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L’11 settembre continua a vivere: per alcuni individui, “oggi” è come fosse sempre l’11 settembre. 

Il governo degli Stati Uniti cattura – e rinchiude per anni nella prigione di Guantánamo - Mohamedou Ould Slahi (l'attore Tahar Rahim), cittadino della Mauritania, sospettato – mai davvero accusato - di essere complice nel reclutamento dei dirottatori dei velivoli che hanno squarciato le Torri del World Trade Center di New York nel 2001. 

Una donna, un avvocato difensore, Nancy Hollander, interpretata da Jodie Foster, che in The Mauritanian viene presentata con un aspetto per lei inedito, un taglio di capelli alle spalle dal tono algido, praticamente bianco - assolutamente verosimile alla persona reale -, che con un coraggio tanto ferreo quanto venato di sfumature materne, si dimostra tenace del prendere in mano il caso di Slahi e affrontare il procuratore. 

Il film del premiatissimo Kevin Macdonald, nella sezione Berlinale Specialpersonifica La Giustizia, e lo fa con una coppia di giganti, Jodie Foster appunto – Golden Globe 2021, Miglior Attrice Non Protagonista per questo film - e Benedict Cumberbatch (Lt. Col Stuart Couch), che in questa storia donano con particolare generosità il proprio talento, un carisma luminoso, nonostante – o forse proprio anche grazie a questo – su posizioni antipodali, punti di vista non però così superbi e biechi, tanto da convergere in un’unanime visione sulla dignità morale. Non da meno è l’interpretazione che Rahim offre per un ruolo facile bersaglio di un facile epilogo: l’attore gioca sul filo di un costante equilibrio, al limite del criptico, tra una posizione di colpa e una d’innocenza; Slahi aveva confessato i crimini di cui era accusato. Aveva confessato sotto tortura.

volti, i dettagli – faldoni, filo spinato, sangue -, sono i temi visivi scelti con ricorrenza da Kevin Macdonald in questo film, capaci di restituire l’apprensione, la volitività, la promessa, il terrore, la speranza umana di tutti i soggetti in scena, ma anche l’essenza concreta, pesante, tagliente, fisicamente e metaforicamente, della consistenza propria di questo processo. 

E Macdonald - che monta anche qualche sequenza di repertorio - sceglie un mostro sacro, qui davvero immolato al ruolo, come Jodie Foster appunto, affidandole il “personaggio” della Giustizia, per affrontare un capitolo scuro della giustizia statunitenseGuantánamo Diary, scritto di memorie di Slahi, opera nata proprio nel periodo della sua reale prigionia (2002-2016), è il bestseller usato come fondamenta per il pungente thriller politico dell’autore scozzese, seppur gli sceneggiatori (M.B. Traven, Rory Haines, Sohrab Noshirvani) non abbiano spinto la storia nella direzione della soluzione di tutti i misteri, ponendo invece la luce sull’atto fondamentale dell’esame di ogni singolo caso/individuo, anche laddove le circostanze generali siano un mulinello esplosivo di  sentimenti collettivi estremi, comprensibili ma non per questo giustificati ad annebbiare l’innocenza o la colpevolezza di un essere umano. 

Una co-produzione Regno Unito e Stati Uniti: dopo il rinvio dell’uscita in sala per pandemia, The Mauritanian è stato distribuito nei cinema statunitensi da metà febbraio 2021, e arriverà prossimamente su Amazon Prime Video

 

 

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