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“Avevo paura di tutto, da bambina”. Céline Sciamma si fa una risata, per esorcizzare le sue paure d’infanzia, a cui ha dedicato un film intero, Petite maman, presentato ad Alice nella città, dopo il successo ottenuto alla scorsa Berlinale. È un’autrice sempre più amata da un pubblico fedele, la cui carriera è definitivamente decollata con il premio a Cannes per Ritratto della giovane in fiamme, dopo l’attenzione suscitata da film come Tomboy e Diamante nero, oltre ai suoi contributi come sceneggiatrice al fianco di André Téchiné e Jacques Audiard, oltre che nel delizioso film d’animazione La mia vita da zucchina.

Petite maman è proprio una storia dedicata all’infanzia, quella di Nelly, una bambina di otto anni che dopo la morte della nonna aiuta i genitori a svuotare la casa in cui la madre è cresciuta. Nelly esplora la casa, il bosco che la circonda, e incontra una bambina della sua età che si chiama Marion, proprio come la madre. Un realismo magico che rende il film profondamente poetico, oltre che visivamente appassionante.

Un film uscito nelle sale distribuito da Teodora Film e nel 2022 in esclusiva streaming per MUBI. A proposito dei nuovi orizzonti del cinema in piattaforma, la Sciamma si è rallegrata di questa strategia di uscita in Italia del suo film. “È un momento, a fine pandemia, in cui possiamo riflettere sulla definizione di cinema, che secondo me è l’intimità che si crea fra un’opera e lo spettatore. Se vogliamo solo salvare le sale cinematografiche, forse rischiamo di non salvare il cinema. È un’arte più grande delle semplici condizioni di fruizione.”

Un universo affascinante, che la Sciamma, ospite d’onore della Festa del Cinema di Roma, ha descritto così. “Gli spazi di Petite maman sono ispirati alla mia infanzia. Gli esterni li abbiamo girati nella città in cui sono cresciuta. La casa è ricostruita in studio, prendendo ispirazione da quelle delle mie due nonne. Volevo creare però uno spazio comune dell’infanzia, in cui un bambino degli anni ’50 e uno di oggi potessero entrambi riconoscersi. Anche per quanto riguarda le paure, la più grande delle quali, per Nelly, è la tristezza dei genitori. In Petite maman c’è una pantera nera che simbolizza tutti i mostri. Volevo che fosse un’ombra costruita da un essere umano, perché spesso sono proprio loro, gli adulti che entrano in scena, i veri mostri. Nel realizzarlo ho pensato molto a Miyazaki e Hosoda, e in generale al cinema d’animazione giapponese. Un altro film che avevo in testa, troppo sottovalutato, forse perché diretto da una donna, è Big di Penny Marshall, con Tom Hanks. L’ho visto da bambina e mi ha molto colpito, lo trovo sovversivo. Il mio non è un cinema che vuole mandare messaggi politici, preferisco veicolare più idee possibili, facendole danzare sensualmente, cercando di dare loro una qualche unità. Più idee ci sono e più un film è politico. Le idee devono suscitare il desiderio di altre idee.”

Tono di voce pacato ma deciso, Céline Sciamma è riflessiva nelle sue considerazioni, conquistando sempre l’attenzione di chi l’ascolta, dai ragazzi di Alice nella città, al pubblico, ai giornalisti. “Con un paradosso temporale ho creato un’uguaglianza fra una madre e una figlia, mettendole allo stesso livello, anche come età. Per questo motivo ho scelto due gemelle per interpretarle. Mi sono domandato, ma se incontrassi mia madre all’età di 8 anni, potrebbe essere mia sorella? Ho cercato di passare da una genealogia orizzontale a una verticale, facendo emergere la solidarietà e la sorellanza, nel senso più ampio. Lo sguardo femminile e quello dell’infanzia sono prossimi: a entrambi non viene dato accesso, nel cinema, all’integralità della loro individualità. I bambini sono un pubblico ultra contemporaneo, non hanno le influenze culturali degli adulti, costituite dell’intera storia del cinema. Con loro puoi essere inventivo e sperimentare. I ragazzi sono oggi, come sempre, in prima linea nel portare avanti le nuove idee, per esempio la lotta per l’ambiente. Ma non hanno peso politico, dipendono dalle strutture che li accolgono: la famiglia, la scuola, la società. Chiunque ci lavora insieme, dagli insegnanti ai cineasti, può confermare la loro grande individualità. Mi inquieta quando gli adulti pensano che il mondo progredirà perché i giovani sono progressisti. Tutte le nuove generazioni sostengono da sempre idee nuove, non bisogna contare su di loro, perché non hanno il potere di realizzarle. Siamo noi adulti che dobbiamo batterci per le loro idee.”

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