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La famiglia Marzotto sta promuovendo una selezione di iniziative in memoria della contessa Marta Marzotto, nata il 24 febbraio 1931, 90 anni fa, icona della moda, delle arti, mecenate e filantropa della cultura, tanto che oggi ricorre anche il decennale dalla fondazione de "Il Club del Restauro del Museo Poldi Pezzoli” di Milano, dalla stessa voluto e creato.

Un’occasione, quella di questa giornata di ricorrenze concomitanti, in cui la figura di Marta Marzotto – al momento cuore del progetto in lancio (m), brand che reinterpreta in chiave attuale i suoi spunti stilistici, attraverso uno studio del suo archivio e della sua impareggiabile biografia – si connette anche al cinema: Marta Marzotto, La Musa Inquieta è infatti un breve docu-film, voluto dalla figlia Diamante, scritto e diretto da Massimiliano Finazzer Flory, di cui al “Poldi Pezzoli”, nella mattinata, è stato presentato in anteprima il trailer, dopo la visione sarda in occasione di Santa Marta.

“E’ grazie a Diamante che possiamo parlare di immortalità: la lezione più interessante di Marta, grazie al restauro, è che l’arte sia una promessa di immortalità. Il rapporto tra la memoria e l’arte è dato dal fatto che abbiano la tendenza a selezionare, ci sia il gusto per il dettaglio: Marta è stata una musa, come chiamata nel film a lei dedicato, un concetto dalla civiltà greca, ovvero un’ispiratrice, come Marta era, così com’era inquieta; sono le ‘due Marta’ a cui ho pensato per il film, la Marta personaggio e l’autrice, che ha costruito il suo personaggio. E con questo corto raccontiamo l’autrice, frammenti di memoria con frammenti d’arte, insieme ai paesaggi; il film spero attiri altri mecenati e restituisca la complessità di Marta Marzotto, i suoi valori”, ha dichiarato Finazzer Flory, ispirato dal “Volate alto, metteteci fantasia. Se non avete una storia d’amore, inventatevela”, invocato dalla signora Marzotto. “Ho voluto essere fedele a queste parole, seguendo e raccontando come Marta abbia ispirato l’estetica, il design, la moda italiana attraverso la personalità di ‘nata libera’, con il corpo, gli abiti, i gioielli, i quadri, le case e i paesaggi amati; lo sguardo di una mecenate dell’arte che ha influenzato i protagonisti di un’epoca, come Renato Guttuso. È la storia di un rapporto tra l’arte come madre di tutte le cose e la nostra vita, storia vera che ha al centro la relazione tra Marta Marzotto e il quadro di Sandro Botticelli, Madonna del Libro, da lei restaurato prima della sua scomparsa (29 luglio 2016, ndr) in favore del Museo Poldi Pezzoli”.

Dopo Roma, Milano, Venezia, la Sardegna, da poco si sono concluse a Cortina d’Ampezzo, nelle Dolomiti adorate dalla contessa, le riprese cinematografiche de La Musa Inquieta, dedicato a colei che, con l’influenza del tempo contemporaneo, si può definire la prima influencer italiana.

L’evento di oggi, 24 febbraio, in presenza a Milano e in streaming, è stato accompagnato da un saluto di Annalisa Zanni, direttrice del Museo, che ha parlato di lei come di “un personaggio straordinario, dalle mille sfaccettature, un’energia positiva, un’espressione di passione: Marta Marzotto è mancata da 5 anni, ma c’è sempre, attraverso 'Il Club del Restauro'; lei nutriva il desiderio di donare e dedicare al Museo il restauro dell’opera più bella, più straordinaria possibile, e dopo un anno (dal nostro incontro) le proposi il restauro della Madonna di Botticelli: seguì personalmente le varie fasi del restauro e da lì maturò l’idea del 'Club'; Diamante ha raccolto il testimone, sostenendo anche alcuni restauri, e continua a fare questo percorso di amore, affetto e ricordo della madre”.

“Una mamma atipica”, come ha raccontato subito Matteo Marzotto, altro figlio di Marta. “Per rispondere a tutti i ben pensanti, mia madre era una donna molto più ordinata di come i fatti l’avevano fatta passare, certo è stata molto emancipata per il periodo degli Anni ’60-‘70; conservo nel cuore un ricordo bello, anche se sono severo: non è stata una madre straordinaria da un punto di vista pratico, ma è stata interessante e profonda, e fino all’ultimo giorno s’è occupata e ha creduto nel bello, parte importante della vita delle persone. Così, per me il ‘Poldi’ è un posto del cuore e mi fa piacere lei avesse individuato che questo potesse essere il luogo per portare avanti questa missione”.

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