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Siamo nel 1970 e si respira un'aria nuova persino nell'ambiente rigidamente asfittico della competizione di Miss Mondo, che seleziona le ragazze più belle, quelle con le misure giuste e le curve di prammatica, ma la cui intelligenza è decisamente sottovalutata anzi ignorata. Un rituale laico che si ripete ogni anno immutabile, orchestrato da un sistema patriarcale: eppure la politica, il femminismo e le idee ugualitarie sbocciate nel '68 stanno per arrivare fin qui.

Si apre con le immagini di Bob Hope che presenta alle truppe americane in Vietnam la Miss Mondo 1969 Il concorso (Misbehaviour ovvero comportamento scorretto, maleducazione) della regista britannica Philippa Lowthorpe, già autrice della serie The Crown. Il comico è la quintessenza del maschilismo, come sa sua moglie, vittima di un tradimento che non ha ancora digerito consumato proprio con una 'reginetta' di bellezza. Hope - che nella finzione è Greg Kinnear - sarà l'ospite d'onore del programma tv imbastito attorno al concorso, uno show seguito in tutto il mondo da 100 milioni di spettatori. Nel frattempo facciamo la conoscenza di Sally (Keira Knightley), giovane madre single e appassionata storica che aspira alla carriera universitaria ma viene guardata con degnazione e sospetto dai baroni accademici: e mentre la sua coscienza di donna si struttura ogni giorno di più a contatto con le discriminazioni che subisce, l'incontro con la militante del movimento di liberazione Jo (Jessie Buckley) si rivela decisivo per un'azione che lascerà il segno nell'edizione 1970 del concorso di bellezza, tra l'altro Sally ha la giusta formazione e sensibilità per diventare la portavoce del gruppo e farlo uscire dalla sua nicchia. La gara è destinata a entrare nella storia non solo per la contestazione ma anche perché metterà in luce per la prima volta una Miss non bianca Jennifer Hosten (Gugu Mbatha-Raw) che arriva da Grenada, mentre il Sudafrica dell'Apartheid è costretto dalle pressioni dell'opinione pubblica a inviare due aspiranti, una bianca e l'altra nera.

Ispirato a vicende realmente accadute - aspetto su cui si insiste molto anche con le immagini finali delle vere protagoniste - il film intreccia diversi piani narrativi con l'intenzione di rendere narrativamente avvincenti e comprensibili a tutti le idee di liberazione della donna. Del nascente Women's Liberation Movement, spiega Philippa Lowthorpe: "Comprendeva donne di ogni estrazione sociale che si riunivano chiedendosi come cambiare la situazione, come riuscire a ottenere un lavoro, come farsi prendere sul serio. Nel film abbiamo mostrato la genesi di queste idee". La sceneggiatrice Rebecca Frayn precisa: "le rivendicazioni comprendevano pari retribuzione a parità di lavoro, assistenza ai figli, contraccezione volontaria e pari opportunità nell'istruzione. All'epoca solo il 2% delle donne era membro del Parlamento, le donne sposate venivano chiamate con il cognome del marito e avevano bisogno del suo permesso per prendere a prestito del denaro. La celebrazione di Miss Mondo contribuiva ad accrescere il penoso sentimento che il principale valore di una donna consistesse nel piacere agli uomini. Per le ragazzine come me - continua Frayn - tutto questo creava una cultura opprimente, sentivamo di avere orizzonti molti limitati".

Il film esprime anche le contraddizioni interne all'universo femminile: la madre di Sally, ad esempio, disapprova il suo stile di vita di giovane madre divorziata che si dedica molto più al lavoro e all'attività politica che alla casa, lasciando spesso la figlia sola (ma offrendole un modello ben più appagante di quello di una casalinga, al massimo lettrice della rivista 'Good Housekeeping'). Per la prima volta le donne osano contestare il "mercato del bestiame" dei concorsi di bellezza al grido di slogan come "Non siamo belle, non siamo brutte, siamo arrabbiate!". Tre mesi dopo a Londra si terrà la prima grande marcia femminista.    

Il concorso è disponibile VOD su Sky Primafila, iTunes, GPlay, Rakuten Tv, Timvision, Chili e Infinity distribuito da BIM.

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