione rimane il Concorso Internazionale, con trenta opere realizzate da giovani registi provenienti da scuole di cinema di tutto il mondo a rappresentare ben 27 paesi. Oggi, i primi sei. Ad aprire le danze è stato Locomotor, produzione giapponese di Kaneko Isaku, studente della Tama Art University, che si segnala come un corto d’animazione che mette in scena, senza bisogno di dialoghi, un treno a vapore antropomorfizzato e indaga attraverso esso i problemi della velocità del mondo contemporaneo. Terre ferme, cortometraggio francese di finzione diretto da Ivän James Hayward, racconta invece la vita di Émile, un ragazzo che vive infelicemente nella fattoria dei propri genitori nella Francia degli anni ’50. Le sue ambizioni di libertà sono continuamente frustrate dall’educazione paterna, fino a quando un giorno gli si presenta una possibilità di fuga: un giovane pilota di nome Jacques, il fratello che Émile non ha mai avuto e con cui spera di poter prendere il volo. Värvid must-valgel (Black and White Colours), è invece un cortometraggio estone del giovane regista German Golub che mette in scena la vita di una donna - Paula - e le sue insicurezze attraverso l’epocale svolta tecnica consumatasi negli anni ’70: il passaggio dalla TV in bianco e nero a quella a colori. Un tale evento acuisce il più intimo dei timori della donna, l’invecchiamento, facendo emergere le sue altre paure e inadeguatezze.  I tre cortometraggi che hanno concluso il programma si sono distinti per le storie tanto diverse quanto struggenti che hanno portato sugli schermi del festival. Ukde, di Hüsnegül Çelik, regista turca dell’Anatolian University, racconta di Zeliha, levatrice, e della sua sofferenza dettata dal non poter soddisfare il proprio desiderio di maternità. Un triste evento nel villaggio però sembra poter dare un po’ di speranza a lei e al marito e coronare finalmente il sogno di avere una famiglia. La gioia che li pervade si rivelerà però solo momentanea. Antidote del regista cinese Wang Cheng En dalla National Taiwan University of Arts, ha portato a Venezia la storia di Xiuzhen, infermiera ma soprattutto madre. Un giorno, a venire ricoverata in condizioni gravi nell’ospedale dove lavora è proprio sua figlia. L’unica speranza di salvarla è un medicinale, la cui limitata disponibilità porterà la donna a prendere scelte inaspettate che le faranno mettere tutto in discussione. Per finire, Sonreír del messicano Francisco Fernández Andrew, con la storia di Fabián Aguirre, killer di professione, ma anche amante della comicità. Queste due linee si incroceranno drammaticamente quando l’uomo si troverà a dover uccidere il “Cuquis”, l’ultimo grande comico messicano, per il quale prova una stima e un’ammirazione incolmabili.

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CA' FOSCARI SHORT

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