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L’ANICA – Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali ha promosso, guidato dal suo presidente, Francesco Rutelli, un convegno dal titolo “La fabbrica delle immagini non si ferma”, il cui cuore è stata la pluralità delle voci degli addetti ai lavori e delle parti politiche sul soggetto delle “industrie cineaudiovisive al lavoro, in un’Italia che vuole progredire”. 

L’ago della bilancia della giornata - al Teatro Argentina di Roma – è stato il ministro della Cultura, Dario Franceschini: non essendo stato il suo intervento quello di apertura o chiusura lavori, ma di mezzo, il Ministro ha optato per l’apprezzabile scelta di trascorrere l’intera mattinata in sala ad ascoltare i molteplici punti di vista che hanno concorso al dibattito. “Penso ci sia stato un cambiamento sostanziale nelle scelte culturali del Paese: dopo il 2014 la cultura non è più stata considerata solo una cosa ‘bella’. E difficilmente si tornerà indietro, s'è capito quanto questo dell’audiovisivo sia un mercato trainante per il Paese, e solo l'Italia può offrire certe cose: location, incentivi fiscali, patrimonio dei mestieri. Forse abbiamo anticipato e capito la crescita del settore. La struttura ministeriale si deve adeguare al passo della crescita; bisogna aumentare i luoghi delle produzioni, in una logica ragionata e nazionale: a questo proposito, i 300 mln investiti su Cinecittà sono importanti”, ha dichiarato, continuando il discorso sulle sale cinematografiche, riflettendo che “una uguale crisi non si registra nel teatro e nel resto delle sale d'Europa: perché? Perché forse è arrivata un'alternativa accattivante e bisogna affrontare i nuovi bisogni del pubblico. Bisogna lavorare come sistema, per allargare ‘la torta’, ovvero le persone che vanno al cinema: l’iniziativa pregressa dei mercoledì al cinema a 2 euro, ha permesso di indagare che il 29% del pubblico che aveva aderito non era mai entrato prima in una sala, e anche questo significa ‘allargare’, ed è un successo dell'esperienza collettiva. Un ulteriore punto è evitare che la crescita trasformi il nostro Paese in un luogo di conquista, bisogna mettere in moto meccanismi che aiutino aggregazioni di produttori italiani, ma con una visione europea: se si lavora su un livello europeo, con misure per il sostegno all'aggregazione e all’ingresso in altri mercati, l’Europa - con il nostro Paese - diventa il più grande produttore e distributore di audiovisivi, senza Stati Uniti che tengano”. Seppur potranno cambiare governi e ministri, Dario Franceschini si sente sicuro che nei confronti del comparto audiovisivo, nel tempo futuro “continuerà il flusso delle risorse pubbliche: c'è consapevolezza dell'importanza del settore. Bisogna investire in start up, nuovi talenti, nuove generazioni. E aggiungo: penso alla pandemia, alla guerra, che comporteranno una riscrittura di valori, generando spazio ulteriore per creatività e cultura, e noi dobbiamo essere al centro, pronti e preparati”. 

Le parole del vertice del MiC camminano all’unisono con le intenzioni del convegno, come nella parole del presidente Rutelli, che dapprima ha aperto la giornata parlando di “un'industria che deve essere italiana nella collaborazione internazionale. È un’industria – quella dell’audiovisivo - vitale e decisiva, che necessita risposte, che qui riunisce tutti gli attori, per fare gioco di squadra. C'è bisogno di un'offerta di contenuti all'altezza. La legge che abbiamo da 5 anni, la Legge Franceschini, corrisponde a una visione prospettica. ANICA esiste da 80 anni ed è stata nel tempo anticipatrice: la nostra presenza qui è contro la retorica della disintermediazione. Il cinema non s'è fermato nemmeno durante la Seconda Guerra Mondiale, col Neorealismo ha permesso di farci scoprire e rispettare nel mondo: vogliamo davvero promuovere il gioco di squadra tra associazioni, industrie, prodotti, nuova ondata di talenti e pubblico, che ha uno spirito attento, critico e interattivo. C'è una competizione globale, trasformativa: sono in gioco capacità di attirare investimenti, promuovere l'arte e l’attrattività dei nostri territori. C'è una stagione nuova di coesione europea, pensiamo a Cinecittà, luogo tra l’altro in cui Draghi ha pensato di presentare il PNRR”. 

Chiosa, quella di Rutelli, che chiama in causa il presidente del consiglio, Mario Draghi, “presente” al convegno con un messaggio dedicato, e Nicola Maccanico, AD degli Studi di Cinecittà: “Il punto di partenza è sapere di vivere in un'epoca dell'audiovisivo molto importante, anche per le possibilità che la tecnologia offre. Definirla ‘epoca d'oro’ non è improprio ma c’è bisogno di indirizzare anche il mondo del business per non disperdere elementi fondamentali. I temi sono due: cambiano i modelli di business ma bisogna far sì che nessuno resti indietro; e la globalizzazione: la circolarità dei contenuti dà possibilità di competere, quindi come facciamo a dar centralità all'Italia? S’innesta poi il tema dei talenti creativi, che hanno più opportunità di viaggiare, e quello delle aziende di produzione, spesso di proprietà internazionale, in cui il vantaggio è il ruolo degli italiani, sempre più centrale, ovvero ci sono italiani che governano giganti produttivi. E poi c’è il tema dei luoghi: bisogna far sì che la competitività dell'Italia abbia un posto in cui svilupparsi, e in tal senso il progetto di Cinecittà è anche simbolico, al fine di costruire un'infrastruttura-Paese che permetta di stare sempre più in Italia; avere studi rilevanti è il punto di collegamento finale. Esercitare il ‘soft power’ secondo me significa anche avere capacità di essere un luogo attrattivo, in cui costruire contenuti globali: abbiamo un'occasione irripetibile, con una congiuntura di mercato favorevole e sostegno delle istituzioni”. 

Un soggetto, quello dei luoghi, ampliabile anche ai territori, toccato da Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio che “è la prima/seconda regione europea per sostegno alla potente industria culturale dell'audiovisivo, cosa che servirà all'Europa per costruire quella coesione sociale che solo la cultura può costruire. Il mondo della produzione culturale deve aiutare a proiettare, c'è un'immensa esigenza culturale, oltre che industriale. Questo potente mondo sarà all'altezza del domani. Auspichiamo che la creatività sia anche produttrice di buon lavoro, sviluppo, immaginando prospettive di vita/impiego. Dico ‘grazie’ per questa riunione che discute del futuro di tutti noi”. 

Parole sostenute dalle altrettanto puntuali di Paolo Gentiloni – commissario per l’Economia della CE - presente con un messaggio video: “La fabbrica della immagini non si è mai fermata. L'art power, la cultura, la comunicazione, l'audiovisivo, servono ad avere chiaro che il nostro modello di offerta culturale è tutt'uno con la nostra libertà”. 

Ancora, un’altra voce “dall’Europa” sul palco dell’Argentina, quella di Antonio Tajani, presidente della commissione Affari Costituzionali al PE, che parla dell’audiovisivo come di “un comparto industriale che deve essere difeso, una straordinaria risorsa per difendere l'anima europea. Dovremmo anche invitare a produrre in Europa e l'Europa sta facendo molto, anche con quello che rappresenta simbolicamente il premio Lux alla Miglior Produzione Europea. Bisogna essere inflessibili contro i giganti del web, che devono pagare come tutti gli altri le tasse in Europa! Lavoriamo anche per una sinergia tra pubblico e privato, settori fondamentali per la crescita di un comparto che rappresenta un settore economico importantissimo, ma altrettanto importante per la nostra identità, a cui non possiamo rinunciare”. 

E nel nome di questa appartenenza Micaela Fusco, presidente UNEFA – Unione Nazionale Esportatori Film e Audiovisivi, porta il messaggio di “una cordata di sostegno per portare a Cannes i film dei colleghi ucraini, a titolo gratuito. Per dare un'occasione di speranza e un segno di vicinanza: siamo nella stessa Europa. Cercheremo con le libere scelte di compiere atti concreti di solidarietà”. 

Sul palco, ancora e tra gli altri, anche Piera Detassis – presidente e direttrice artistica dell’Accademia del Cinema Italiano - David di Donatello, e il direttore della Cineteca di Bologna, nonché neo presidente della Festa del Cinema di Roma, Gian Luca Farinelli per cui: “Il cinema è un'arte che dalla prima inquadratura della sua Storia – quella dei Fratelli Lumière - appartiene al Noi. Un'arte di unità che ha catturato l'aria del tempo. Le immagini in movimento sono la lingua della stragrande maggioranza delle popolazioni del mondo”. 

Detassis, invece, apre il suo intervento dichiarando di avere “un pregiudizio favorevole verso il cinema italiano! C'è una vivacità creativa che sta cambiando pelle, viviamo in un tempo di comunicazione confusa, con il rischio di un'implosione verso l'indistinto. Mentre abbiamo bisogno di una comunicazione unitaria, di sistema. Dobbiamo tutti trasformarci in un mondo di idee, con uno sguardo internazionale. Una tendenza evidente è la maturità vivace dei grandi maestri, da Sorrentino a Paolo Taviani: questa è la squadra matura all'opera, mentre i registi della generazione più giovane sfidano il genere con uno spirito internazionale, rompendo alcuni le barriere produttive. Non ci sfugge la tendenza documentaria, che Tornatore e Bellocchio hanno imposto, ma è molto grande. C'è molta vitalità in questa osmosi tra narrazione, segmenti artistici e mezzi. La nostra industria rimane sospesa tra nicchia e Autori, e respira a fatica ‘il cinema medio’, un romanzo popolare che si traferisce sulle piattaforme, con un racconto tv troppo adeguato: è necessaria una narrazione molto forte, che sappia ingaggiare i protagonisti di tutta la filiera”, auspica la presidente.  

“Il comparto cinema è una grande risorsa, e anche un grande moltiplicare del Pil. La pandemia, per una parte della filiera, determina ancora un momento difficile e sulle sale va aperto un grande capitolo, per un visione nuova, al passo con i tempi, sempre tutelando il luogo magico, tra l'altro presidio sociale sul territorio”, dice Lucia Borgonzoni, sottosegretario di Stato al MiC, che ribadisce anche lei “il grandissimo investimento di tutto il Paese su Cinecittà, un grande volano per l’economia del Paese: credo Maccanico abbia davanti un grandissimo compito, che sono certa porterà avanti al meglio. Tutti dovremmo sederci a un tavolo comune e pensare a quello che vorremo essere domani... arrivando alla nuove sfide con gli strumenti migliori. Questo è il grande mondo che racconta il Made in Italy”. 

Da rilevare, tra i plurali e densi, anche gli interventi di Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico, e di Anna Ascani, sottosegretario del medesimo dicastero; di Marta Donzelli, non in qualità di presidente del CSC ma di produttrice; e di Francesca Medolago Albani, segretaria generale ANICA che s’è focalizzata principalmente sul progetto ANICA Academy per cui “è evidente l’importanza del coinvolgimento diretto degli operatori dell'industry nella formazione specialistica, ANICA Academy è nata per questo. Far crescere quantità e qualità degli occupati nel settore e garantire ricambio generazionale, ponendo l’asticella in alto, alla ricerca dell’eccellenza”.

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