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VENEZIA – Enigmatico. Serio. Genio. Eccezione a tutto. Talento esploso. Fenomeno. Abbozzo di capolavoro. Questi – e non solo – i vocaboli che, in ordine sparso e non completo, Bertolucci, Paoli, Wertmüller, Caselli, Sting spendono nei primissimi istanti del film per definire il maestro Morricone, Ennio, come titola il documentario, Fuori Concorso, diretto da Giuseppe Tornatore, con cui ha avuto un trentennale rapporto d’arte e d’amicizia.

Un documentario dall’impianto tradizionale – non per questo banale -, capace di far comprendere, anche a chi l’ignora, l’essenza dell’estasi della Musica: “Il ‘come’ montare insieme tutto è stato l'elemento decisivo perché tutti i materiali potessero convivere in maniera armonica e logica: per me la risposta è stata la musica, tutto doveva rispondere all'esigenza della musica. Mi sono trovato a dover comprimere un concetto in un tempo preciso perché la musica mi consentiva solo quello. L'idea era un sistema di montaggio che fosse una partitura. Ho fatto in tempo a spiegargli come volessi impostarlo, e poi ho fatto la lunga intervista, ho fatto ancora in tempo a mostrargli la prima ora di montaggio, e poi non c'è stato più tempo... ”, racconta il regista. 

Ennio si fonda su Ennio, quello vivo, in carne ed ossa, che s’è prestato ad una lunghissima e appassionante intervista – di fronte a lui Tornatore, che però non è in scena – in cui, sempre adagiato su una famigliare poltrona di velluto ottanio, narra la sua esistenza, dal principio e in ordine. “La storia di Ennio la conoscevo, anche se nell'intervista mi ha raccontato altre cose, che non conoscevo. Sono stato colpito dall'esatta convergenza del suo racconto con quello altrui: tutto corrispondeva al millimetro. Ennio è trasparente nel modo di raccontare se stesso. Ho preso coscienza lavorando al film che, non solo si continuerà ad ascoltare Ennio sempre, ma si continuerà a studiarlo sempre. E, soprattutto, non si riuscirà mai a risalire all'opera omnia sua, perché ha scritto tantissimo e molte cose sono andate perdute. Io spero il film abbia una diffusione che vada oltre quella del rapporto con il pubblico, che possa avere una vita più specifica nelle scuole, negli archivi, nelle librerie: una delle mie scelte è stata ‘come’ raccontate Ennio, e di solito non si ama seguire la linea cronologica in un racconto biografico ma io, perché amo le cose più complicate, invece ho scelto la cronologia perché fosse una storia raccontata come un romanzo, affinché potesse essere anche materiale di ricerca per chi volesse usarlo come strumento per ulteriori lavori di approfondimento, magari altri documentari”, continua ancora Tornatore. 

Tic Tac, Tic Tac, Tic Tac: Ennio apre sull’andamento fisico e sonoro del metronomo, che scandisce le prime sequenze, in cui Giuseppe Tornatore mostra il Maestro mentre fa i suoi conosciuti esercizi di ginnastica mattutina: “Non solo perché ha sempre dedicato le prime due ore della giornata agli esercizi era stato definito ‘un atleta’: ho sempre saputo che in questa pratica ci fosse l'espressione della sua visione rigorosa della vita. Quella era l'espressione più suggestiva, divertente, era un allenare se stesso al rigore della passione della musica. L'ho potuto riprendere in quella circostanza spiegandogli il senso, lui l'ha compreso e s'è prestato”. 

Il documentario, dunque, mantiene come corpo centrale, fisico e narrativo, il Maestro, che non solo narra la propria biografia, ma – moltissimo – ricorre usi la mimica muscolare e vocale per raccontare i suoni delle sue musiche, per cui il suo viso e la sua voce si sovrappongono a quelli delle sequenze musicali dei film di cui ha curato le colonne sonore, rendendo così comprensibile il cuore sublime delle stesse, permettendo di raffinare e rendere consapevole l’ascolto di temi che già appartengono alla collettività popolare – da il Tema di Deborah a quello di Mission -, ma che questo suo partecipe narrare il corpo e la vita della sua musica l’elevano ancor di più verso l’apice della meraviglia. 

“Lui credo non si sia mai convinto della sua grandezza: lui è un uomo semplicissimo, al di fuori dell'ordinario. Ennio era incline alla commozione, e nella circostanza della lunga intervista, il rivangare stagioni della sua vita che hanno comportato anche sofferenza - relative il suo rapporto con la musica, amata come assoluta, avendo dovuto prestarsi ad un uso della stessa che fosse all'inizio umiliazione - ha innescato in lui un meccanismo di commozione”, aggiunge ancora Giuseppe Tornatore. “Non ho pensato la musica fosse il mio destino”, racconta Morricone nel film, che pensava invece sarebbe diventato medico, ma il padre insistette perché studiasse la tromba, quello strumento che nel tempo, ammette, gli è poi servito anche “per mangiare”. Morricone ha patito il suo talento musicale per il cinema, lui che s’era formato come allievo di Petrassi, maestro e musicista per cui il comporre per film era una colpa, la prostituzione del compositore

Ennio, distribuito da Lucky Red, esce a novembre nella sale: sarà poi disponibile con Tim Vision. 

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