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Si è aperta l’undicesima edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival che si svolgerà fino a sabato 9 in maniera diffusa a Venezia (e Mestre) in ben undici location differenti tra musei, istituzioni culturali e gallerie d’arte. La sede principale rimane l’Auditorium Santa Margherita dove è stato presentato il primo programma speciale della giornata: Women’s Cinema in Afghanistan, dedicato alle registe in Afghanistan e all’Herat International Women’s Film Festival, il festival di cinema delle donne più prestigioso dell’Afghanistan fondato da Roya Sadat, regista afghana che dal 2003 sfida i talebani facendo recitare le donne senza velo. La sorella Alka Sadat, ospite del festival, ha ricordato l’importanza di quanto fatto da Roya, poiché "è stata la prima regista donna in Afghanistan. All’inizio è stato difficile perché diverse persone non accettavano che una donna facesse questo lavoro. Però negli anni hanno imparato ad accettarlo e di sicuro ora, anche con la situazione politica che si è creata, ci saranno nuovi movimenti a supporto di questo tipo di cinema perché le persone hanno capito che può essere qualcosa di utile per la nostra società".

Il festival di Herat organizzato dalle due sorelle si è sempre occupato dal 2013 di tematiche sensibili quali la violenza domestica, l’identità sessuale e l’uguaglianza di genere, attraverso la lente del cinema, ma nel 2021 non si è potuto svolgere e lo Short ha voluto dedicare il primo programma proprio a questa dura realtà: "Con i talebani erano scomparsi i cinema dalle città afghane, e per molto tempo non si potevano creare momenti di incontro culturale, soprattutto per noi donne. Perciò ci è venuto in mente di creare un festival che portasse avanti le istanze e le necessità delle donne e di tutta la società afghana. Inizialmente non avevamo nessun supporto, abbiamo cominciato contando solo sulle nostre forze, ma poi vedere il festival crescere come uno dei più importanti del paese, e non solo, è stata una grande soddisfazione".

Alka Sadat ha poi parlato delle difficoltà che il festival afghano, e le donne in generale, stanno affrontando in questo momento storico nel suo paese ricordando la funzione fondamentale che cinema e festival possono avere in questo contesto: "Il festival è stata un’esperienza che ha permesso a molte donne di entrare nei cinema per la prima volta, è diventato un’occasione per loro di uscire e partecipare alla vita culturale del paese, mostrando la vera vita delle famiglie afghane!". Alka, anch’essa regista dal 2006, ha poi introdotto la proiezione di Afghanistan Night Stories, un suo documentario del 2015, la cui essenza è più che mai attuale in quanto racconta della lotta tra l’esercito afghano e i talebani.

Al via anche il Concorso internazionale, a cui partecipano 30 cortometraggi provenienti dalle più prestigiose scuole di cinema e Università di tutto il mondo. In particolare sono stati mostrati i primi sei cortometraggi: En rang par deux di Elisabetta Bosco, Margherita Giusti, Viola Mancini, corto italiano di animazione dove immagini e musica si fondono per raccontare storie di amicizia, immigrazione, libertà, ispirate da due ragazzi africani che ora vivono a Roma; The sugar grocer di Ferman Narin, film turco, che racconta la quotidianità e la solitudine del protagonista Salih, il quale lavora in un negozio di alimentari e la cui vita sarà sconvolta nei 14 minuti del corto; By the time I fall asleep di Damian Kosowski, corto polacco che racconta il rapporto tra due emozioni forti: la compassione e la sofferenza, affermando come una non escluda l’altra; Aida di Hanane Abi Khalil, film libanese ambientato durante la pandemia che racconta la decisione di una donna – Aida – di sposarsi improvvisamente; Europe di Lucas del Fresno, corto svizzero, in cui il protagonista è costretto a elaborare il lutto a distanza per la madre morta in Spagna affrontando la situazione a fianco di una mucca (Europa), che inizialmente doveva portare al macello. Infine, Little one della macedone Ana Andonova, due realtà differenti ma legate dalla stessa sofferenza, quelle di due sorelle, una bambina di nome Keti e sua sorella maggiore.

Nel pomeriggio, dopo l’inaugurazione ufficiale del festival, sono stati presentati anche il programma Kabir Bedi per Care&Share, nel quale il mitico Sandokan ha raccontato la sua esperienza con l’associazione umanitaria Care&Share Italia, impegnata a garantire ai bambini indiani che vivono in stato di povertà la possibilità di ricevere un’istruzione completa. È stato poi dedicato uno spazio al Nuovo cinema breve by WeShort. WeShort è la prima piattaforma on demand dedicata al cortometraggio introdotta dal CEO della startup Alessandro Loprieno, che ha anche presentato due corti disponibili sulla piattaforma: il premio Oscar 2019 Skin del regista israeliano Guy Nattiv, e il film On Silent di Gabriele Paoli, quest’ultimo presentato direttamente dall’attrice protagonista Jun Ichikawa e dal candidato all’Oscar per il make-up Vittorio Sodano.

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