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Da tanti anni il nome di Bobbio evoca per i cinefili il cinema di Marco Bellocchio, in particolare I pugni in tasca. Da ora in poi, il tranquillo paesino medievale sulle colline sopra Piacenza ci farà pensare anche a un piccolo horror, Il mostro della cripta, che riporta sullo schermo le atmosfere degli anni ottanta. Lo producono Carlo Macchitella insieme ai fratelli Manetti, lo dirige Daniele Misischia e può contare su una guest star d’eccezione: Lillo Petrolo.

Lillo è davvero entusiasta di essere stato chiamato per interpretare Diego Busirivici, un autore di fumetti incline allo sballo, desideroso di solitudine ma pronto comunque a tuffarsi in un’avventura dai contorni incredibili, tra mostri venuti dallo spazio e assassini veri: “Io sono conosciuto per i ruoli comici ma sono un vero appassionato di horror, si può dire che siano horror l’ottanta per cento dei film che guardo. Quando ho letto la sceneggiatura ho capito che il personaggio faceva al caso mio. Mi piacciono gli eroi per caso, i pigri che loro malgrado compiono importanti imprese”.

Il mostro della cripta racconta la storia di un gruppo di ragazzi che proprio a Bobbio stanno girando un horror autoprodotto ma che improvvisamente si trovano coinvolti in una storia in cui i morti sono veri e, quel che è più grave, sono uccisi da un poliziotto in servizio che ha però dietro le spalle una famiglia piuttosto particolare.

Le citazioni non si contano, da La casa delle finestre che ridono di Pupi Avati a Shining di Stanley Kubrick, e l’ironia e il divertimento sono mescolati a vicende reali e a morti veri proprio come i Manetti Bros ci hanno abituato nel loro cinema e nella serie televisiva dedicata a Coliandro. Il regista Misischia riconosce questa ispirazione: “Ho conosciuto i Manetti perché erano in giuria in un festival horror al quale avevo partecipato. Subito dopo mi hanno chiamato e ho cominciato a lavorare con loro. Hanno prodotto il mio primo film The End? L'inferno fuori e poi mi hanno proposto questo soggetto che avevano pensato per loro e che faceva parte di un possibile film collettivo che poi però non si è realizzato. Diciamo che il mio intervento riguarda soprattutto l’ambientazione: loro l’avevano collocato in epoca contemporanea, io ho preferito che la vicenda avesse come sfondo gli anni ottanta perché quel periodo mi sembra particolarmente adatto per ambientare una storia fantastica come quella che racconto, ma soprattutto perché adoro il cinema di quegli anni, quello che mi ha cresciuto e che ho sempre sognato di poter fare. E infatti non lo nego, con il mio film speravo un po’ di ricreare le atmosfere dei Goonies o dei film di Spielberg che tanto ho amato da bambino. Poi, quando si è deciso di ambientarlo a Bobbio – in questo è stato decisivo il fatto che il produttore esecutivo fosse Piergiorgio Bellocchio, figlio di Marco – ho pensato di fare un po’ di ironia sul cinema d’autore, su quello di Bellocchio e su quello di Nanni Moretti. Ma senza nessuna cattiveria, sempre con grande rispetto. A me il cinema d’autore piace, anche se il mio percorso è diverso”.

In il mostro della cripta l’ispirazione fumettistica è esplicita (ed è proprio un fumetto a mettere in moto tutta la vicenda) e le citazioni di film sono disseminate un po’ dovunque. Da questo punto di vista, lo “stile Manetti” sta diventando un riferimento importante per una nuova corrente di cinema italiano. Misischia lo sottolinea: “Con loro si discute, ci si confronta, si cresce, si rielabora il film tutte le volte che questo è necessario. Credo che il loro Diabolik da questo punto di vista sarà un vero e proprio evento per il nostro cinema”.

E poi ci sono loro, i ragazzi, i protagonisti (come in ogni buon film anni ottanta che si rispetti), un gruppo di giovani attori molto affiatati  in cui ritroviamo il "ragazzo invisibile" di Gabriele Salvatores, Ludovico Girardello, e in cui si distingue per bravura Nicola Branchini che nel film è il "nerd un po’ sfigato" che accompagna il protagonista. Ma come tiene ad evidenziare il regista “sono stati tutti bravissimi, perché si sono spesi fino all’ultimo e hanno lavorato con grande serietà e professionalità. Fra di loro si è creata un’intesa che è stata fondamentale per la riuscita del film e per dare vita a quell’atmosfera che ha permesso anche di farci divertire. Sono certo che sentiremo molto parlare di loro”.

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