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TORINO – Notte. Dalle prime luci buie della sera all’alba. Una pompa di benzina quale crocevia dei drammi individuali, punto di passaggio obbligato per i protagonisti delle storie de La notte più lunga dell’anno – quella del solstizio d’inverno -, opera prima di Simone Aleandri, già al TFF 2021 Fuori Concorso: la gestisce Sergio (Mimmo Mignemi), bonario, sapiente, anziano e paterno, padrone di Nerone, labrador nero, come la notte, nomen omen. 

“L'idea muove da un soggetto di Andrea Di Consoli: mi avevano colpito molto la forza dei personaggi vulnerabili, umanissimi; ho sentito di averli molto vicini. Nella scrittura ci siamo un po' legati ad una frase di Beckett: ‘non posso continuare, continuerò’, ovvero la realtà sconfortante non toglie però l'impulso ad andare avanti. Inoltre, Potenza è una città che mi ha colpito perché mi consentiva un'astrazione: è una città stratificata, di ponti e di scale mobili, e queste attrazioni geometriche mi consentivano maggior empatia e realismo ai personaggi”, spiega il regista. 

 

Le luci dei lampioni, le luci al neon o stroboscopiche dei locali e delle discoteche, le lucine di natale, la luce del fuoco che s’infiamma: la notte di Aleandri è buia, tanto quanto illuminata, matafora forse di fiamme vive dentro ad un grande buio che è l’esistenza, quella potentina di alcuni profili umani: tre giovanotti perditempo (tra cui l’attore Francesco Di Napoli, protagonista de La paranza dei bambini), di cui uno figlio di un imprenditore delle pompe funebri, che girovagano la provincia a bordo del carro funebre, esorcismo della morte, infine causa della stessa; uno studente universitario innamorato della sua professoressa del liceo, sposata, con una bambina: un espressivo e intenso Luigi Fedele; un deejay in perenne trasferta tra i locali della Penisola; una cubista quarantenne, che si sente ormai fuori tempo, così vessata dalla depressione, Luce, interpretata da Ambra Angiolini, figlia anche di un padre prossimo alla pensione, di cui non accetta l’idea sindacale, ma soprattutto provato da una malattia polmonare, un sempre sagace Alessandro Haber; e, infine, Francesco – Massimo Popolizio -, politico di professione, nel pieno della campagna elettorale, in fuga da un sicuro ordine d’arresto. 

“È stata una genesi un po' particolare: la proposta mi arriva da Stefania De Santis, casting director e mia insegnante di recitazione a Non è la Rai. Il ruolo è tutto quello che sarebbe potuto accadere nella mia vita se non avessi fatto altre scelte: uno sliding doors. Tra l’altro, per me convogliavano in quel momento una serie di dolori e così sono salita sulla nave: decido di non risparmiarmi niente, tanto che poi ho visto il film a pezzi, non guardando i miei, anche a dimostrazione che è davvero un film corale. Tutto quello che era scritto è diventato sorprendete”, commenta Angiolini. 

“Ho avuto il privilegio di lavorare con un cast esplosivo, su cui mi sono concentrato, facendoli esprimere in maniera unanime: ho cercato anche di farmi forte dell'esperienza nel documentario, con una disponibilità all'accadimento, credo che la sceneggiatura debba passare attraverso l'esperienza umana”, continua Aleandri. 

È una notte di delusioni, di rischi, di futuri opachi, d’innocenza, di tradimento e di dignità: il regista affida a ciascun personaggio un proprio buio e una propria luce, giocando sul livello visivo e simbolico, e affida all’unica creatura non umana, il cane Nerone, la sintesi della sorte del buio, finché l’ora dell’alba giunge. 

La visione estetica di Simone Aleandri è precisa e ricercata, la regia ha una personalità, ama le inquadrature dall’alto, a piombo sulla notte e sulle sue luci, quelle che sin dalle prime sequenze ci mostrano i tentacoli delle strade che disegnano un intreccio suggestivo, quelle delle scale mobili guardate con una perpendicolarità assoluta, quelle del mastodontico parcheggio dalla linea sinuosa.

Il film esce in sala dal 27 gennaio 2022, distribuito da Vision Distribution. 

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