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TORINO - Charlotte Gainsbourg, bloccata a Parigi, interviene in collegamento zoom al Torino Film Festival dove è protagonista con due film: Gli amori di Suzanna Andler di Benoit Jacquot, dal testo di Marguerite Duras, un film costruito interamente sulla sua notevole presenza scenica e la sua voce, e la sua opera prima come regista Jane by Charlotte, già presentato a Cannes 2021 (leggi il nostro articolo), coraggioso disvelamento del suo rapporto con la madre, l'artista iconica e trasgressiva Jane Birkin. Entrambi i film sono in uscita nei prossimi mesi con Wanted.  

Suzanna Andler, dentro una coerente unità di tempo e di luogo (siamo nel volgere di poche ore in una grande villa in Costa Azzurra) è il ritratto di una donna che deve decidere se prendere in affitto la casa, mentre il facoltoso marito si trova da qualche con la sua amante e lei stessa è accompagnata da un giovane (Niels Schneider), il primo con cui ha accettato di compiere un adulterio. Film di parola ma anche di silenzi, di atmosfere sospese, a tratti oniriche, attraversato da un senso di minaccia, Suzanna Andler mette in scena con una certa crudeltà la solitudine femminile dentro a un matrimonio borghese, la menzogna e l'ipocrisia, l'incapacità di imprimere un cambiamento radicale alla propria vita e di amare.

"Quando avevi 14 anni ti ho chiesto di toccare il tuo corpo e i tuoi seni, perché eri bellissima e sapevo che lo avrei potuto fare in quel momento per l'ultima volta, e tu hai accettato". Così Birkin in un momento del faccia a faccia con la figlia, un progetto concepito in seguito alla morte della sorella Kate, suicida nel 2013 (una terza sorella più giovane, Lou, è figlia di Jacques Doillon). "Ho iniziato seguendo mia madre nella sua tournée in Giappone - racconta Gainsbourg - ma dopo un'intervista in cui le avevo chiesto perché mi avesse trattata diversamente dalle mie sorelle, lei ha voluto interrompere il film. Era scioccata e temeva che cercassi una sorta di regolamento di conti con lei. Sono passati due anni e quando ci siamo ritrovate a New York e ha visto i materiali ha capito, così abbiamo potuto riallacciare il dialogo filmato. Tra noi c'è sempre stato un rapporto di grande pudore reciproco, ma dietro questo c'è un amore incondizionato".

L'attrice, oggi 50enne, confessa di essere stata influenzata, tra i tanti autori che l'hanno diretta, in particolare da Lars Von Trier. "Da lui ho imparato a fregarmene, a non aver paura di inquadrare anche di spalle, sapendo che spesso proprio dagli incidenti e dall'inatteso emerge la verità, mentre la mia montatrice mi ha spinto a raccogliere tanto materiale, anche con l'iPhone o con mezzi di fortuna per poi rielaborarlo".  

A proposito di Suzanne Andler, invece, racconta: "Io e Benoit Jacquot siamo molto amici dai tempi di Tre cuori e cercavamo un nuovo progetto da fare insieme. Quando ho letto l'adattamento della pièce di Duras, autrice che ammetto di conoscere poco, mi sono immediatamente innamorata del personaggio, un personaggio tragico ma anche enigmatico". Il testo, portato al cinema nel '77 dalla stessa Duras con il titolo Baxter, Vera Baxter, non era tra i preferiti della scrittrice francese: "Sono stato suo aiuto regista quando avevo 20 anni - spiega Jacquot - e tra noi è nata una grande amicizia. So che questa pièce la metteva a disagio, mentre a me piaceva molto. Oggi ho mantenuto la promessa che le feci tanto tempo fa, portarlo in scena convinto che sia meglio la mia versione della sua. E nei miei sogni Marguerite me l'ha confermato". 

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