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Un sequel ma anche un omaggio a uno dei film cult del genere poliziottesco, Milano Calibro 9 del 1972, tra i film preferiti di Tarantino, l'atteso nuovo lavoro di Toni D’Angelo, intitolato semplicemente Calibro 9, presentato Fuori Concorso alla 38ma edizione del Torino Film Festival. Un ponte ideale tra il film di Fernando Di Leo, sulla malavita organizzata degli Anni ’70, e il contesto criminale della ’ndrangheta di oggi, che, come precisa il regista, non ha cambiato dinamiche ma solo mezzi: “Calibro 9 racconta che in più di quaranta anni la criminalità organizzata non si è modificata, semplicemente si è sviluppata e, a differenza di quello che succedeva allora, oggi lavora attraverso computer e transazioni bancarie”.

Al centro del film il figlio di Ugo Piazza, personaggio protagonista nella pellicola del ’72, Fernando, interpretato da Marco Bocci, avvocato penalista cresciuto da sua madre Nelly (ad interpretarla ancora una volta Barbara Bouchet) con l’intento di farne un uomo diverso da suo padre. Ma se in città scompaiono 100 milioni di euro con una truffa telematica, e se il principale indiziato è proprio un cliente dell’avvocato Fernando Piazza, quel cognome non può non avere un peso e portare ad un naturale collegamento. Soprattutto se la società truffata è solo una copertura e dietro c’è una delle più potenti organizzazioni criminali del pianeta. “All’inizio – racconta l’attore - avevo molto timore e paura. Ho scoperto, poi, che era un sequel che rispettava la drammaturgia dell’originale con dinamiche più contemporanee, e la cosa mi ha interessato molto. Il personaggio vive con molta maturità il rapporto con il padre, in una dinamica interessante ed attuale in cui, come figlio si interroga nel suo rapporto con il padre e si muove tra ciò che è e ciò che pensava di essere”.

Tra i personaggi nuovi rispetto alla pellicola del ’72, Alessio Boni interpreta un commissario sulle tracce della malavita: “Il film mi ha stregato perché è un prosieguo di quel genere degli Anni ‘70, ma è un sequel che guarda avanti. Oggi si spostano con un clic milioni di euro, ma tutto rimane ancestralmente come prima: non cambiano le botte e gli ammazzamenti per i soldi, non cambiano le dinamiche ma le modalità. È stato interessante entrare in questa fuga di denaro, così come interpretare un personaggio che non è né bianco né nero: quando entri a contatto con i malavitosi ti devi un po’ sporcare, come dicevano anche Falcone e Borsellino, devi entrare un po’ nella grana del pensiero del malvivente per prima comprenderlo e poi sconfiggerlo”.

Nelle vesti di produttore ma anche co-sceneggiatore Gianluca Curti, figlio di Ermanno Curti che aveva prodotto Milano Calibro 9: “Il film di genere ha un suo linguaggio diretto, che negli anni è un po’ cambiato. Toni è stato molto attento, abbiamo cercato di ripercorrere il cinema di genere italiano aggiornando alcuni linguaggi e tecniche di riprese, in un lavoro molto minuzioso e complesso che ha adattato gli stilemi del genere alla contemporaneità”.   

Calibro 9 è prodotto da Minerva Pictures con Rai Cinema, in co-produzione con la belga Gapbusters e sarà distribuito prossimamente da Minerva Pictures. Nel cast anche Ksenia Rappoport e Michele Placido.

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