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Il vicesceriffo della contea di Kern, Joe "Deke" Deacon, viene inviato a Los Angeles per un rapido incarico. Si trova invece coinvolto nella caccia a un serial killer che sta terrorizzando le donne della città. Alla guida dell’indagine c’è il sergente Jim Baxter della squadra omicidi che, colpito dall'istinto di Deke, richiede il suo aiuto. Baxter, però, ignora che l'indagine sta facendo riaffiorare dal passato di Deke dei segreti inquietanti.

I premi Oscar Denzel Washington, Rami Malek e Jared Leto sono i protagonisti di Fino all’ultimo indizio, thriller psicologico diretto da John Lee Hancock che vedremo prossimamente in Italia con Warner Bros. Pictures. Tutti e tre interpretano dei personaggi complessi, criptici, in un film, ambientato negli anni ’90, scritto dal regista proprio quasi trent’anni fa. "Era il 1992 e vivevo in un appartamento fatiscente a Hollywood. Guardando fuori dalla finestra ho iniziato a scrivere ciò che vedevo. E così è nato il film - ha raccontato Hancock, regista di Saving Mr. Banks e The Founder, nel corso della conferenza virtuale globale del film - Sono sempre stato un grande fan dei polizieschi e dei thriller psicologici, ma sentivo che erano diventati stantii perché nel terzo atto c’era sempre il bravo ragazzo che inseguiva il cattivo in modo morboso. Ho pensato di voler abbracciare il genere e sovvertirlo allo stesso tempo".

Nel corso degli anni, la sceneggiatura è rimasta pressappoco la stessa. Ed è quella ad aver colpito immediatamente Washington, che nel film dà il volto a un uomo tormentato dal suo passato, che cerca redenzione. "Per scavare a fondo del mio personaggio ho fatto milioni di domande a John. Non sapevo dove mi avrebbe portato Deke all’inizio, l’ho capito solo con il tempo", ha detto la star hollywoodiana, 66 anni, che nella carriera ha interpretato molti poliziotti, anche se con qualche chilo in meno, come quello corrotto di Training Day che gli ha fatto vincere un Oscar. Washington si è preparato al personaggio anche seguendo la docuserie americana Le prime 48 ore. “Ho visto come gli investigatori per risolvere dei crimini osservano il comportamento delle persone. Ho compreso la loro tenacia. Ogni minimo indizio per loro è fondamentale".

Malek è un poliziotto in carriera, che ignora le raccomandazioni degli altri e arruola Deacon per aiutarlo. "In Deke vede saggezza, istinto, esperienza e cerca di emularlo - ha spiegato l’attore vincitore di una statuetta per l’interpretazione di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody - Credo che Baxter sappia che lavorare con quell’uomo può portarlo su una strada pericolosa, ma lo stesso ne ha bisogno per risolvere questo puzzle molto difficile". Leto è il sospettato, il presunto serial killer, un uomo inquietante di nome Albert Sparma. "Penso a lui come a una specie di ammaliatore, persino adorabile e con il senso dell’umorismo - ha detto l’attore, che ha conquistato un Oscar per Dallas Buyers Club - E’ un personaggio che richiedeva tante risposte e John è stato di grande aiuto".

Il titolo originale del film è The Little Things. Ed è proprio dalle piccole cose che è ossessionato Deke. "Sono le piccole cose che ti distruggono. Sono loro quelle per cui ti scoprono", dice al suo giovane collega. Ma le piccole cose sono anche quelle che abbiamo riscoperto durante la pandemia. "Ho capito quanto è importante passare del tempo con la famiglia. Io ne ho avuto la possibilità con i miei figli che sono dovuti rientrare a casa dal college", ha detto Hancock. Per Malik il fatto di essere cosi "interconnessi ci fa sentire uguali in tutto il mondo". Lo scorso anno Leto ha saputo del Covid, solo dopo essere uscito da un centro di meditazione dove era stato per dodici giorni senza poter comunicare con l’esterno. "Meditare e sedermi con me stesso è stato fondamentale. Mi ritengo fortunato, sono grato della mia vita". Infine Washington, da "uomo spirituale" qual è, che legge la Bibbia tutti i giorni, ha concluso: "Ciò che sta accadendo oggi era successo agli uomini su volontà di Dio migliaia di anni fa. Ora siamo stati tutti rimandati nelle nostre case per relazionarci con i nostri cari e per rivalutare chi siamo. Quando usciremo da questa situazione, se non ci prenderemo cura dei nostri simili, ci sarà solo distruzione. Abbiamo la grande opportunità di uscirne tutti più uniti".

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