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Conoscere per davvero una persona, per quanto vicina, per quanto familiare, non è mai un’impresa facile. Bisogna avere la forza di “aprire gli occhi” e vedere prima negli altri e poi in se stessi. Il 60esimo classico Disney che debutta il 24 novembre nelle sale italiane, Encanto, è uno dei più minimali e, al tempo stesso, appariscenti degli ultimi anni. Una storia piccola, intima, a tratti claustrofobica, infiocchettata in un pacchetto di colori, musiche e coreografie degne dei più sfarzosi musical di Broadway.

Mentre nelle sale si esaurisce l’ondata da record di Eternals, altro prodotto dell'universo Disney, un nuovo gruppo di personaggi dai variegati e originali superpoteri arriva sul grande schermo. Questa volta non è una squadra di supereroi galattici, ma una buffa famiglia colombiana: i Madrigal. Dotati ognuno di un potere magico, o meglio di un “dono”, i dodici componenti della famiglia sono il punto di riferimento per la comunità del piccolo e isolato villaggio di Encanto, sotto la guida della saggia abuela Alma. La magia che scorre nelle vene dei Madrigal, scaturisce da una candela miracolosa che anima la “casita” dove tutti vivono in apparente armonia. Un equilibrio fatato destinato a incrinarsi sotto il peso delle aspettative e dei segreti che ogni familiare nasconde. Solo la giovane Mirabel, l’unica Madrigal senza poteri, potrà scoprire come evitare che la fiamma della candela si spenga per sempre.

“Circa 5 anni fa, abbiamo iniziato a discutere di Encanto. – racconta il co-regista Byron Howard - L’idea era quella di parlare di una grande famiglia allargata con tanti personaggi, cosa molto rara per la Disney Animation, che in genere ha uno o due personaggi principali. Qui ne abbiamo 12, tutti nella stessa casa. Ci piace rappresentare quanto una famiglia possa essere grande e complessa”.

In effetti, la sfida di Encanto è proprio quella di riuscire a riprodurre tutte le dinamiche tipiche dei rapporti parentali. Per farlo gli autori hanno lavorato con “simboli visuali e gli archetipi dei ruoli familiari”. Tutto il film si esaurisce nell’incontro/scontro tra i dodici Madrigal, con la metafora della candela accesa e del suo “miracolo” a pervadere ogni sequenza. Per questo, Encanto è un film davvero diverso dagli standard Disneyani, in quanto rifiuta l’epica, fatta di azione, temibili antagonisti e grandi eroi, ma anche i semplici concetti di romanticismo e di avventura, per accontentarsi di un racconto che usa la magia come semplice metafora, in cui a farla da padrone è il rapporto tra le persone, unico elemento cruciale in tutti gli snodi narrativi. “Il film parla di prospettive, punti di vista. – continua Howard - Per questo abbiamo scelto il nome di Mirabel per la protagonista, da “mirar”, ovvero guardare. Anche il fatto che porta gli occhiali sottolinea che questo film parla di vedere se stessi e la propria famiglia. È questo il suo talento, il suo potere: riuscire a guardare a fondo le cose".

Il vero e inconfondibile marchio Disney sta quindi da un’altra parte, ovvero nella componente musicale. Encanto è prima di tutto un musical straordinario, che si fa forte delle canzoni composte da Lin-Manuel Miranda, vera e propria stella dello spettacolo statunitense, grazie principalmente al successo planetario dell’acclamato musical Hamilton e delle musiche candidate all’Oscar di Oceania. È proprio negli intermezzi musicali, forse mai così frequenti e centrali per lo sviluppo narrativo, che si manifesta tutto lo strapotere di casa Disney, con canzoni ad alto impatto emotivo che servono per entrare a fondo in empatia con i personaggi e coreografie spettacolari che esplodono spesso in un tripudio di colori e magia.

Il tutto è amalgamato dalla felice scelta di appoggiarsi alla cultura colombiana e, in particolare, all’immaginario del realismo magico, fondamentale punto di riferimento fin dalle prime fasi della produzione, come rivela il co-regista e sceneggiatore Jared Bush: “Eravamo molto eccitati all’idea di fare un musical. Volevamo lavorare con Lin e fare un musical Disney ambientato in America latina, anche se non sapevamo ancora dove. Volevamo un mondo reale, non puramente di fantasia. Degli amici ci hanno suggerito la Colombia, perché è il crocevia di tutto il Sud America: è ricca di cultura, musica, cibo, etnie diverse, architettura. C’è anche una grandissima biodiversità e poi ovviamente è la casa del realismo magico e di autori come Gabriel Garcìa Marquez e Isabel Allende, che tanto ci hanno ispirato”.

Encanto, come nella tradizione dei suoi predecessori, è un film che saprà emozionare e divertire, intrattenere e commuovere, senza però raggiungere le eccellenze dei classici migliori, a causa di scelte narrative mai davvero potenti e memorabili, e della grave mancanza di un reale antagonista. Eppure in tanti sapranno riconoscersi nei suoi personaggi che, a prescindere dalla super forza, dal super udito o dalla capacità di controllare le piante, riproducono quelli che sono i reali rapporti che tutti abbiamo con i componenti delle nostre famiglie. Da qui, l’importanza di una protagonista adorabile e “normale”, che non solo permette l’immedesimazione ma che rappresenta quel bisogno imprescindibile, anche se spesso trascurato, di comunicare e confrontarsi con le persone che amiamo. "Il viaggio di Mirabel è simile a quello di Edipo - conclude Jared Bush - che man a mano scopre di essere al centro della storia. Mirabel fa lo stesso percorso: cerca di scoprire un mistero e alla fine trova se stessa".

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