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Si è rivelato un bellissimo viaggio nel variegato mondo dell’illustratore bresciano il programma speciale Il mondo di Lorenzo Mattotti, a cura dell’esperto d’animazione e fumetti Davide Giurlando, che si è tenuto al Cà Foscari Short Film Festival ripercorrendo le strade della gioventù fino al traguardo del suo ultimo lavoro, il lungometraggio La famosa invasione degli orsi in Sicilia, indagando sempre il forte legame dell’artista con l’universo cinematografico e artistico contemporaneo.

Le immagini più significative della carriera di Mattotti hanno accompagnato la conversazione, partendo dai primi disegni dell’illustratore, nei quali si può percepire chiaramente l’influenza dell’ambiente underground americano di fine anni Settanta e dello stile grottesco di Robert Crumb. “La mia è stata la generazione nata con i fumetti di Linus, cresciuta con un’idea artigianale del mondo” afferma, ricordando come al tempo non ci fosse una netta distinzione tra cultura alta e bassa e per questo il fumetto veniva visto come un’altra espressione della vita, alla stregua del cinema o della musica rock. Il contesto in cui viveva era ciò che più lo influenzava negli anni giovanili, ritraendo momenti della sua vita come i concerti a cui assisteva con gli amici e le feste dell’Unità.

Nella fase in cui decide di unirsi al collettivo bolognese Valvoline, comincia poi a pensare al fumetto come forma pittorica, una volontà di rappresentazione che va anche verso una direzione cinematografica. Un rapporto, quello con il cinema, che andrà sempre a braccetto con l’artista nel corso della sua quarantennale carriera, le cui storie sono “come film o libri di letteratura che hanno ogni volta uno stile preciso, un’espressione grafica sempre nuova da esplorare”. Non solo cinema, ma un’influenza artistica a 360 gradi quella di Mattotti, dall’espressionismo tedesco fino a Bacon nei colori forti e acidi di Dr. Jekill e Mr. Hyde, o ancora i dipinti del ‘700 approfonditi per un lavoro come Caboto, e i pittori realistici americani contemporanei per Il rumore della brina.

Nella sua carriera ha volto lo sguardo ora al passato ora al futuro, confrontandosi con i più grandi classici, da Dante a Poe, passando anche per il Pinocchio collodiano, per non smettere mai di “essere nella tradizione” e creare un’arte che fosse in mutamento costante. La fortunata collaborazione con Lou Reed per The Raven ha giocato un ruolo fondamentale nella sua carriera, non solamente a livello personale ma proprio perché l’ha spinto oltre i suoi limiti professionali, oltre il colore, per esplorare le luci e le ombre del disegno in bianco e nero. Il bagaglio di esperienze di Mattotti si arricchisce inoltre nell’indagine del mondo dell’illustrazione, in cui sostiene di essere arrivato quasi casualmente, attraverso la collaborazione con la rivista Vanity, in cui ha imparato l’importanza della composizione, fondamentale nell’universo della stampa, che richiede un’immagine concentrata e veloce. Lavorare per diversi media, ognuno con un peculiare corollario di regole, gli ha permesso di sperimentare moltissimo, come accaduto con la sua esperienza nel mondo della moda o per la realizzazione delle copertine per Le Monde e The New Yorker, esperienza quest’ultima che ha definito adrenalinica e stimolante.

Nel 2017, poi, un ritorno al bianco e nero con Ghirlanda. Ricca di elementi fantastici, animati da un segno metamorfico continuamente in divenire, ha costituito una sorta di preparazione per la collaborazione con la Mostra del Cinema di Venezia, per cui nel 2019 ha realizzato la sigla e il manifesto, dove colori e forme semplici ma sempre diverse si susseguono in una concatenazione che sembra non avere mai fine.

La conversazione si è infine concentrata sull’ultimo progetto di Mattotti, La Famosa invasione degli orsi in Sicilia, animazione che gli spettatori del Festival hanno potuto apprezzare nella giornata di preapertura. Di produzione francese, come d’altronde la maggior parte dei suoi lavori, l’autore ritorna ad una narrazione dedicata al pubblico dei più piccoli, mettendo al centro la loro visione del mondo. La Sicilia in questo caso diventa un luogo immaginario, dove vengono rappresentati paesaggi dolomitici avvolti da clima e colori mediterranei. Per le illustrazioni Mattotti ha rivelato di essersi volutamente attenuto ai disegni che già Buzzati aveva proposto nel libro, dando al tutto maggior elasticità e movimento. Nel film d’animazione torna al centro la figura del narratore, impersonato da Gedeone il cantastorie che incontra per caso quella che diventerà la sua assistente Almerina, chiave di volta del racconto che non a caso è una bambina. Mattotti ha infatti spiegato come l’intenzione principale fosse quella di lasciare spazio allo spettatore, che è libero di immaginare un finale alternativo al mistero proposto dall’orso, troppo “triste e reale” per un pubblico che sarà principalmente composto da ragazzi. Viene in questo modo rivendicato il diritto a non dare sempre una spiegazione a tutto, ricordando quanto sia importante lasciare ai bambini la libertà di utilizzare la loro immaginazione.

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