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“Risemantizzare superfici prive di significato. Apportare loro un cambiamento ontologico”: è questa la sfida portata avanti da 6 1 Mito, un progetto di realtà aumentata site specific ideato dal direttore artistico Mariano Equizzi che in questi giorni (dal 16 novembre) sta animando il quartiere dell’Eur. Attraverso una APP che trasforma lo smartphone in un locative media, ogni utente può catturare un angolo, un edificio, una piazza, passeggiando per le strade del quartiere e seguire un percorso narrativo grazie a contributi multimediali (audio/video, foto) realizzati preventivamente e visibili in diverse apparizioni.

Una sorta di ibrido narrativo che ricorda un percorso museale, ma al tempo stesso possiede componenti cinematografiche, ludiche e videoludiche. Un paradigma che Mariano Equizzi porta avanti con incredibile continuità dal 2013, avendo realizzato da allora ben 25 progetti di tale natura, e che ha anticipato anche il celebre videogioco Pokemon Go, diventato virale qualche anno fa, in cui il giocatore doveva cercare i tanto amati mostriciattoli in giro per le strade della propria città. “Quando ho iniziato, nel 2013, era un’idea pioneristica, se si considera che Pokemon Go è del 2016. – commenta - Chi si cimenta nella ricerca di queste superfici da cui appaiono, come dei trigger, questi video, sta facendo una challenge, è un gioco. Usare lo smartphone per interagire con il reale, che è una cosa che non accade più, perché è un dispositivo che ci risucchia. Le scolaresche, ad esempio, hanno subito capito il paradigma, hanno smesso di guardare la mappa e hanno iniziato a cercare le divinità nascoste nelle superfici, capendo che erano là, bastava cercarle”.

6 1 Mito si configura come un progetto a sfondo didattico, teso a riportare in auge le divinità latine. Si divide, infatti, in due sezioni, Annus Unum e Secundo, la prima dedicata alla dea Diana e la seconda a Venere: “Consulente storico-culturale del progetto è il critico e scrittore Simone Nebbia, che mi ha dato una lista dell’entourage di Diana e Venere. Abbiamo usato grande precisione agiografica sui colori e sui costumi, con un’iniezione di post-moderno che trasforma queste divinità. Si stupiscono di essere viste, in un gioco meta-narrativo che sfrutta la realtà aumentata, e danno vita a delle sequenze oggettivamente farsesche e ironiche, anche se coerenti e accurate. Loro sanno di non essere più considerati dei, ma in effetti lo sono. Si nascondono tra di noi, come delle persone un po’ stravaganti. Sono tutti giovani, perché le divinità lo sono eternamente e perché volevo coinvolgere attori giovani. Soprattutto quelli con una formazione teatrale, che hanno la giusta memoria, la capacità di improvvisazione e hanno interiorizzato il mondo classico, offrendomi la loro versione dei personaggi”.

La realtà aumentata, usata in questi termini, diventa una vera e propria alternativa ai canoni comuni di distribuzione cinematografica. Una fruizione diversa, non più legata al vincolo della sedia e dello schermo, ma libera, giocosa e partecipata: “È una cosa che dico sempre a registi e filmmakers – continua Equizzi - che pensano solo agli schermi in cui dovranno proiettare i film. Quante superfici urbane avete attorno a voi? Infinite! Non ci sono problemi di sala, non ci sono ricatti degli spazi chiusi, delle caverne di Platone. Si può liberare l’audience per strada”.

In questo modo è possibile dare nuova vita a luoghi periferici, come per l’appunto l’Eur, un quartiere che appare spesso vuoto e desolato. “Le narrative sui quartieri periferici sono più importanti di quelle relative ai luoghi turistici – conclude - se cambi la narrativa dell’Eur, stai compiendo un’azione davvero cruciale. Perché conferisci a un luogo in cui non c’è nulla una sorta di magia tecnologica, lo rendi sovrannaturale nella sua ordinarietà. È questa la sfida richiesta dal bando di Contemporaneamente che noi abbiamo accolto”.

Il progetto 6 1 Mito è inserito nel programma Contemporaneamente 2021 con il Contributo di Roma Culture in collaborazione con SIAE, produzione QAcademy srl impresa sociale con il gruppo Komplex.

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