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Due decenni sono passati da quando l’opera di Wong Kar-wai si rendeva indimenticabile nella Storia del cinema, premiata subito a Cannes, con due riconoscimenti: Miglior Attore a Tony Leung Chiu-wai e Grand Prix tecnico a Christopher Doyle, Mark Lee Ping-bin, William Chang.

In the Mood for Love nasce – dopo Happy Together (1997) e 2046 (2004) - ispirato al romanzo breve Un incontro (Intersection) di Liu Yichang, che nel titolo della lingua d’origine significa "L'età della fioritura", concetto capace di esprimere l’essenza prima del racconto, che in principio sarebbe dovuto essere un capitolo di sei episodi cinematografici connessi al tema del cibo, progressivamente dimostrando invece di avere l’autonomia di un lungometraggio completo, s’è finalizzato poi come l’opera a noi conosciuta. 

Su Li-Zhen (Maggie Cheung), ovvero la signora Chan, e il giornalista Chow Mo-Wan (Tony Leung Chiu-Wai) sono le colonne mélo di questa storia, tra Shanghai e Hong Kong, luogo in cui, nel ’62, una comunità della città cinese era esiliata, nel tempo del crollo degli imperi coloniali, Storia ma soprattutto metafora d’irreversibili cambiamenti personali. Un trasloco, uno stesso edificio, due appartamenti attigui, un marito, una moglie, i rispettivi sposi, ma soprattutto la compagnia ricorrente della solitudine, nido in cui prende corpo l’anima del film, una trama che narra di e con silenzi, nell’eccitazione della castità e della clandestinità, elementi che donano all’opera una magmatica, romantica e drammatica tensione, in cui Wong Kar Wai si fa sofisticato narratore dei sentimenti umani: “I protagonisti passano gradualmente dalla posizione iniziale di vittime, entrambi traditi dai rispettivi coniugi, a quella opposta di amanti. Non è quindi solo un film su una relazione extraconiugale, o sul matrimonio, bensì sulle condizioni che un amore si trova a vivere con il passare del tempo. Possiamo dire che In the Mood for Love sia un film che parla di segreti...”, tessuti sulla preziosa colonna sonora di Michael Galasso

Il film, considerato espressione di assoluta bellezza del cinema asiatico, capace di sensibilizzare il mondo occidentale a questa cinematografia, è appena stato restaurato da L’Immagine Ritrovata di Bologna e dalla newyorkese Criterion, partendo dal negativo originale e con la supervisione di Wong Kar Wai stesso: “Alla fine di In the Mood for Love – ha spiegato l’autore cinese, presentando i recenti restauri acquisiti in Italia dalla Tucker Film – c'era questa didascalia: ‘Lui ricorda quegli anni come se guardasse attraverso il vetro polveroso di una finestra. Il passato è qualcosa che può vedere, ma non toccare. E tutto ciò che vede è sfocato e indistinto’. Una didascalia che nel 2015, quando ho rivisto il film, ha rispecchiato perfettamente il mio stato d’animo… Grazie alla collaborazione con la Criterion e al meticoloso lavoro dell’Immagine Ritrovata, ho dedicato gli ultimi cinque anni all’opera di restauro. Adesso quella finestra non è più polverosa”, parole che restituiscono così la sensibilità per cui non tradisce le radici cinesi – nato a Shanghai, da quando ha cinque anni vive ad HK - ma esteticamente e concettualmente riesce a creare un mélange di sapore occidentale, tale da conferire al suo cinema un profilo assoluto. 

Dal 26 aprile le sale cinematografiche italiane potranno riaprire al pubblico e Tucker Film, che distribuisce per l’Italia l’opera restaurata, dal 28 ha scelto di ridonare agli spettatori questo Wong Kar Wai senza tempo. 

In the Mood for Love è il primo capitolo della monografia Una questione di stile: la Tucker porterà, infatti, al cinema altri 5 titoli di culto del regista hongkonghiese, dalle prime regie - As Tears Go By e Days of Being Wild - alle versioni 4K di Angeli perduti, Hong Kong Express e Happy Together

 

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