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Come nel famoso giudizio di Re Salomone sul bambino conteso tra due madri, anche Naomi Kawase si confronta con un dilemma morale sull'essere genitrici in True Mothers, in uscita il 13 gennaio con Kitchen Film. Liberamente ispirato al romanzo Asa ga Kuru di Mizuki Tsujimura, il film parte con una scena di vita quotidiana e un incidente scolastico. Il piccolo Asato ha spinto un compagno di asilo giù dalla panca durante l'ora di ginnastica. La reazione dell'altra madre è piuttosto aggressiva (vuole dei soldi per pagare le cure mediche e per risarcimento). Ma Satoko crede a suo figlio, che nega la cattiva azione. Dalla sua perplessità soffusa di sentimenti delicati verso il piccolo, si sviluppa una narrazione a ritroso in cui scopriamo che Satoko e suo marito hanno in realtà adottato il bimbo rivolgendosi all'associazione Baby Baton. I filoni narrativi si moltiplicano: c'è la sofferenza della coppia molto unita che si scopre sterile per un'insufficienza degli spermatozoi di lui e che decide di rinunciare al percorso della fecondazione assistita; c'è poi la vicenda della giovanissima madre biologica di Asato, Hikari, un'allieva di terza media che concepisce in un unico rapporto non protetto con un coetaneo e non trova supporto nella famiglia d'origine; la donna matura che non ha potuto avere figli e che ha creato l'associazione Baby Baton (questa parte è strutturata in modo documentaristico, anche con un lungo servizio televisivo); c'è infine, sei anni dopo, l'irruzione nella vita serena della coppia di Hikari, o di una ragazza che si spaccia per lei, e chiede una compensazione economica in cambio del figlio che non potrà più riavere.

Come si vede, le figure di madri si moltiplicano in una sorta di caleidoscopio in cui, in fondo, hanno tutti ragione e ogni donna è in qualche modo madre di qualcun altro. Così il toccante incontro del bambino con la 'mamma di Hiroshima' sugella questa riflessione di Kawase sul potenziale materno non necessariamente legato alla trasmissione del DNA. Ma il film insiste anche sullo stigma sociale che bolla le giovani che restano incinte fuori dal matrimonio spingendole verso la prostituzione o altre situazioni di grave emarginazione.   

E poi c'è il tocco speciale della regista, l'osservazione della natura e del paesaggio in cui gli esseri umani sono inseriti. "Abbiamo girato in diverse location del Giappone: su un'isola, nella foresta, in città, in un luogo storico - spiega - abbiamo realizzato questo film come se fosse il ricordo di un viaggio attraverso le stagioni e i caratteri di ogni luogo. È una storia su come si forgia il proprio destino, come se dopo la pioggia, una luce radiosa avesse purificato il mondo".

Arata Iura, Hiromi Nagasaku, Taketo Tanaka, Aju Makita e Miyoko Asada sono gli interpreti di True Mothers, che era stato inserito nella selezione di Cannes 2020 (quando il festival si svolse in forma virtuale) e quindi alla Festa di Roma con il Label Cannes. Il legame di Kawase con il festival francese è forte, se pensiamo che nel 1997 fu la più giovane vincitrice della Camera d'or per il suo primo lungometraggio Suzaku, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs, ed è stata poi in concorso con Shara (2003), The Mourning Forest (Grand Prix 2007), Hanezu (2011) e Still the Water (2014). Le ricette della signora Toku è stato selezionato come film di apertura Un Certain Regard nel 2015.  

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