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Un titolo di quelli che inconfondibilmente si riconosce subito come uscito dalla penna e dall’immaginario di Andrea Camilleri, suo autore originale: sembra quasi di sentire l’eco della sua riconoscibilissima voce, venata del suono di Sicilia, annunciare Il metodo Catalanotti

Questo il titolo del romanzo (il terz’ultimo della serie letteraria, edito Sellerio) dell’autore empedoclino, così dell’ultimo film tv de Il Commissario Montalbano: Riccardino è l’ultimo scritto di Camilleri, edito postumo per volontà dell’autore stesso, ma al momento rimane sospesa la prospettiva della produzione di quest’ultimo capitolo letterario in forma audiovisiva, laddove, anche per Catalanotti, si conferma la produzione da parte di Palomar (Carlo Degli Esposti, Nora Barbieri, Nicola Serra, con Max Gusberti) con la partecipazione di Rai Fiction.

L’iconografia “cinematografica” di Montalbano si specchia in Luca Zingaretti, da sempre (1999 il primo episodio, Il ladro di merendine) il suo volto e il suo spirito nella serie televisiva, ma l’attore, de Il Metodo Catalanotti, cura anche la regia, che firma a quattro mani con il compianto Alberto Sironi

“In questo romanzo, Camilleri sovverte un po' tutto, come se avesse fatto fare a Cappuccetto Rosso una rapina in banca: per tradurre le parole di Camilleri in immagini abbiamo adottato un metodo un po’ da ‘Commedia dell’Arte’, come tra Mimì e Salvo, o con Catarella, stilemi di recitazione data da un’unità di intenti che non stona nel contesto. In questi vent’anni al Commissario è capitato di essere stato indotto in tentazione, ma qui no, qui succede qualcosa di straordinario, arriva una ragazza, un’attrice bellissima e molto brava, che porta in scena una sensualità rara, e il Commissario mette in discussione tutto, vuole stare solo vicino a lei; è un terremoto, che a me, quando ho letto il libro di Camilleri, ha fatto saltare sulla sedia, e così andava portato sullo schermo con la stessa potenza; mi sono trovato a gestire anche la regia, prendendo il timone della barca dalla mattina al pomeriggio, così anche con i colleghi assumevo un ruolo da condottiero, ma senza di loro non ce l’avrei fatta. Credo sarà un episodio che rimarrà ‘dentro’, Camilleri - forse presagendo - ha scritto una sorta di testamento”, spiega Luca Zingaretti. 

Salvo Montalbano, anche in questo episodio, è chiamato a confrontarsi con un assassinio, quello di Carmelo Catalanotti – strozzino e artista, fondatore della vivace compagnia di teatro amatoriale di Vigàta, che guida posseduto da una sinistra passione, un'inquietante concezione dell’arte tragica, come tale lo è il suo “metodo”, dettaglio non trascurabile in questa “ammazzatina” anomala, in primis per l’assenza di sangue, che prende però anima della commedia, imbastita su un classico atteso, quanto esilarante, confronto notturno tra il Casanova nostrano del commissariato, il perennemente fedifrago Vice, Mimì Augello (Cesare Bocci), e il Commissario stesso, in questo film sconquassato a sorpresa da Antonia Nicoletti, ovvero Greta Scarano, nuova responsabile della Scientifica e affascinante “colpo di fulmine” per Montalbano: “Mi sentivo un po' un’aliena: entrare in un contesto così famigliare - aspetto che contraddistingue la serie - e rappresentare un personaggio con un’alterità che sconvolge il mondo di Montalbano e lo schema in cui vive è stata un’esperienza divertentissima; dovevo trovare un compromesso sostenibile tra la loro recitazione, leggermente sopra le righe, e il mio essere un soggetto estraneo che doveva portare una sorta di realismo; la possibilità di incarnare, anima e corpo, un elemento che porta una crisi in uno schema stabile, per un attore è molto bello”, racconta l’attrice, al debutto nella serie dei film tratti dai romanzi di Camilleri. 

“Andrea (Camilleri, ndr) era una persona di poche parole: i suoi libri, per chi li sa interpretare, dicono molto più della storia che raccontano, perché oltre alla trama gialla c’è tutto un universo interno. In questi vent’anni è stata una cavalcata fantastica, con uno standard molto alto, fatta sempre con grande entusiasmo, per cui non c’è stanchezza da parte mia sul personaggio; i morti sono stati tre, Camilleri, con Sironi e Riccieri, loro due miei complici, compagni con cui mi misuravo tutti i giorni, da interprete e da uomo: un anno fa dissi di non essere certo mi sarebbe andato di tornare su un set senza i miei punti di riferimento, ma dall’altra parte prendere il timone è rispetto, per compiere il percorso. Quest’anno il tempo s’è fermato, non c’è stato il tempo di elaborare il lutto, e io sto ancora in questa sorta di limbo: quando la vita avrà ripreso a scorrere vedremo… vorrei che il pubblico capisse che Il metodo Catalanotti non è una replica, ma un nuovissimo episodio, e si riunisse a guardarlo, come ha fatto sempre nel tempo”, auspica Zingaretti, per questo 37mo film della collezione del Commissario. 

Questo, “E’ un racconto che dà la circolarità della passione, del tradimento, legato al teatro, la grande passione di Andrea Camilleri, che dentro a questo racconto l’ha messa tutta. Questo è uno degli ultimi tre film prodotti, con dentro la sparizione del nostro mentore e timoniere Camilleri, e di botto – mentre stavamo girando – anche di Alberto Sironi: Luca ha preso in mano il timone e ha portato a termine questi film ma… Cosa succederà di Montalbano? E’ presto per parlarne, il Virus non ci permette di tornare sul set con la tranquillità che ci ha contraddistinto in vent’anni: ci sarà un momento, dopo la fine della pandemia, in cui prenderemo una decisione sul futuro, intanto – per me, e per molti – Montalbano è eterno”, afferma senza tentennamenti Carlo Degli Esposti, che continua: “Per noi è stato un terremoto terribile perdere Andrea Camilleri, Alberto Sironi e Luciano Ricceri, non solo uno scenografo ma un co-autore che ha interpretato la parola di Camilleri: Luciano l’ho conosciuto a Cinecittà, lì abbiamo ricostruito insieme il reparto Costruzioni, e quando sono tornato alla Palomar siamo stati fratelli per sempre. Per questo film c’era la responsabilità di trasporre la letteratura di Camilleri, e l’assenza della maestria di Alberto Sironi, erede corposo della filmografia di Germi – autore a cui pensai proprio quando comprai i diritti dei libri da Sellerio - ma Luca ha saputo, con un colpo di reni importante, sommato al dolore, interpretare con grande modernità gli stilemi di Sironi; quindi, aspettiamo finisca il Covid, che mette una tensione produttiva notevole, e penseremo… a non lasciare un Montalbano in balìa… c’è bisogno di tempo, e non del nemico della fretta”. 

La serie Il Commissario Montalbano vanta la distribuzione e trasmissione in oltre 65 Paesi nel mondo Il metodo Catalanotti sarà in onda in prima serata, e prima visione assoluta, l’8 marzo alle 21.25, su Rai Uno. Per la direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, Montalbano “È un genere molto preciso, il testimonial della Fiction Rai, anche nel mondo, di un’italianità precisa, con Zingaretti impareggiabile interprete. Il patto di fiducia che Luca e Montalbano hanno stretto con gli spettatori non tradisce e non delude, protetto dall’ironia e dal suo disincanto, anche se intorno ha un mondo velenoso e pieno di trappole. Un circolo virtuoso tra la grande letteratura e la grande televisione: una narrativa popolare che si fonde nella logica televisiva. Da quest’ultimo Montalbano scopriamo che dentro il disincanto del grande personaggio c’è una crepa, qualcosa che aspettavano da un po', che darà qualche emozione a un uomo non solo tutto d’un pezzo: mi appassiona molto perché c’è la bellezza del sentimento e questa piccola frattura nel personaggio, c’è la novità umana, in cui andrei a cercare la nuova veste e personalità del Commissario”. 

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