/ ARTICOLI

BARI - Il Bif&st è nato nel 2009 soprattutto per celebrare il cinema italiano e i suoi protagonisti. In quest’ultima edizione, in programma dal 25 settembre al 2 ottobre, continuerà a farlo grazie alla collaborazione con 01 Distribution. Per festeggiare i vent'anni della casa di distribuzione di Rai Cinema, il Bari International Film Festival ha organizzato una serie di focus, con alcuni dei nomi più importanti del nostro panorama cinematografico, e di proiezioni di pellicole che hanno segnato la storia del Paese.

A inaugurare il primo degli appuntamenti, al Teatro Margherita, sono stati Paola Cortellesi, Riccardo Milani, Marco Risi e Andrea Porporati.

Coppia nel lavoro e nella vita, Milani e Cortellesi hanno raccontato com’è nato il loro primo film insieme, Il posto dell’anima del 2003, ispirato alla storia vera di un gruppo di operai di Vasto che lotta per la salvaguardia del posto di lavoro quando una multinazionale decide di chiudere la loro fabbrica di pneumatici. “Oggi sarebbe più complicato fare un film così, un dramma culturale e sociale, con l’autocensura degli autori e dei produttori - ha spiegato il regista, che scrisse la pellicola con Domenico Starnone -. Era un film intriso di commedia pur non essendolo. Basato su dolcezza e rabbia, che sono due elementi sui quali tento di costruire sempre tutti i miei film”. Ne Il posto dell'anima, con Silvio Orlando, Michele Placido e Claudio Santamaria, Cortellesi interpretava Nina, “una giovane donna che non vuole essere tra quelli che restano, che sono o dei disperati o degli eroi. Sceglie di non combattere per la propria terra”, ha spiegato. Negli ultimi anni l’attrice ha iniziato a scrivere film. Il primo è stato Scusate se esisto! del 2014. “Da sceneggiatrice e interprete penso sia più difficile realizzare una commedia”, ha sottolineato Cortellesi, che condivide anche il lavoro di scrittura con il marito. “In fase di sceneggiatura discutiamo molto. Ma poi tutto si appiana, grazie anche a Giulia Calenda e Furio Andreotti che lavorano con noi”, ha svelato con il sorriso. L’incontro è stata anche l’occasione per Cortellesi di fare una riflessione sulle sale ai tempi della pandemia: “Non vogliamo che i cinema diventino un posto per collezionisti. L'isolamento durante il lockdown ci ha fatto paura. Tra le urgenze non rientrava la cultura. Eppure impegnare la mente è importante, soprattutto quella dei giovani”.

Tra i film presentati al Bif&st, anche Fortapàsc, ritratto di Marco Risi del 2009 su Giancarlo Siani, il giornalista napoletano assassinato dalla camorra nel 1985 con Libero De Rienzo. La pellicola ebbe una gestazione molto lunga. “Dovevo realizzarlo già nel 2004, poi per colpa di un attore che ha rifiutato il ruolo all’ultimo il film non si è più fatto - ha raccontato il regista -. Anni dopo mi è stato riproposto di farlo, anche se io ero rimasto molto scottato. Con Libero è stata una bella esperienza. Lui riuscì a diventare immediatamente Siani, che era una persona piena di solarità. Ricordo una sera era molto teso sul set, sapendo che era venuto il fratello Paolo a trovarci. Quando uscì il film non fu un successo così straordinario come auspicavo, ma sono felice che ai familiari sia piaciuto". Riguardo alla commedia, genere da sempre al centro del cinema italiano, Risi ha detto: “È stata una delle nostre glorie. Mio padre ne è stato un grande rappresentante. Con la Commedia all'italiana si riusciva a raccontare il Paese, con la risata, partendo da un assunto drammatico. Il problema è che da noi se fai quel genere di film sei un po’ condannato a fare sempre quello. Io, pur avendo fatto commedie, in realtà sono più conosciuto per altri generi. Però credo anche che la gente abbia sempre più voglia di ridere, soprattutto oggi”. Il regista ha svelato anche un suo grande rammarico. Quello di non aver potuto girare con Vittorio Gassman un film sulla depressione dell’attore. “Magari facendolo sarebbe potuto uscire dalla sua terza e definitiva ricaduta - ha raccontato Risi -. In realtà siamo riusciti a girare cinque minuti di quella pellicola in un teatro a Todi, in cui lui perdeva la memoria dimenticando un canto dell’Inferno”.

Anche Andrea Porporati è arrivato a Bari per parlare di un suo film del passato, l'opera prima Sole negli occhi, del 2001, ispirata a Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij, con Fabrizio Gifuni che dava il volto a un giovane parricida. “In quegli anni scoprii che in Italia c’era il più alto numero di omicidi all’interno delle famiglie. Così iniziai a indagare sulle motivazioni che spingono una persona a compiere un gesto del genere, anche se poi alla fine nel film quei perché non sono svelati”.

VEDI ANCHE

BARI 2021

Ad