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Un papà vampiro (Massimo Ghini), una mamma strega (Lucia Ocone), uno zio che sembra il mostro di Frankenstein (Paolo Calabresi), una nonna fantasma (Barbare Bouchet). Vi ricorda qualcosa?

Sono innegabili le ispirazioni a La famiglia Addams e The Munsters, ma anche all’anime Ransie la strega, per la nuova fatica di Volfango De Biasi – inarrestabile, dato che ha appena presentato anche il film tv Crazy for Football alla Festa del Cinema di Roma – commedia a tema ‘spaventoso’, appena di poco in ritardo su Halloween (esce il 25 novembre, in 300 copie, probabilmente proprio per non sovrapporsi a La Famiglia Addams 2 che invece ha dominato nella settimana di Ognissanti), prodotta da IIF e distribuita da 01.

Al pittoresco cast si aggiungono Ilaria Spada, Cristiano Caccamo, Emanuela Rei, Pippo Franco e Lillo nei panni del ‘narratore’, nel classico stile dei racconti horror alla Zio Tibia (ma anche lui con un segreto nascosto). Massimo Lopez e Paolo Ruffini prestano invece la voce a due personaggi ‘magici’.

Un altro modo di fare ‘genere’ nel cinema italiano, un po’ sul filone di Freaks Out di Mainetti, ma sempre ancorandosi all’ironia di stampo tipicamente nostrano. La trama è semplice e funzionale. Quando Luna e Adalberto scoprono di aspettare un figlio, per il ragazzo viene il momento di presentare la fidanzata alla sua blasonata famiglia. Difficile per loro, mostri tradizionalisti, sopportare l’unione del rampollo con un’umana, ma il tutto si traduce in una classica dinamica di tensioni familiari dove a conti fatti, nonostante momenti difficili, sorprese e colpi di scena, prevalgono l’allegria e il buonumore.

“Dormo poco – scherza De Biasi sulla sua produttività. L’idea è che ogni famiglia a modo suo è mostruosa, e che non puoi conoscere l’altro se non entri appunto nella sua famiglia. E volevo un film per famiglie, che potesse piacere alle mie figlie. E’ una sfida produttiva, rispetto a un film americano questo può essere un teaser. Ci siamo riuniti tutti e abbiamo cercato di mettere tutto quello che avevamo, dalla scrittura agli effetti speciali, nel fotogramma. Abbiamo cercato di rendere tutto divertente e verosimile, portando avanti le dinamiche familiari. Cerchi anche di vedere cosa viene meglio, giocando col cinema di fascinazione, anche con dei trucchi semplici, come lo “stacco” della cinepresa per creare un effetto di metamorfosi, nello stile di Meliès. E’ un messaggio di tolleranza, ciascuno di noi è diverso, ciascuna famiglia è diversa e deve trovare il suo posto nel mondo. Il vero mostro è chi pensa di essere giusto e perfetto”.

“Mi piaceva l’idea – dice Ghini - di mettere insieme delle persone che cercassero di far capire chi sono veramente i mostri. Vampiri e Lupi Mannari si impressionano alla vista degli umani, che risultano più spaventosi di loro. Si sta riaprendo una strada che ci permette di rimettere in ballo cose in cui eravamo maestri. Una comicità non solo battutara ma anche di situazione, che può ricordare modelli inglesi o francesi, il che non deve certo essere considerato un demerito, ma un complimento. Ho fatto parlare il mio vampiro in maniera arcaica, è un personaggio antico e può venire da qualsiasi parte del mondo e del tempo. Il vero mostro, però, oggi, è chi non si vaccina”.

“Era da tempo – dice Calabresi – che cercavo il modo di smettere di lavorare perdendo la dignità. De Biasi mi regala la possibilità di interpretare onanisti e deficienti. Il mio personaggio usa una sorta di gramelot ma alla fine sono riuscito a fargli dire qualcosa. Ho attinto ai miei più reconditi umori. Il fil rouge è la credibilità. Questo unisce ogni genere di film”.

“Nel film sono un’umana – commenta Ilaria Spada – ma nettamente più mostruosa dei mostri. E’ stato molto liberatorio, ho potuto ‘sbracare’ fino a dove volevo. Dopotutto si tratta della tradizione italiana, portare alla luce difetti che sono propri dell’essere umano. Se non altro sono personaggi non ironici e senza filtri”.

“Sono la vittima che vuol far funzionare le cose – spiega Caccamo – e naturalmente lavorare col trucco è stato particolare. Per mettere su la maschera ci volevano 4 ore e mezza di trucco, in pieno agosto, come le star dei film americani. Proprio per via della maschera dovevo esagerare espressioni e movimenti perché si vedessero, una sfida interessante”.

“Luna – dichiara Emanuela Rei – considera mostruosa la sua famiglia, che sarebbe quella normale, e la chiama solo nel momento di massima difficoltà. Deve provare ad accettare entrambe le famiglie, gli altarini che si svelano e le bugie dette da tutti”.

Federica Lucisano commenta il comparto produttivo: “Ci piaceva l’idea di avere un Ti presento i miei con i mostri. Dall’idea abbiamo cercato di razionalizzare, e gli effetti speciali erano loro stessi protagonisti. Serviva un tocco di originalità in un family adatto a tutte le età”. Samanta Antonnicola chiude per Rai Cinema: “Abbiamo seguito il film dall’inizio e abbiamo capito che era una scommessa. Si mescolano i generi e si parla di inclusione, di famiglia e  di cose importanti, tutto mescolato perfettamente con grande importanza alla comicità”.

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