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Una cerimonia un po' surreale, quella del Premio Maria Adriana Prolo alla carriera, andato quest'anno alla cineasta e fotografa Cecilia Mangini. A consegnarlo, seppure virtualmente, Caterina Taricano, direttrice della rivista 'Mondo Niovo' e la studiosa Micaela Veronesi, che ha curato insieme a Maria Giulia Petrini il numero monografico a lei dedicato in occasione del premio, che viene assegnato dall'Associazione Museo Nazionale del Cinema.

Cecilia, da casa, ha potuto seguire tutto sul canale YouTube del Torino Film Festival affidando a un nastro registrato la conversazione con Paolo Pisanelli, coautore del documentario Due scatole dimenticate, che riscopre le bobine del film girato in Vietnam e mai montato. "Un documentario che definirei ipnotico - ha spiegato la cineasta - la gente più lo vede e più lo ama, per noi è stata una marcia trionfale, un film da camera su una guerra imperialista contro un paese piccolo ma molto resistente".

"Un film - aggiunge Pisanelli - nato da un’epifania, il ritrovamento di due scatole di scarpe in un vecchio armadio di Cecilia. Erano appunti visivi del periodo trascorso in Vietnam da lei e Lino Del Fra". "Ci cacciarono - aggiunge Cecilia - i bombardieri americani che radevano al suolo le città". Quel film non fatto, secondo Pisanelli, era una ferita profonda da curare con un cortometraggio, Le Vietnam sera libre che ha riattivato la memoria per poi dedicarsi al lungometraggio. "I vietnamiti - conclude Mangini - sono un popolo con una capacità straordinaria di opporsi a tutte le angherie, una enorme voglia di libertà e ci auguriamo di proiettarlo presto in Vietnam". 

"Mangini è una donna anticonformista per eccellenza", nelle parole di Caterina Taricano. "Che non poteva che essere omaggiata da un festival, come quello di Torino, che ha dato grande importanza alle donne. Il suo è uno sguardo controcorrente nel cinema documentario e non solo in Italia". Per Micaela Veronesi: "Cecilia Mangini è stata una pioniera in moltissimi campi: da ragazza ha scelto di fare la fotografa e poi di cimentarsi nella realizzazione di documentari, era una enorme trasgressione stare dietro l’obiettivo e non davanti. Ed è stata pioniera anche per i soggetti che ha scelto: gli emarginati, il Sud Italia alla fine degli anni ’50, le donne al lavoro, il lavoro salariato in generale, i bambini con problemi di apprendimento. Oggi, a 93 anni, ancora si occupa di fare film ed è una voce coerente, che ci invita a entrare in empatia con gli altri".

Nata a Mola di Bari nel 1927, Cecilia è stata la prima donna a girare documentari nel dopoguerra, sceneggiatrice di alcuni lungometraggi e di più di quaranta cortometraggi, in gran parte realizzati insieme al marito Lino Del Fra, ha esplorato con la sua macchina da presa l’Italia dalla fine degli anni '50 fino ai primi anni '70. Nel 2009 ha ricevuto a Firenze la Medaglia del Presidente della Repubblica, nell’ultimo decennio le sono state dedicate numerose mostre fotografiche: nel 2010 in Francia, a Créteil nel corso della sua retrospettiva al 33° Festival de Films des Femmes; nel 2011 a Barcellona; nel 2016 a Bari, nell’ambito del BIF&ST. Dal 2013 è tornata alla regia grazie al coinvolgimento della regista Mariangela Barbanente con la quale ha realizzato il documentario In viaggio con Cecilia.

Poi il sodalizio artistico con il regista Paolo Pisanelli ha prodotto i due film citati sul Vietnam, mentre è in lavorazione un nuovo documentario dedicato a Grazia Deledda, dal titolo Grazia Deledda, la rivoluzionaria.

Due scatole dimenticate – Viaggio in Vietnam è una produzione OfficinaVisioni in collaborazione con Rai Cinema con il sostegno di Fondazione Sardegna Film Commission con il supporto dell'Istituto Superiore Regionale Etnografico, l'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, l'Archivio Cinema del reale, Erratacorrige e Big Sur; la distribuzione è curata da Kiné. Dimenticate per più di cinquant’anni in un vecchio scaffale sono state inaspettatamente ritrovate due scatole da scarpe piene di negativi fotografici 6×6. Durante tutti i sopralluoghi in Vietnam Cecilia aveva realizzato un grande reportage fotografico, in gran parte ancora inedito.  

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