/ ARTICOLI

VENEZIA – Parigi, 29 dicembre 1386, data dell’ultimo duello, The Last Duel, l’ultimo legalmente autorizzato disputato nella Francia medievale, infatti il film in Concorso, diretto da Ridley Scott è tratto da un romanzo - The Last Duel: A True Story of Crime, Scandal, and Trial by Combat in Medieval France -, ispirato a una brutale vicenda realmente accaduta

“Quando si riceve una telefonata da Matt Damon, che ti propone un libro interessante da leggere, si risponde: sì; era il Natale 2018. Damon era così preso dal progetto che, dopo un confronto di sei settimane, ho accettato. Il duello reale era poco cinematografico: gli storici non avrebbero potuto descrivere la scena come ho fatto io. Ci sono voluti quasi sei giorni per determinare come muoversi. Ironicamente, vivo in una casa del 1360, nel Surrey, sono lì dal 1982: credo sarei dovuto nascere in quel periodo, mi piace il profumo di quelli anni!”, racconta il regista, insignito anche del Premio Cartier Glory to the Filmmaker Award.  

Tre capitoli, tre punti di vista delle stesse precise sequenze di vita di Jean de Carrouges (Matt Damon), Jacques Le Gris (Adam Driver), Marguerite (Jodie Comer), moglie del primo dei due scudieri al servizio del Re Carlo VI e sotto la guida locale del conte Pierre (Ben Affleck), cugino del regnante. 

Capitolo Primo. La verità secondo Jean de Carrouges. Capitolo secondo. La verità secondo Jacques Le Gris. Capitolo terzo. La verità secondo Marguerite. Il film mette in scena, esattamente in capitoli, le medesime sequenze che hanno portato al duello, apice dell’espressione del potere dell’uomo, della fragilità della giustizia e del volere divino. Il duello è il punto di convergenza dei tre punti di vista: Marguerite ha subìto uno stupro, da parte di  Le Gris – che spergiura il contrario: sosterrebbe essere stato un incontro peccaminoso ma dettato dall’amore -, durante un periodo di assenza da casa per guerra di de Carrouges. “Il periodo lo conosco bene: ci sono cose che mi sono risultate facili ma arrivare al triplice punto di vista non era semplice, aspetto fondamentale nella storia”, aggiunge Scott. 

“L'idea era che io e Ben ci occupassimo della parte maschile, i primi due atti, e Nicole della terza, serviva una testa femminile. Ci siamo parlati, poi divisi per preparare ciascuno la propria parte, e poi di nuovo riuniti” spiega Damon, che con Affleck è anche sceneggiatore, insieme alla Holofcener: “Ho lavorato su di lei, sapevamo di quanto questa esperienza fosse connessa al #MeeToo: ho lavorato su di lei come essere umano, affinché la storia della sofferenza si trasmettesse”. 

“Mi considero femminista”, afferma Ben Affleck. “Credo che questo film fosse interessante per me per il forte personaggio di Marguerite: era forte come storia in termini di narrazione classica. Era una storia vera, di una persona a cui era stata fatta un'ingiustizia e che cercava giustizia, a rischio della vita. Era una storia moderna che poteva sviluppare con passione uno sguardo reciproco più empatico, una storia che non fosse solo un'accusa per un cattivo, senza però puntare ad avere un ruolo didattico. Jodie ha rivelato perfettamente la storia di questa donna: nella prima parte vedete l'umanità del personaggio. La sfida per Jodie ho pensato fosse ‘salire e cadere’: lei ha interpretato un personaggio dal punto di vista di Adam e di Matt, dimostrando una straordinaria capacità, quella di mostrare ciò che gli altri vedevano in lei, e porta la verità poi nella terza parte. La cavalleria aveva un codice che in realtà negava alla donna di essere un essere umano alla pari: ci sono ancora aspetti di quel sistema che rimangono nei giorni nostri, infatti ‘uomo’ era un modo sessista per indicare uomini e donne, il termine oggi si riferisce alla diseguale distribuzione del potere. La cosa straordinaria del film è la ribellione della donna”. 

Seppur la suocera affermi “la verità non ha importanza”, confidando alla nuora d’essere stata anche lei vittima di violenza in passato, Marguerite – in un tempo in cui la figura femminile non era presa in considerazione come essere pensante e detentore di diritti a tutela di sé – non subisce il pensiero dominante e confessa al marito lo stupro, portando così la questione sulla pubblica piazza e creando quel corridoio che conduce alla sfida tra i due uomini, Jean e Jacques, mentre lei – dall’alto di una pensilina e con le caviglie ammanettate, seppur palesemente in dolce attesa – assiste allo scontro, brutale, feroce, tra maglie metalliche intrise di sangue, cavalli abbattuti a morte e gole trafitte da spade mortali. Il duello, apparentemente a due, si gioca in quattro, perché la stessa Marguerite è parte in causa dello stesso, insieme a Dio, alla sua volontà: infatti, se Jean de Carrouges uscirà vincitore significa che quanto sostenuto dalla moglie è stato giudicato sincero agli occhi di Dio, diversamente lei è attesa sul rogo per il giorno stesso. 

L’uscita al cinema è annunciata per il 14 ottobre 2021. 

 

VEDI ANCHE

VENEZIA 78

Ad