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L’identità può essere un enigma, come d’altronde talune sfumature dell’adolescenza, se poi le due cose s’incontrano l’effetto s’amplifica e Stéphane Demoustier – regista de La ragazza con il braccialetto – sceglie proprio questo connubio per Lise Bataille - Melissa Guers, interprete all’esordio (nomination Miglior Attrice Esordiente ai francesi César e Lumiere Awards 2021), non solo un mistero caratteriale o anagrafico, ma cuore di un’accusa drammatica: l’omicidio della sua migliore amica. 

L’attesa del giudizio della Corte d’Assiste fa rima con braccialetto elettronico, ecco svelato l’accessorio del titolo, tutt’altro che sinonimo di femminilità: la caviglia attanagliata di Lise, dunque, come “ponte” tra la giustizia e la verità, messa alla sbarra da sorprendenti aspetti del profilo personale di lei, tanto da lasciar impotente d’opinione anche la famiglia – Céline (Chiara Mastroianni), la mamma, e Bruno (Roschdy Zem), il papà -, seppur a suo supporto. 

Figure, quella materna e la paterna, non secondarie, non solo per il profilo genitoriale, ma singolarmente per la personalità e la modalità di confronto con la questione, e Lise stessa: ciascuno abbraccia in maniera soggettiva il caso - sentimenti che individualmente i due interpreti incarnano convincendo lo spettatore -, però compatti nell’unanime certezza che un figlio, seppur partorito da se stessi, non si possa mai sostenere di conoscerlo fino in fondo.

Giocando con il titolo evocativo - la Ragazza col turbante, dipinto di Jan Vermeer; poi film: La ragazza con l’orecchino di perla di Peter Webber - Demoustier si fa “pittore” di questa figura femminile che, anche in questo film – come nella tela olandese del Seicento – si colloca al confine tra fanciullezza e maturità, limite sottile con cui si destreggia anche visivamente, quindi simbolicamente, collocando Lise nella cabina degli imputati, spazio di vetro, trasparente nel dato di fatto, ma “non abbastanza” da permettere di guardare davvero dentro la sua anima. 

Il film, premio César per la Miglior Sceneggiatura Non Originale, riconoscimento che ampiamente si motiva con la particolarità e la cura dello scritto, del procedere e dell’incalzare del dialogo, fino all’epilogo dell’arringa, è un courtroom drama, opera drammatica tinta di nette pennellate ancorate al genere legale: infatti, appassionano l’atmosfera e il tono dell’aula di tribunale, tra pm e difesa, ciascuno “principe del Foro” a sostegno minuzioso e veemente delle proprie argomentazioni; ma il film, naturalmente, non si limita al fronte giudiziario, apre infatti un taglio lacerante su una declinazione possibile dell’età dell’adolescenza, nell’accezione ulteriore e specifica dell’essere correlato al giudizio morale, che nel tempo presente sembra ricorrere tranchant, piuttosto che disponibile a comprendere davvero l’essenza di comportamenti e accadimenti.

Il film, accolto con consenso allo scorso Festival di Locarno, esce nelle sale italiane con Satine Film dal 19 agosto.

 

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