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“Non ci si può mai fidare dell’amore”: tutto si può dire del nuovo film di Kenneth Branagh, tranne che non abbia le idee chiare su quello che vuole raccontare. Assassinio sul Nilo, nelle sale italiane dal 10 febbraio, è il seguito del successo commerciale del 2017 Assassinio sull’Orient Express, e proprio come il suo predecessore reinterpreta il celebre romanzo di Agatha Christie cercando di renderlo attraente per il pubblico contemporaneo. Cast stellare, look patinato e il carisma del celebre detective baffuto Poirot sono ancora una volta le armi su cui punta il regista, fresco di una candidatura alla miglior regia agli Oscar con il suo Belfast. Qualità a cui, in questo nuovo film, si aggiunge, anche a costo di sacrificare la fedeltà con l’opera originale, una forte impostazione tematica.

Assassinio sul Nilo sfrutta il celebre giallo del ’37 per parlare di un argomento ben preciso: l'amore, quella forza travolgente, capace di portare le persone a compiere azioni completamente irrazionali, come, nei casi più estremi, l’omicidio. Per farlo, Branagh decide di concentrarsi particolarmente sul protagonista della sua storia, da lui stesso interpretato: quel Hercule Poirot, apparentemente freddo e distaccato, con tutta la sua meticolosa ossessione per i dettagli, ma che in realtà nasconde una sofferenza inedita. Tutte le ingenti modifiche apportate al testo di Christie (l’aggiunta, ad esempio, di un prologo e di un paio di personaggi) vanno proprio in questa direzione, contribuendo a rendere Poirot una pedina centrale della scacchiera giallistica.

Per il resto, la trama è quella che abbiamo imparato a conoscere dal romanzo originale e dai numerosi adattamenti cinematografici e televisivi. Una ricca e affascinante ereditiera in viaggio di nozze con l’amato marito, affitta una lussuosa nave da crociera per solcare le rive del Nilo con amici e parenti. Nave che diventa la cornice perfetta per il tipico omicidio alla Poirot: un luogo isolato, con pochi sospettati ognuno con un movente preciso. Rancore, avidità e gelosia sono le pulsioni che il detective dovrà sondare per capire chi si è macchiato dell’ignobile delitto.

Branagh trasforma il suo giallo in un racconto fuori dal tempo, prendendosi quasi un'ora di film prima di far partire il treno (o meglio la nave) della narrazione. Gli scenari monumentali del Nilo (tutti riprodotti rigorosamente in computer grafica) vengono trattati come luoghi quasi metafisici, in cui il regista compone quadri di grande suggestione estetica, ma totalmente privi di realismo (non un turista sporca la scena). La nave, in particolare, diventa un “paradiso” dove il perfetto idillio di amore di una coppia giovane, bella e innamorata, diventa presto l’inferno di una tragedia shakespeariana.

Punto di forza indiscusso del film, come del precedente, è il cast di attori di primissimo piano, in cui spiccano, oltre allo stesso regista, una Gal Gadot, un Armie Hammer e una Emma Mackey, bellissimi e conturbanti, perfette incarnazioni di quella sensualità che è, alla fin dei conti, il motore pulsante della trama.

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