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TORINO - Film di chiusura della sezione Le stanze di Rol curata da Pier Maria Bocchi e dedicata al cinema di genere, dall'horror al thriller al noir, L'angelo dei muri di Lorenzo Bianchini, coproduzione tra Italia, Francia e Slovenia, è girato a Trieste in una immensa e spettrale abitazione all'ultimo piano di uno stabile antico e solenne dove sono in corso lavori di ristrutturazione. L'anziano Pietro, che da sempre vive lì, ha avuto uno sfratto esecutivo ma invece di andarsene si costruisce un'intercapedine in fondo a un corridoio e lì si nasconde uscendo solo per procurarsi qualcosa da bere o da mangiare. Finché nell'appartamento non vanno a vivere una madre con la figlia piccola, affetta da una malattia degenerativa che le ha tolto quasi completamente la vista.

Bianchini, autore indipendente e underground, è alla prima prova con una produzione di maggiore impegno che coinvolge la Tucker con Rai Cinema. "Il percorso che mi ha portato a questo lavoro - ammette il regista, di Udine - E' cominciato con i miei film precedenti, Occhi e Oltre il guado, dove cercavo di descrivere la solitudine fisica e psicologica con una rarefazione dei dialoghi. Qui la chiusura fisica porta il personaggio all'esplosione di ciò che era rinchiuso nel suo animo. Anche l'edificio austroungarico esprime isolamento, come pure le musiche di Vanessa Donelly".

Film dal respiro internazionale con echi anche della reclusione e del confinamento vissuti da tutti durante il Covid, L'angelo dei muri ha per protagonista il celebre attore francese Pierre Richard, accanto a Iva Krajnc Bagola. "Il film di genere - riflette Bianchini - può esplorare mondi universali, descrivere i fantasmi della nostra mente, le patologie e le paure, il confine tra la vita e la morte. In particolare questo progetto nasce da mie reminiscenze d'infanzia, quando andavo nella grande casa dei miei nonni e immaginavo di nascondermi in un angolo". 

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