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L’uomo ideale. O anche la donna. In questo caso Tom – il convincente attore Dan Stevens (già interprete de La bella e la bestia e della serie Downton Abbey) -, umanoide dalle perfette e affascinanti sembianze umane, che Alma (Maren Eggert, per il film Premio Miglior Interpretazione alla Berlinale 2021) conosce in un’elegante sala da ballo, non inconsapevole che si tratti di una macchina sofisticatamente umanizzata, con lo scopo di perfezionarsi ulteriormente nel corso della loro frequentazione, così da migliorare sempre più il proprio ruolo di compagno senza difetti, una condizione che mira al fine della felicità assoluta per lei. 

Maria Schrader, regista della serie Unorthodox (Netflix), scrive e dirige una storia d’amore, quella tra una ricercatrice del Pergamon Museum di Berlino e un umanoide, appunto: I’m your man, opera candidata dalla Germania agli Oscar come Film Internazionale

Tom non mangia, non beve – ma perfettamente sa fingere di farlo se le circostanze lo richiedono, così da non suggerire nessuno spunto di stranezza al resto del mondo -, non ha necessità fisiologiche, è programmato per avere rapporti intimi ma ovviamente non ne conosce le sensazioni. Tom conosce perfettamente qualsiasi cosa del mondo, d’altronde è un computer altamente performativo, legge il persiano antico, ha un romanticismo spiccato e una dedizione alla casa e verso la sua compagna umana che non si può che definire “ideale”, se razionalmente non fosse “mostruosa”.

Alma, seppur abbia accordato di prendere parte all’esperimento – lei che è alla ricerca dichiarata di un reale compagno di vita, con il rimpianto di un figlio mai nato, e una separazione ancora irrisolta sulle spalle -, dapprima è insofferente alla perfezione di Tom, “troppo perfetto” tanto da indispettirla, ma poi – in un perenne contrasto personale tra interrogativi sull’irrealtà del soggetto e la lenta presa di coscienza della possibilità di essere felice - procede in un’altalena che allontana e avvicina Tom, sì macchina, ma la cui impeccabilità confonde sul dubbio che possa addirittura essere capace di emozioni.

La trama non è originale, ovvero già sperimentata dalle storie di fantasia, anche del cinema stesso, ma Maria Schrader riesce a dar credibilità e grazia al personaggio di Tom, cui il suo interprete dona un impeccabile equilibrio tra meccanica e “sentimenti”, senza sospetto di grottesco o disumano, così da innescare non tanto il dibattito sulla relazione in sé – che, appunto, se analizzata dalla mente e dal sentimento umano apre un complesso dibattito sulla possibile mostruosità della relazione tra persone e “persone” -, ma costruendo un crescendo di sequenze che permettono di riflettere sul concetto di felicità dell’essere umano; qui è una coppia e ci si basa sull’esperimento di modellare un compagno di vita perfettamente rispondente al profilo del soggetto umano femminile ma, allargando il campo, ci si addentra verso la possibilità – non fantascientifica, considerati i reali esperimenti che la scienza sta portando avanti in questa direzione – di poter “dar vita” a soggetti così artefatti quanto ineccepibili che, rispondendo senza difetto alle molteplici esigenze del soggetto umano, generino in esso uno stato di perenne, o quantomeno ricorrente, felicità, tale da conferire un benessere che nessun umano sarebbe capace di donare, nemmeno se e quando guidato dal più sincero amore. 

Un film che indubbiamente scrive una storia romantica, al contempo stimolando a una fondamentale riflessione individuale e sociale sul bisogno della felicità, sul prezzo che si potrebbe decidere di pagare come compromesso etico nel nome del proprio benessere assoluto. 

I’m Your Man sarà distribuito in Italia da Koch Media a partire da giovedì 14 ottobre 2021, dopo essere stato presentato in anteprima nazionale il 27 settembre alla XXI Edizione degli Incontri del Cinema d’Essai di Mantova organizzati dallaFICE.

 

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