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Arriva in streaming su Disney + il 20 maggio Cip e Ciop Agenti Speciali, nuovo film Disney – il che significa, dato lo strapotere della casa di Topolino, che è possibile utilizzare un’infinità di proprietà intellettuali a supporto del gioco teorico alla base della pellicola, di cui diremo a breve – che rappresenta un ritorno atteso da 30 anni. I due scoiattolini erano infatti le star di punta del Disney Afternoon televisivo degli anni ’90, e ora li ritroviamo nella Hollywood di oggi, alle prese con concetti come CGI, reboot e bootleg, che la divertentissima e centrata sceneggiatura di Dan Gregor e Doug Mand utilizza come elementi narrativi e meta cinematografici.

La regia è di Akiva Schaffer (Saturday Night Live) e tra le voci italiane ci sono Raoul Bova, Giampaolo Morelli e Jonis Bascir, oltre a Francesca Chillemi nel ruolo di Scheggia.

Cip e Ciop vivono tra i cartoni animati e gli umani nella Los Angeles dei giorni nostri – si pensi, per avere un riferimento celebre, a Chi ha incastrato Roger Rabbit? - ma le loro vite ora sono molto diverse. Sono passati decenni da quando la loro serie televisiva di successo è stata cancellata, e Cip (doppiato nella versione italiana da Bova) ha ceduto a una vita di ordinaria quotidianità di periferia come assicuratore.

Ciop (doppiato nella versione italiana da Morelli), nel frattempo, ha subito un intervento di chirurgia CGI e lavora nel circuito delle convention nostalgiche, alla disperata ricerca di rivivere i suoi giorni di gloria. Quando un ex membro del cast scompare misteriosamente, Cip e Ciop devono ricucire la loro amicizia spezzata e vestire nuovamente i panni di Agenti Speciali per salvare la vita del loro amico.

Come in Ready Player One o nei molti film dedicati al concetto di ‘Multiverso’ l’aspetto divertente per cinefili e amanti della cultura pop è costituito dal riconoscere i mille richiami e le mille citazioni inserite praticamente in ogni inquadratura – da un Butt-Head Senatore a un improbabile ‘Versus’ per Batman, passando per versioni Lego di film drammatici e la classica tenuta alla Indiana Jones & Magnum P.I. dei due protagonisti – ma non si tratta solo di questo.

C’è anche e soprattutto una profonda, per quanto divertita, riflessione su cosa siano diventati oggi il cinema e l’entertainment e su come siano cambiate le loro regole da uno ‘ieri’ – gli anni ’90 – che ci sembrano così vicini eppure così concettualmente distanti dal mondo di oggi.

Morelli commenta in conferenza stampa “somiglio naturalmente a Ciop, ci sono tutti i riferimenti al cinema che ho sempre amato, compresi Magnum P.I. e Indy, sono occasioni per immergersi in quel mondo. E’ diventato il mio lavoro anche perché ero un bambino dislessico, dovevo trovare qualcosa di pratico che mi permettesse di non stare solo sui libri, forse è stata una questione di disperazione".

Bova prosegue “il direttore del doppiaggio ci ha indirizzati al meglio, senza fare il verso a chi aveva fatto un certo lavoro prima di noi, temevamo di dover usare le vocine alte, ma Giampaolo ha finito prima di me e sono entrato in competizione, eravamo come Cip e Ciop anche noi”.

“Il rischio più grande è non prendersi rischi, dicono nel film – commenta Chillemi – e io ho rischiato da subito, vivevo in un paese piccolo e avevo genitori severi, ma volevo fare questo lavoro e usarlo per la mia indipendenza economica. Sono istintiva, non sempre penso alle conseguenze ma mi butto, e così mi sono costruita la mia vita”.

Bascir fa eco: “Non c’erano ruoli per mulatti e quindi quando ho iniziato era già un rischio, solo oggi uno con la faccia scura può interpretare un Mario qualunque”.

“Io ho sempre cercato di fondere la cultura partenopea con Eduardo da una parte e il cinema americano degli anni ’80 e ’90, un momento storico meraviglioso, di grandi idee che abbiamo sempre cercato di riprendere con un po’ di affanno – commenta ancora Morelli – oggi è tutto un remake e una rielaborazione. Non voglio sembrare anziano ma c’è una fase discendente, spero che ci sia una risalita. Il film comunque si può vedere anche senza conoscere la serie e senza comprendere tutte le citazioni, ma se la si conosce può essere un valore aggiunto".

Bova pensa che invece la ripresa di certi temi significa che i vecchi film e le vecchie serie “erano belle, ma si è andati un po’ avanti. Prendere spunto dai classici, sia americani che italiani, è importante, i remake li hanno fatti sempre, ma oggi un po’ di più, forse perché stiamo passando un momento difficile, comunque esistono anche le crisi creative. Ma anche i tentativi di rifacimento sono creativi allo stesso modo. Anche tornare su certi temi è parte del processo”.

“Alla mia epoca – dice Bascir – avevamo due canali, ci formavamo anche su elementi del passato, oggi c’è rischio che i giovani non conoscano Manfredi o Gassman. Il reboot in questo senso diventa funzionale, perché permette ai ragazzi di conoscere personaggi importanti, in chiave anche più moderna”.

Sul tema, dice Chillemi: “da spettatrice non vedo male il connubio, se rivedo una storia che mi ha emozionato mi ricorda il passato ma mi permette di vederla sotto un’altra luce, con gli occhi di un’adulta, magari insieme a mia figlia”.

"Non sono le nostre voci tutto sommato a contribuire al rilancio o al successo del film - concorda tutto il cast - ci sono l'animazione, il disegno e il carisma dei personaggi prima di tutto a rendere un prodotto vincente".

Il film è anche l'occasione per rinnovare, con una proiezione speciale di raccolta fondi, la partnership tra Disney e Medicinema, che costruisce sale negli ospedali.

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