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Un Concorso, quello della Mostra di Venezia78, ricco di titoli italiani: sono i fratelli D’Innocenzo, Michelangelo Frammartino, Gabriele Mainetti, Mario Martone e Paolo Sorrentino i prestigiosi autori che firmano le opere della selezione principale e, proprio quest’ultimo, ha presto scritto un messaggio dal suo profilo Instagram ufficiale: "Da ragazzi il futuro ci sembra buio. Barcollanti tra gioie e dolori, ci sentiamo inadeguati. E invece il futuro è là dietro. Bisogna aspettare e cercare. Poi arriva. E sa essere bellissimo. Di questo parla E' stata la mano di Dio (prodotto da Netflix, ndr). Senza trucchi, questa è la mia storia e probabilmente anche la vostra", commenta il regista di questa trama cinematografica che comincia dal personale e drammatico fatto della perdita dei suoi genitori. 

Da un Premio Oscar a un habituè della Mostra, Mario Martone, in Concorso con Qui rido io – dal 9 settembre in sala con 01 Distribution -, biografia del comico e commediografo della Napoli dei primi del '900, Eduardo Scarpetta: "Per tutta la vita il grande Eduardo De Filippo non volle mai parlare di Scarpetta come padre, ma solo come autore teatrale. Quando suo fratello Peppino lo ritrasse spietatamente in un libro autobiografico, Eduardo - racconta Martone - gli levò il saluto per sempre. Venne intervistato poco tempo prima di morire da un amico scrittore: ‘Ormai siamo vecchi, è il momento di poterne parlare, Scarpetta era un padre severo o un padre cattivo?’. La risposta fu ancora sempre e solo questa: ‘Era un grande attore’. Qui rido io è l'immaginario romanzo di Eduardo Scarpetta e della sua tribù”. 

Il Buco arriva 11 dopo Le Quattro Volte, infatti "Ci è voluto tantissimo per fare questa opera che ricostruisce con grande rigore l'impresa di un gruppo di speleologi piemontesi, con immagini di Renato Berta straordinarie. Un film - ha detto il direttore della Mostra, Alberto Barbera, presentandolo - che ha la purezza di un diamante". Le grotte costituiscono "un fuori campo assoluto, anche perché la notte eterna che regna al loro interno sembrerebbe quanto di più ostile alla macchina da presa. Eppure, chi ama il cinema sa bene che il fuori campo, l'invisibile, rappresentano la sua 'sostanza' più profonda. Mi colpisce la coincidenza che speleologia, cinema e psicoanalisi abbiano il loro battesimo nella stessa data, il 1895", ha dichiarato il regista, Michelangelo Frammartino, la cui opera uscirà in sala con Lucky Red.

"Siamo estremamente grati ad Alberto Barbera e a tutta la sua squadra per aver accolto il nostro terzo film America Latina in Concorso alla 78ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica. Abbiamo inseguito con tenacia questo palcoscenico e ora, con responsabilità e umiltà, ci rimettiamo allo sguardo degli spettatori", hanno dichiarato Damiano e Fabio D'Innocenzo che per il nuovo film, un thriller, hanno di nuovo scelto come protagonista Elio Germano. Il film è distribuito in Italia e nel mondo da Vision Distribution.

Forse l’attesa più alta rimane quella per Freaks Out di Gabriele Mainetti, autore prima di Lo chiamavano Jeeg Robot. Scritto ancora con Nicola Guaglianone, ritrovando nel cast Claudio Santamaria, il film nasce da una sfida, ovvero: "ambientare sullo sfondo della pagina più cupa del Novecento un film che fosse insieme un racconto d'avventura, un romanzo di formazione e - non ultima - una riflessione sulla diversità. Per farlo - ha dichiarato Mainetti - ci siamo avvicinati alla Roma occupata del 1943 con emozione e rispetto, ma allo stesso tempo abbiamo dato libero sfogo alla fantasia: sono nati così i nostri quattro freak, individui unici e irripetibili, protagonisti di una Storia più grande di loro". Uscirà il 28 ottobre con 01 Distribution. 

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