/ ARTICOLI

TORINO - Margot Mecca – nel gruppo di lavoro con Matteo Tortone (già autore di Mother Lode - Settimana della Critica - Mostra di Venezia 2021), regista de La prima volta, e la produttrice francese Nadège Labé - è uno dei 15 professionisti italiani che compongono la rosa della sezione Alpi Film Lab (leggi articolo) del Torino Film Lab, rivolto a produttori emergenti italiani e francesi, finalizzato allo sviluppo di lungometraggi con un potenziale di coproduzione transfrontaliera

Margot - produttrice freelance di doc e film di finzione, programmatrice e ricercatrice, nata nell’anno 1988 – come approda ad Alpi Film Lab 2021, con quale spirito, quale volontà e perché ha cercato proprio questa opportunità italo-francese?

 Io lavoro con Matteo Tortone dal 2015 e il suo ultimo film, Mother Lode, che ho prodotto, era già stata una coproduzione italo-franco-svizzera, quindi c’è sembrato molto naturale ricercare questa complicità che s’era creata: per questo nuovo progetto - nostro primo film di finzione, sia come casa di produzione che per lui come autore - abbiamo deciso di scommettere su un’alleanza che s’era già consolidata, per cui c’era già una fiducia nel lavorare insieme con Wendigo Film, che è stato il nostro partner precedente e anche ora. Alpi Film Lab, quindi, è stato un passaggio naturale per noi: saputo del progetto, abbiamo capito che la coproduzione Italia-Francia era proprio il cuore e lo scopo principale di questa formazione e ci siamo convinti che fosse il nostro lugar ideale, anche perché nel nome del primo film di finzione sentivamo la necessità di avere un accompagnamento che ci sostenesse in questo passaggio con sfide produttive importanti, e così avremmo avuto degli strumenti in più per lavorare nel migliore dei modi, ed è stato così. 

Poter lavorare con professionisti così prossimi geograficamente, ma con un sistema cinema differente – e anche una forma mentis professionale un po’ diversa da quella italiana – che cosa ha aggiunto al suo percorso?

 Questa collaborazione ci ha obbligati sempre a precisare molto, sia le scelte creative che quelle produttive, perché quando ti trovi a confrontarti con un sistema di argomentazione e di presentazione molto diverso, per poter tradurre quello che tu vuoi fare, in un’altra lingua, in un altro contesto culturale, comporta lo sforzo di puntualizzare molto bene quello che stai cercando: è uno sforzo importante, anche di investimento sulla traduzione, di tempo investito nella mediazione tra i due Paesi, ma per noi molto soddisfacente, perché ci ha obbligati a ripensare e giustificare ogni scelta senza dare niente per scontato. 

Da parte sua – e degli altri partecipanti – c’è ammirazione per la Storia e il sistema cinematografico dell’altro Paese, e questo ha guidato un po’ la scelta di questo workshop?

 Sì, questo senza dubbio: la Francia ha un sistema di fondi nazionali, e locali, ma anche un supporto delle reti tv, che sono molto più capillari e potenti che in Italia, quindi anche questa opportunità di finanziamento ha rappresentato un incentivo molto grande a rivolgerci alla Francia come partner. 

Lei è arrivata qui con un progetto: a quale stadio era? A quale stadio l’ha portato con il Lab? 

 Il film di Matteo, quando ci siamo presentati a gennaio scorso, era in fase iniziale, c’era una primissima versione del trattamento, il film era ancora molto ancoràto all’idea iniziale: è un film basato su un fatto di cronaca, la cui intenzione fin da subito è stata però di svincolarsi dal fatto reale, per una storia di portata universale. Quindi, questo lavoro di appropriazione della materia reale, di traduzione nel linguaggio e nelle strutture della finzione, è stato veramente il cuore: devo dire che in sceneggiatura abbiamo avuto l’accompagnamento di Chiara Laudani che è stata meravigliosa e ci ha dato un contributo importantissimo, con una generosità non facile da trovare, che ci ha fatto molto piacere. Grazie a lei, il film ha fatto un passo avanti, sulla struttura narrativa, sui personaggi, sull’impianto del film: non è più il film di prima. Sul lato produttivo ci ha aiutato non poco il Lab: Giovanni Pompili, ma anche Julie Billy, la tutor dell’altro gruppo che ha partecipato a molte sessioni con noi, ci hanno offerto veramente un sostegno importante, anche dandoci fiducia in noi stessi. 

Il film di Tortone - prodotto da Malfé Film - racconta della periferia di una grande città dell’Italia settentrionale: stadio di calcio, carcere, centro commerciale, campo rom. La quotidianità di un gruppo di adolescenti viene bruscamente interrotta dallo stupro di Alessandra, 16 anni. È stato il fidanzato della cugina, ma la colpa cade più facilmente sui rom. La notizia inonda il quartiere critico e le indagini travolgono i teenager e la criminalità organizzata manipola l’indignazione popolare. Quando la vittima trova la forza di scagionare i rom, il loro campo è già stato distrutto da una folla in tumulto. 

La call 2022 di TFL Alpi Film Lab apre il 15 dicembre 2021 e chiude il prossimo 15 febbraio.

VEDI ANCHE

TFL 2021

Ad