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L’interrogativo è quello comune a milioni di giovani della provincia italiana: restare o andare? In questo caso a Milano, da Sant’Agata di Puglia, luogo natìo dei due piccoli Pio e Amedeo, sin dall’infanzia aspirante manager della finanza e aspirante medico.

Il primo – terminata la maturità – punta verso Nord, mentre l’altro, come un albero, non stacca le proprie radici, a scapito dell’ideale professionale, ma a favore di una quotidianità a dimensione d’uomo. “Di solito si tende a realizzare i sogni andando in America, la nostra America è Milano: però, il nostro sogno si realizza al contrario, al Sud”, spiega Pio D’Antini, con Amedeo Grieco protagonisti di Belli Ciao, diretto da Gennaro Nunziante, un film prodotto/distribuito da Fremantle e Vision Distribution. 

Il film si costruisce sull’inanellarsi di una sequela di luoghi comuni milanesi, un pastone conosciuto di parlata che mette l’articolo davanti ai nomi – “il Pio” – e inglesismi o intercalari ricorrenti – da “top” a “adoro” -, che sì appartengono alla dimensione settentrionale metropolitana ma che il cinema e la commedia hanno ormai da decenni abbracciato, sfruttato, forse addirittura sfilacciato: se apripista è stato il Commedator Zampetti, la rappresentazione più recente è il Milanese Imbruttito, passando addirittura per il simbolico Vacanze di Natale dell’ ’83, da cui questo film – tra le altre – sembra aver “preso in prestito” la somigliantissima fidanzata, ovvero quella che fu Samantha (Karina Huff) per De Sica, qui è Elettra (Lorena Cacciatore) per Pio: non si parla di citazioni o omaggi, ma di iconografie e sonorità sdoganatissime, luoghi comuni così sfruttati nel tempo da essere metabolizzati a tal punto nel tessuto quotidiano reale da non suscitare più l’ilarità insita nella propria essenza. 

Nel film, oltre alla coppia di comici e alla biondissima fidanzata social manager/influencer – con cui, guarda caso, Pio vive in quel Bosco Verticale ormai più famoso del Duomo, nella verità già casa della “socialissima” coppia Fedez&Ferragni, come a ribadire il susseguirsi delle prevedibilità -, anche Giorgio Colangeli, sindaco del paesino pugliese natale, Gegia, mamma di Pio, e Rosa Diletta Rossi, “manager assistant”, ovvero commessa, anche lei dal Sud a Milano con l’ambizione di un futuro possibile.

“In tv cerchiamo di rieducare la gente alla leggerezza; in questo film non siamo quello che ci si aspetta, ma l'errore più grande per un comico è andare al cinema e fare il film con le battute, qui abbiamo prediletto la storia, e questo ce lo ha insegnato Nunziante. E poi ci piace sempre spiazzare”, continua Amedeo. “L'idea è nata in maniera occasionale, per un incontro casuale con Gennaro, che è un ottimo tecnico per due pazzi come noi, un grandissimo professionista”. 

“Al cinema ci siamo modellati per un pubblico più grande, per cercare di regalare un momento di spensieratezza”, dice Pio. “Gennaro è stato molto bravo a non snaturarci. All'inizio temevano di fare una cosa un po' asettica, in cui il pubblico potesse non riconoscerci. Ci siamo affidati e fidati per la prima volta ad un'altra persona, Nunziante appunto. È stato addirittura difficile mettere delle nostre battute nel film”, dichiarano all’unisono. 

“Le loro migliori qualità e la loro migliore energia sono state messe a servizio di una vicenda. La credibilità è tutto e loro sono stati giustissimi attori comici a servizio del film, ci siamo divertiti a costruire qualcosa che avesse una solidità” commenta il regista, per cui “Non è più una questione di Sud-Nord ma di modello neoliberista, che seguiamo in maniera quasi scimmiesca: la corsa al consumo, effimero, il prestigio della velocità a scapito della visione della cultura mediterranea; è il paradigma che deve cambiare. La cultura del Mediterraneo ha dato grandissime pagine al mondo”. 

Lorenzo Mieli – Fremantle, fautore dell’incontro tra il regista e la coppia, ammette: “Li apprezzo moltissimo come comici, apprezzo la loro leggera scorrettezza. Ma l'incontro con Nunziante è stato necessario per non fare una serie di sketch; davvero, Gennaro è stato capace di tradurre lo spirito di Pio e Amedeo in racconto e cinema; il pubblico riconosce la differenza tra un film comico e un film di comici”. 

Il film esce al cinema dal 1° gennaio, 500 sono le sale di distribuzione, a cura di Vision Distribution, per cui Massimiliano Orfei dichiara: “Noi cerchiamo di non farci spaventare dal momento ma di avere la dose di coraggio necessaria per non perdere il rapporto con il nostro pubblico. Questo film è fondamentale come offerta di Capodanno, per il rapporto con due talenti come loro: pensiamo sia una grande occasione per tutta l'industria”. 

La coppia pugliese conferma, infine, una seconda stagione del loro successo televisivo – Felicissima Sera – il prossimo autunno, accennando ad un progetto primaverile, sempre per il piccolo schermo, ancora segreto “però farà discutere” – dicono -, oltre a “pensare al prossimo film”, ammettono. 

 

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