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“La scienza è punk rock”. Una frase che ben sintetizza lo spirito di Ghostbusters Legacy, film d’apertura della sezione Alice nella città della Festa del Cinema di Roma. È il terzo capitolo, escludendo lo spurio capitolo tutto al femminile del 2016, di una delle saghe più iconiche del cinema americano degli anni ’80. Un affare di famiglia, lo si potrebbe definire nel senso più nobile, visto che il rispetto delle atmosfere inconfondibili dei primi due capitoli è garantito dalla direzione di Jason Reitman, figlio di Ivan, regista dei primi due e qui in veste di produttore.

La caccia ai fantasmi si trasferisce, del resto “è un viaggio personale non legato ai grattacieli di New York”, come ha dichiarato il co-sceneggiatore Gil Kenan, presente a Roma in un incontro con la stampa, mentre il regista era in collegamento dagli Stati Uniti.

“Sapevamo che un mondo di fan avrebbero giudicato il film. Il nostro intento era quello di incanalare la pura esperienza vissuta da spettatori bambini, cercando di trasmetterla a un pubblico nuovo del 2021. Abbiamo costruito un mondo e dei personaggi attraverso il gioco e la pura immaginazione, partendo da un foglio bianco. Ci ha aiutato l’ambientazione in un paesino dell’Oklahoma, lontano da New York e con nuovi protagonisti, portando in dote il nostro entusiasmo di grandi amanti di Ghostbusters. Un ritorno che ha chiesto alla grande metropoli di fare un passo indietro, per consentire alla mitologia di rinnovarsi.”

Un horror, per i bambini, per gli adolescenti e gli adulti soprattutto una commedia molto divertente, Ghostbusters conquistò subito un successo fenomenale, con due mesi in testa al botteghino cinematografico americano, e un sequel uscito nelle sale nel 1989. I veri protagonisti di Ghostbusters Legacy sono i due ragazzi: la dodicenne Phoebe, una travolgente Mckenna Grace, e il quindicenne Trevor, interpretato dal canadese Finn Wolfhard, visto nella serie Stranger Things.

“Avevo sette anni quando curiosavo su set di Ghostbusters, mentre mio padre dirigeva”, ha dichiarato Reitman. “Quando ho avuto il coraggio di raccontargli la mia idea per un nuovo capitolo, ero molto nervoso. È partito tutto dall’idea di una famiglia, con una dodicenne dallo zaino protonico in spalle e un ragazzo che ritrova in un fienile la macchina, la Ecto-1. Quando ho finito di raccontare la storia, ha pianto. Ho fatto questo film per lui e per mia figlia. È una storia sui nipoti degli acchiappafantasmi, affronta la nostalgia e il modo in cui gestiamo il passato. Non parliamo solo di fantasmi fluttuanti, ma anche metaforici. Una storia vicina alle tematiche che ho affrontato altre volte, nascosta in una commedia soprannaturale. Ho sempre raccontato storie di donne. Anche la Elliot Page di Juno, che ho presentato proprio alla Festa di Roma, era una vera acchiappafantasmi. Ghostbusters Legacy è la storia di una mamma single con due figli. Non solo uno spettacolo di suoni e azione con inseguimenti, ma anche un racconto per tutti noi, che vorremmo portare lo zaino protonico sulle spalle per affrontare i nostri fantasmi."

Il film, che in originale ha un sottotitolo diverso, Afterife, è dedicato a Harold Ramis, uno dei quattro acchiappantasmi, morto qualche anno fa. Gli altri tre, Bel Murray, Dan Aykroyd e Ernie Hudson, faranno brillare gli occhi dei fan della serie con un’apparizione speciale. L’occasione per spingere tutta la famiglia a tornare in sala, come ha ricordato lo stesso Jason Reitman.

"In questi ultimi due anni ho desiderato come niente altro di tornare al cinema. Penso sia il tipo di film che le persone vogliano vedere in sala. È nostalgico, per chi è legato ai film originali. Abbiamo usato l’animatronic, proprio come si faceva all’epoca, oltre alle più recenti tecnologie come la computer grafica. All’epoca il film era davvero all’avanguardia in quanto a effetti speciali. Tutte tecniche che non erano mai state usate prima. Abbiamo voluto riproporle. Credo nell'ignoto e nella scienza. A inizio carriera mi sono tenuto lontano dai grandi festival e rifugiato in realtà indipendenti con un pubblico particolare. Di recente mi sono reso conto come andare al Sundance, o alla Festa di Roma, voglia dire ritrovarsi con persone che amano il cinema come me. Mi uccide pensare di non poter essere lì a Roma.”

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