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TORINO – Un isolamento fiduciario (per contatto da Covid). 14 giorni – Una storia d’amore di reclusione, in casa, per Marta (Carlotta Natoli) e Lorenzo (Thomas Trabacchi). “Sono costretti ad una telecronaca sentimentale. L'intimità è l'oggetto dei loro dialoghi: scoprono di essere cambiati con aspettative differenti”, spiega il regista, Ivan Cotroneo

Un matrimonio da 15 anni, ma anche la recente scoperta del tradimento di lui: Marta odia Lorenzo, e viceversa. 

Cotroneo, autore del romanzo omonimo, scritto con Monica Rametta, anche co-sceneggiatrice, restituisce il film, primo Paramount+ Original in Italia, Fuori Concorso al TFF, con queste parole: “Il racconto di quattordici giorni e quattordici scene di una storia d’amore nata, perduta e forse riscoperta troppo tardi”. 

Un passo a due, il film si fonda completamente sull’interlocutorio di Marta e Lorenzo, sull’energia, la malinconia, il pianto, l’ironia, la rabbia, la voglia di fuga e la dolcezza del passato, il dramma e la commedia, di cui si sono appropriati Natoli e Trabacchi, coppia anzitutto nella vita, che si fanno carico di uno spettro emotivo molto sfaccettato, che Cotroneo non solo ha disseminato nelle pieghe e nelle sfumature della sceneggiatura, ma che molto cerca anche nei piani ravvicinati sulle espressioni del volti, costruendo una regia tecnica emotiva. “Ho pensato che il passaggio dalla parte scritta al girare avrebbe avuto la forza di Carlotta e Thomas, a cui abbiamo pensato sin da subito. Li avevo visti a teatro, in Delirio a Due: speravo che l’essere coppia nella vita moltiplicasse il tutto. Nelle riprese è stato un nascondere la scrittura, nascondere la macchina da presa, non usare la musica: un formato per dare naturalità, senza esibizione, ma stando insieme a loro, pensando a film come Carnage o Marriage Story. I campi larghi sono solo narrativi, per il resto ho scelto piani stretti, cosa che in montaggio è diventata ancor più forte, restituiva la loro grandissima credibilità”, continua lo sceneggiatore/regista. 

“Uno degli elementi difficili: l'ironia”, afferma Carlotta Natoli, per cui “un danno come un tradimento crea un dolore in una coppia e ha molto le caratteristiche della tragedia. Nonostante il dolore, Marta si presentava a lui sempre con dignità e da attrice la difficoltà era prendere il dolore e lasciarlo sotto, lottando, rilanciando: lei vuole scoprire, è un misto delle cose che succedono sul delicato crinale di una cosa così assoluta. Ivan ci ha chiesto di rimanere su questo equilibrio, dato poi anche dalle scelte di montaggio, per cui è lo spettatore che conclude...”. 

“È un film di stratificazioni d’intimità”, per Thomas Trabacchi. “È come se il privilegio di girare una scena al giorno, spesso in piano sequenza, ti permettesse di scavare e sorprendenti dell'assenza di controllo. Fidarsi del proprio talento significa fidarsi di ciò che non controlli”. 

“In teatro uno fa un atto unico, magari anche di due ore, ma se giri una stessa scena di conflitto per 5/6 ore hai tirato in essere un conflitto per quel lasso di tempo, per cui noi due - Thomas e io - tornavano a casa con tanto materiale difficile da elaborare”, rilancia la Natoli. “Tendevo a ripetere che il film è un incantesimo: ci ha dato un materiale difficile da elaborare, perché sei interprete ma anche persona, e questa roba è emersa, ci abbiamo messo un po' nella vita reale”. 

E poi, raccontano tutti i protagonisti, davanti e dietro la macchina da presa, c’è stato un rito collettivo richiesto da Cotroneo, ovvero che ciascuno portasse nell’appartamento un proprio personale oggetto: “L’appartamento per me era un po' una terza presenza: io lo percepisco come un'entità, un posto simbolico. Noi siamo entrati e ci ha fatto un effetto di straniamento: era vuoto e con le pareti nere, poi, con la scenografia, e le suggestioni di Ivan, abbiamo portato la casa a essere intima. Lui ha creato le premesse dell'intimità, perché fosse il luogo di ciascuno: Thomas e io abbiamo portato fotografie – lui, una scatola di latta di quando bambino ha girato la sua prima pubblicità -, io la mia teiera di tutti i giorni, che c’è in scena, insomma, un ponte con la quotidianità”, spiega Natoli.  

“Io ho fatto un trasloco di casa: i quadri sopra il loro letto sono quelli sopra il mio, così i libri. Questo era importante per l'agio, ma davvero lo era per la storia, perché Lorenzo stava lasciando quella casa: era un po' un ‘pensaci bene, perché stai lasciando tutto questo’”, aggiunge ancora Ivan Cotroneo.  

Infine, dichiarano i produttori di Indigo Film: “Siamo orgogliosi di essere stati scelti come primo film della nuova piattaforma Paramount+. Questa scelta rappresenta per noi il riconoscimento di un’opera tutta italiana, indipendente, nata dal talento e dalla passione di un piccolo gruppo di persone, e che adesso, partendo dal Torino Film Festival, avrà l'opportunità di godere di una vetrina internazionale così importante”.

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