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CANNES – 1984. Nicaragua, guerra civile. Una giornalista americana (Trish, Margaret QualleyC'era una volta... a Hollywood), un uomo d’affari britannico (Daniel, Joe Alwyn – La favorita; il ruolo in un primo tempo era stato affidato a Robert Pattinson). Un incontro fortuito, una passione travolgente. La difficoltà della prima per via del passaporto: lo squarcio di una luce per la fuga, offerta dal secondo, si fa sinonimo dell’ingresso in un universo oscuro

Per Qualley lavorare con Claire Denis è “un’opportunità perché lei è il meglio del meglio. Claire ha la capacità di creare un’atmosfera, oltre al coraggio. Mi ha dato spazio per giocare con il ruolo, pieno di dettagli, e Joe ha saputo ‘ascoltare’ e reagire al gioco”. 

Dal romanzo omonimo di Denis Johnson, il thriller romantico per il cinema Star at Noon dell’autrice francese, che torna in Concorso – per la seconda volta - dopo 24 anni (da Chocolat, il suo primo lungometraggio selezionato nell’88). Il suo film numero sedici conferma la padronanza nel maneggiare il tema della complessità dei rapporti, con l’influenza esperienziale del tempo trascorso in Africa durante l’infanzia e la preadolescenza (fino a 13 anni, un vissuto portato sin dall’esordio cinematografico, pensiero filmico sul colonialismo). Con Star Et Noon, quindi, Denis rinnova l’interesse per la condizione umana, qui connessa con le tensioni interculturali e i conflitti, sia sociali, sia personali. 

“Quando ho letto il libro, le parole mi sono arrivate addosso, mescolandosi con le mie emozioni di speranza, di umiliazione. I suoi dialoghi esprimevano crudeltà e delicatezza. Johnson nel frattempo è mancato e io ho cercato di tradurre il suo romanzo in film. Poi, ho deciso di scegliere una fotografia ‘alla Storaro’, il formato cinescope dell’inquadratura porta l’attenzione a convergere verso centro, un effetto magico. Éric Gautier – il direttore della fotografia - ha fatto una coreografia con le sue incredibile enormi ottiche, ero impressionata”, dice la regista, che ricorda, anche a celebrazione del 75mo anniversario, la sua prima volta assoluta al Festival, “per Paris-Texas (1984) di Wim Wenders, di cui ero assistente. L'energia di una sala come quella di Cannes è particolare, come quando qui ho assistito alla proiezione di Memoria (in Concorso lo scorso anno, nrd): ho realizzato che certe esperienze non si possono trovare altrove”. 

Reduce dall’Orso d’argento per la Miglior Regia a Berlino, per Avec amour et acharnement – interpretato da Vincent Lindon, qui presidente della Giuria del Concorso – Claire Denis porta a Cannes 2022 una storia che si destreggia tra paura - “riguarda anche la paura del fallimento”, dice lei - e disillusione, bugia e cospirazione, creando un ennesimo universo sensoriale tra le storie del suo cinema: un'ambientazione intensa, quella rivoluzionaria e nicaraguense, in cui la regista ama far rumoreggiare il caos in lontananza, prima di far precipitare i suoi protagonisti. 

Panama è stata la location delle riprese: Claire Denis desiderava girare in Nicaragua, ma la rielezione del presidente Daniel Ortega l'ha dissuasa: “Quando ho visitato il Nicaragua abbiamo realizzato che il Presidente, causa di una tragica rivoluzione, fosse stato rieletto, così abbiamo cambiato Paese per ragioni sanitarie e di sicurezza: in Panama abbiamo ricreato la guerra civile, la sensazione era un po' ridicola; Panama non è simile al Nicaragua, non è stato facile trovare le location, ma ho cercato un feeling con le mie sensazione affinché potessero rispecchiare il racconto”, spiega ancora l’autrice. 

Riguardo la sussistente difficoltà delle donne nel cinema, Denis afferma che, se possibile, “è così, e ancora di più: è importante l'ostinazione, spesso è quella che permette poi di finalizzare, insieme all'esperienza che si acquisisce tutti i giorni. Penso che comunque i produttori debbano scegliere il progetto migliore e non ‘la minoranza’: io ho avuto la fortuna di incontrare produttori così". 

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