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Premio Speciale “Claudio Caligari” 2020. Nel nome e nel ricordo del regista di Amore Tossico, L’odore della notte e Non essere cattivo, il 30° Noir in Festival conferisce un premio a lui intitolato, e lo Speciale di questo riconoscimento "per la creatività produttiva a cavallo tra i generi dello spettacolo popolare nel cinema italiano di oggi" - per la prima volta - è riposto nella mani di Andrea Paris, Matteo Rovere, Sydney Sibilia di Ascent Film e Groenlandia, protagonisti di un incontro in diretta digitale, moderato dal co-direttore Giorgio Gosetti, che dà il buongiorno dell’incontro ai “Noir-ini e a questa giornata storica del Festival e dell’Università IULM, perché quattro anni fa nasceva il Premio, su idea di Gianni Canova, affinché un festival fosse anche un momento di cultura e coscienza cinematografica, e così l’idea che il Noir segnalasse, consigliasse, di guardare con attenzione al cinema italiano; quindi, selezioniamo ogni anno film finalisti con sfaccettature ‘di genere’, dal thriller al noir sociale, che tutti insieme rappresentano il cinema italiano, con il Premio assoluto assegnato nella serata di oggi – 12 marzo 2021 –, scelto da me e Gianni Canova. Però, questa volta abbiamo deciso di creare un evento speciale, per ora un unicum, come unicum sono i nostri ospiti: li vogliamo premiare per una straordinaria e inedita produzione di ottimi registi, che guarda al genere, ad un cinema pop con capacità di sviluppo internazionale, scegliendo senza nessun tipo di prevenzione, dal doc al cinema d’autore alle serie tv, e per festeggiarli cominciamo dalle immagini che li vedono associati, Il mio corpo vi seppellirà, proprio da oggi sulla piattaforma CHILI”. 

“Il film di Natale La Parola l’ha curato Andrea Paris con Olivia Musini, nasce da un corto: Natale ha sviluppato un linguaggio tarantiniano con elementi nostri tipici, dal brigantaggio ottocentesco in poi; il film è affascinante, con figure femminili fuori dagli schemi. Il fatto che sia in piattaforma è prezioso”, commenta Matteo Rovere

“Sponsorizzo questo film perché il noir mette radici da tante parti, anche dalle parti del tarantiniano-western: non c’è bisogno di un cappellaccio alla Humphrey  Bogart per fare dei passi nel genere Noir. Le storie di Ascent Film e Groenlandia s’incrociano: come diversificare o tenere insieme le due realtà?”, domanda Gosetti. 

E Andrea Paris risponde cominciando proprio dal Direttore, dicendo che anzitutto: “Giorgio Gosetti per me è stato un grande maestro, permettendomi, con Film Italia – ex Italia Cinema – di osservare quali fossero le reazioni dall’estero ai film italiani. Ascent nasce nel 2003 e Rovere era poco più che ragazzino: abbiamo iniziato a portare avanti un discorso che sposasse ‘il genere’, da quello d’autore a quello popolare. Il primo lavoro insieme a Matteo, Homo Homini Lupus, fu il biglietto da visita per il suo primo film (Un gioco da ragazze, 2008): era un corto molto duro, con tinte di genere forti, e quella è stata un pò una prova generale, che volevamo portare avanti insieme, con la volontà sempre di sperimentare, partendo dagli autori, senza fermarsi lì, ma diversificando”. 

“Io, il primo film – Smetto quando voglio - l’ho fatto con Ascent, così i miei corti. Poi è nata Groenlandia, gruppo editoriale, per il main stream”, continua Sydney Sibilia.

 “C’erano tre giovanotti che si misero insieme per fare una casa di produzione, si chiamava United Artists, ed erano Charles Chaplin, Douglas Fairbanks, Mary Pickford, per dire che il vostro lavoro è inclusivo: mi piace sottolineare la grande apertura di testa nel vostro modo di guardare il cinema, senza pregiudizio di ordine o livello. ‘Vogliamo il mainstream con la qualità’, per andare sfidare il mercato, e porto l’esempio di White Shadows” – prosegue il Direttore. 

“Ci sono due elementi fondanti, l’ambizione di provare prima o poi ad andare a giocare nel campionato dei film in lingua inglese, ma con una storia – scritta da Fabio Mollo -, che si prestasse; e l’altro motivo era voler sperimentare quello del ‘genere elevato’, cioè l’idea di andare a sviluppare un progetto di genere ma con un tocco autoriale, complicato perché devi avere un equilibrio perfetto. Quindi è stato un buon esperimento che credo riproporremo più avanti per cercare di sfruttare al meglio questa possibilità, come fanno già gli spagnoli: sicuramente è una strada che vorremo continuare a battere”, afferma Paris. 

“Ma come si gestisce un gruppo come il vostro? In due: uno dice sì, uno no; ma in tre come funziona la macchina?”, chiede Gosetti. 

“Ti piace? Facciamolo! Conta l’entusiasmo. Noi vogliamo bene ai film che facciamo. Al di là dell’aspetto pratico, è la voglia che conta, poi le cose vengono: è il desiderio di raccontare storie, anche da produttore. Ci confrontiamo sulla base dell’entusiasmo, non c’è una regola esatta, un metodo molto eterogeneo”, spiega Sibilia. 

“E se arrivasse uno di voi con un’idea non adatta?” – incalza Giorgio Gosetti.

“Noi siamo i primi molto sinceri nel dirci le cose come stanno, è una grossa risorsa. È molto sana questa cosa”, continua Sibilia.

“Credo che il discorso sul genere non debba essere affrontato con pregiudizio, io con i miei film l’ho sempre un pò cercato, trovando un grande trampolino, invece che una gabbia: tanti nostri film hanno un pò la voglia di partire dal genere, lasciando poi all’autore di raccontarsi. Il produttore è un lavoro estremamente creativo, che ha un pò perso nel tempo la linfa, noi invece ci sentiamo più all’arrembaggio, essendo al contempo produttori e registi”, spiega Rovere. 

“Il dialogo internazionale funziona molto bene, con una progressione: prima erano difficili exploit commerciali come Il primo re, venduto in 25 Paesi, o Perfetti sconosciuti che è vendite record straniere e remake. È riconosciuta ormai una nuova generazione italiana che funzionano molto all’estero, quindi è per noi un incentivo per raccontare storie ‘glocal’, locali che funzionino globalmente, un pò il modello delle piattaforme”, segue Paris. 

Il dialogo s’inframmezza con le immagini de Il campione, e Gosetti ricorda anche la recente produzione de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, diretto da Sydney Sibilia. 

“Questa è un’idea di Sydney cercata nel tessuto nazionale: quando l’abbiamo trovata abbiamo pensato ‘è incredibile!’. E così il glocal viene confermato più dalle storie vere. Il campione è qualcosa un pò sotto gli occhi di tutti, la realtà dei calciatori catapultati precocemente in mondi a tanti zeri, e Totti, quando ha visto il visto, ci ha confermato essere proprio così, per cui l’ha giudicato molto positivamente: è un film che ha un taglio esportabile, così da far anche debuttare registi alla loro opera prima. L’idea che siano porte di accesso al mestiere è molto preziosa”, confida Matteo Rovere. 

“L’approccio è ‘zero pregiudizi’, che si dovrebbe avere sempre nella vita. Io guardo un sacco di film, ma proprio da appassionato, sono sempre prima uno spettatore” – puntualizza Sibilia. 

“Le piattaforme, è vero, sono una delle ragioni per il vostro Premio, anche per l’effetto che ci ha fatto La belva su Netflix. Ciascuna tende a distinguersi per una linea editoriale”, riflette Gosetti. 

“Le piattaforme sono un enorme aiuto per noi produttori, come per il pubblico. E parlo anche di quelle meno popolari, per cui la vedo come un’opportunità, non penso siano lì per cannibalizzare le sale. Dipende sempre dal player, tutti hanno linee ben precise: le piattaforme – ad oggi, per nostra esperienza – sono abbastanza eterogenee, questa è un’apertura, vogliono storie che funzionino anche fuori dal territorio nazionale, così per Netflix per esempio” – spiega Paris. 

Infine, giunto il momento della premiazione, il direttore Gosetti lo annuncia: “Anche a nome di Gianni Canova, di Marina Fabbri, vi onoro del Premio Speciale ‘Claudio Caligari’ 2020 e vi ringraziamo tantissimo per il lavoro che state facendo”.  

Matteo Rovere mostra il riconoscimento, lo stringe a dieci dita in diretta streaming: “Il premio è intitolato a Claudio Caligari, per cui mi sento quasi non all’altezza di tenerlo in mano: un premio per noi tre insieme è bellissimo, questo è un riconoscimento che ci fa veramente piangere e piacere perché sintetizza la nostra storia, grazie”. 

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