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"Sono Giorgio Strehler che vi parla, tra gli scettri e le corone, tra i ventagli e le spade... "

Inizia così, con la voce del grande regista che si rivolge direttamente allo spettatore, il documentario dedicato al centenario della nascita di questo artista di cui si è detto e scritto così tanto. E proprio perché in tante occasioni il suo lavoro è stato rievocato, studiato e commentato, il modo migliore per renderlo vivo ancora una volta ci è sembrato proprio dare a lui la parola: Essere Giorgio Strehler, che passa alla Festa del Cinema è un percorso inedito, ricostruito attraverso sue interviste inedite o raramente ascoltate, con un taglio poetico e personale. La sua voce è l'io narrante: gli altri interventi sono 'note a piè pagina' che riprendono le sue parole per approfondire o chiarire alcuni punti del suo percorso, senza mai interrompere il suo racconto. Scelta sottolineata anche dalla regia che ha evitato di inquadrare in primo piano gli intervistati, ma di ambientarli in luoghi o alle prese con materiali teatrali. E' uno Strehler inedito e più fragile, quello che ne esce, un uomo del suo tempo, ma sempre con una visione forte della cultura e della sua funzione in una democrazia.

Essere Giorgio Strehler è un documentario con un accesso unico alla vita del grande regista, la cui ricchezza di contenuti è rappresentata da un altrettanto ricco approccio visivo: archivi rari o inediti, riprese in 4K, interviste con figure chiave della cultura del nostro Paese, ricostruzioni di scenografie e illusioni di luci realizzate per noi dagli stessi tecnici del Piccolo Teatro.

A 100 anni dalla nascita dell’artista, e dopo oltre un anno di chiusura di teatri e sale cinematografiche, Essere Giorgio Strehler guida il pubblico all’interno di uno dei teatri più rivoluzionari della storia della cultura italiana, utilizzando lo stesso Strehler come guida d’eccezione.

Non un documentario su Strehler ma con Strehler. È proprio il regista triestino, fin dalla prima sequenza, a prenderci per mano e a guidarci nella sua biografia artistica e affettiva, grazie al rarissimo audio di una mostra a lui dedicata, quand'era ancora in vita: 

 

Mentre la camera si muove nel buio, tra oggetti di scena e costumi di spettacoli ormai entrati nel mondo del mito, Strehler ci introduce al suo mondo di sogno, legato alla poesia e all'infanzia, dove gli oggetti e la materia più semplice e ingenua, la carta, il legno, si fanno metafora, come lui stesso dirà lungo il corso del racconto. È uno Strehler più personale di quello che siamo abituati a conoscere; non solo legato alla dimensione più intima, ma soprattutto attento alla dimensione interiore, a ciò che le diverse tappe della sua vita hanno significato per lui come uomo e artista. Le sue parole sono accompagnate, come note a piè di pagina, dagli interventi di alcuni intervistati, scelti con cura e in numero limitato per accompagnare e far risuonare i pensieri del Maestro, illuminandone ulteriormente le pieghe più riposte.

Dopo il prologo suggestivo e onirico fra oggetti di scena e costumi immersi nel buio – una delle due dimensioni fondamentali della vita di Strehler, tutta giocata sulla continua tensione dialettica luce/buio, appunto - Strehler ci porta nei luoghi della nascita e dell'infanzia, a Trieste, e alle immagini del mare e della luce triestina che resteranno sempre una fonte primaria di visioni a cui attingere per le scene dei suoi spettacoli. 

Il documentario è costruito intorno a una serie di interviste registrate tra Parigi, Milano, Dusseldorf nel 1992. A questa importante testimonianza largamente inedita si intrecciano altri materiali d’archivio. In particolare, l’archivio del Piccolo Teatro ha raccolto negli anni fotografie, registrazioni di spettacoli e interventi pubblici di Giorgio Strehler.

Ma soprattutto il Piccolo conserva oggetti di scena, costumi e oggetti personali il cui racconto evocativo sarà una delle chiavi visive del documentario.

Dalle teche dell’Istituto Luce provengono altri filmati che permettono di ricostruire i primi anni dell’epopea artistica del Piccolo e del suo regista.

Importante il contributo del Museo Teatrale Carlo Schmidl di Trieste che conserva documenti e fotografie che ripercorrono l’infanzia e la giovinezza di Strehler e la vita della sua famiglia di artisti.

 

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