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Tre fratelli si ritrovano nella casa della loro infanzia. C’è una cosa che la madre deve dirgli. Manca poco a Natale. Con loro c’è anche una ragazza. Ha uno strano aspetto familiare. Un’attesa. Una vicinanza forzata. Un pesce nuovo per l’acquario e un anello di fidanzamento. Vecchi quaderni di scuola e un telecomando che non si trova. Un telefono che squilla e una vecchia storia di sciamani e pellerossa.

E fantasmi che faticano ad andare via. Passa a Torino, Fuori Concorso nella sezione ‘Tracce di teatro’, la dramedy familiare di Francesco Lagi di evidente e pregiata impostazione teatrale. “Il film nasce dal lavoro della Compagnia Teatrodilina -  racconta il regista – un gruppo di persone che fanno insieme teatro ormai da diversi anni. Il nostro lavoro si basa e si interroga sulla scrittura, sulla parola, e sulla costruzione di relazioni fra personaggi. Partendo da uno spettacolo teatrale omonimo abbiamo quindi traghettato, accompagnandone la naturale mutazione con la massima cura, quella che si riserva a un materiale estremamente fragile, una storia con i suoi personaggi, i loro sentimenti e le loro contraddizioni. Portando tutto in un posto nuovo, che è appunto il cinema.  C’erano stati mesi di prove, gli attori avevano incamerato il testo, i ritmi, la vicenda e le dinamiche. Abbiamo ereditato molto dal teatro ma aggiunto anche delle cose, c’è ad esempio un pezzo in più. Il tema dell’attesa è uno dei principali, è un po’ la base della nostra tecnica drammaturgica. Mettiamo i personaggi in una situazione di costante tensione e sospensione, e nel frattempo li facciamo parlare di cose ‘inutili’. Cerchiamo di costruire questo percorso attraverso le parole e la messa in scena. La continuità fra cinema e teatro ci interessa molto, e definite la naturali e ovvie differenze noi riteniamo che al centro del nostro discorso ci siano comunque la scrittura e l’attore. Che l’attore reciti davanti alla macchina da presa, sul palco, in un vicolo, in un cortile a casa, sta recitando. Se recita bene sta facendo bene il suo lavoro. Lavoriamo con grande passione su scrittura e recitazione. Continueremo a fare teatro perché ci piace molto, e se riusciamo ne faremo altri film. Ci interessa raccontare in modo libero le cose che ci stanno a cuore. La casa aveva una storia.  C’erano cassetti, oggetti di arredamento, elementi che abbiamo potuto usare per la nostra storia e inoltre c’era questo lago davanti, raccontato per piccoli ritratti ed ellissi. Come se i personaggi nascessero da lì”.

“Per noi è stato l’avverarsi di un sogno - prosegue uno degli interpreti, Francesco Colella - Facciamo teatro ma anche cinema e la nostra ispirazione era di poter tramutare il nostro spettacolo in un film. La nostra esperienza sul palco ha fatto sì che questi personaggi dentro di noi diventassero più vivi. L’esperienza ci ha portato a divertirci e ad ampliare maggiormente le dinamiche e le sfumature tra i personaggi. Il nostro interesse era raccontare vicende semplici, è come quando cerchiamo grandi eventi nella vita senza accorgersi che negli interstizi del quotidiano ci sono tanti piccoli eventi che raccontano le nostre vite molto meglio”.

“Il set era una casa - fa eco un altro attore, Leonardo Maddalenacon corrispondenze molto concrete con la storia che narravamo. Il passaggio dal palco al set è stato naturale. Quegli oggetti che appartenevano alla casa erano reali e concreti, e tutto diventava magicamente reale. Come attore frequentare un personaggio dopo averlo seguito sul palco rende tutto molto semplice  e bello”.

Al produttore Alfredo Covelli, che ha lavorato con Valentina Pedicini, si chiede un ricordo della regista recentemente scomparsa. “Valentina non era solo una regista ma era come un fratello. Il Festival la celebrerà sicuramente”.

“Con Francesco abbiamo prodotto un documentario chiamato Zigulì - aggiunge poi Colella - sulla vicenda di Massimiliano Verga, professore della Bicocca che ha un figlio con grave handicap, che partiva come un monologo del Teatrodilina. Poi abbiamo deciso di passare a Quasi Natale, che è stato organizzato in un mese, mettendo insieme una troupe di grandi professionisti provenienti dal mondo del cinema e della pubblicità. Avevamo dei timori ma dividendo il testo in macrosequenze ha funzionato tutto. E appena siamo entrati nella casa abbiamo capito il potere che avevano quelle sequenze sullo schermo”.

 

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