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CANNES - Charlotte Vandermeersch Felix Van Groeningen, coppia artistica e coppia nella vita, autori de Le otto montagne, Prix du Jury a Cannes 2022 – ex aequo con Eo di Jerzy Skolimovski, il giorno dopo essere stati insigniti del Premio incontrano la stampa italiana. 

Mezzogiorno di fuoco, quello di sabato 28 maggio, per gli autori belgi, che fino a quell’ora erano ancora ad Anversa, la loro città, senza aver ricevuto nessuna notizia dalla Costa Azzurra, raccontano: avevano dato per sfumata ogni possibilità di essere stati presi in considerazione per il palmarès, quando: “siamo corsi all’aeroporto alla ricerca di un volo che ci portasse a Cannes. Lì abbiamo chiamato Alessandro e Luca (Borghi e Marinelli, i protagonisti) e poi, di nuovo, videochiamati anche dopo essere stati premiati, appena dietro le quinte, in mezzo a tutti gli altri premiati e alle coppe di champagne. Anche con Paolo (Cognetti, l’autore del romanzo originale) siamo molto amici: c’è stata grande dedizione da parte di tutti per il film”. 

Un film che nasce da un racconto italiano – Le otto montagne appunto, Premio Strega – non l’unica influenza nostrana, seppur la prima e diretta, infatti “La meglio gioventù è stato un grandissimo successo in Europa e in Belgio, dove è stato nelle sale per anni, almeno questa era la percezione. È un film su cui abbiamo riflettuto e che abbiamo rivisitato per il nostro: era un progetto ampio, con un’ottima recitazione, l’aspetto umano, il realismo, la tenerezza, l’interpretazione dei sentimenti. Ci piaceva anche per come cambiano le storie nell’arco degli anni: il tempo passa e non si può tornare indietro. L’ispirazione, poi, è arrivata anche dalla scoperta del cinema italiano contemporaneo, partendo da Non essere cattivo (in cui Borghi e Marinelli hanno recitato insieme), cosa che ci ha portati a scoprire ancor di più, in particolare Alice Rohrwacher, Favolacce dei fratelli D’Innocenzo e il cinema di Jonas Carpignano”, raccontano Vandermeersch e Van Groeningen. 

La coppia, per Le otto montagne, s’è trasferita in Valle d’Aosta, “stando in un camper per mesi, portando con noi anche nostro figlio Rufus. È stato un viaggio molto lungo, siamo arrivati molto in alto, non in vetta perché il viaggio deve ancora progredire. Ci siamo sentiti i benvenuti in Italia, dapprima accolti dai produttori: Cognetti si è aperto a noi, venendoci davvero incontro. È stato un viaggio metaforico ma anche fisico”. Un viaggio in fieri perché: “Non conosciamo il futuro, se si tratterà di un prossimo progetto insieme, dipende dalla storia, se sarà una originale o di un adattamento: ora abbiamo bisogno di tempo per elaborare questa esperienza straordinaria. Certo, Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa ci hanno teso una mano per il futuro, ma ancora non sappiamo”.

Il film respira di certo molta “aria” italiana, ma sul podio di Cannes 2022 il cinema belga ha fatto scacco matto, con cinque autori premiati: “Il cinema belga era rappresentato da tre generazioni (con la coppia, anche i fratelli Dardenne - Prix du 75mo Festival, e il Gran Prix della Giuria 2022, Lukas Dhont, ndr), una situazione inedita che porterà il pubblico di tutto il mondo a scoprire il cinema belga, sempre diviso, un po’ come il Paese, col Nord più fiammingo e il Sud francofono, e da sempre con una tradizione cinematografica più forte. Poi, da un certo punto in avanti, sono emersi i Dardenne, una voce molto forte, un cinema innovativo, subito selezionato o premiato: tra Fiandre e Vallonia ci sono punti di contatto e separazione. Siamo sempre un po’ rimasti gelosi del cinema dei Dardenne ma poi soddisfatti della nascita di una sorta di Nouvelle Vague delle Fiandre, che ha permesso al cinema belga di svilupparsi in modo ampio, tra un cinema d’autore di nicchia e un cinema più commerciale. C’era anche Lukas Dhont in Concorso con noi, con il suo secondo film Close, più prossimo al cinema dei Dardenne: sono soddisfatto per tutte le possibilità attuali del cinema belga e trovo molto bello che riusciamo a offrire una varietà di film così alta, riconosciuta anche all’estero”, commenta Felix Van Groeningen e “se vogliamo continuare ad avere sale col pubblico, l’Europa deve permettersi di fare produzioni di questo livello”.

Il Prix di cui sono stati insigniti per Le otto montagne è stato ex aequo con Eo, produzione italo-polacca diretta dal maestro Skolimovski: “Non lo conosciamo molto bene ma ci incuriosisce scoprire Eo, una sorta di remake del Au hasard Balthazar (1966) di Bresson, un film, quest’ultimo, che nel corso degli anni ho trovato sorprendente e misterioso. Bresson l’ho apprezzato nel corso del tempo: quando studiavo cinema provavo avversione per Bresson, mi sentivo più vicino alla vivacità di Godard ma, paradossalmente, mi sono spesso trovato a pensare a Balthazar nel lavorare per questo nostro film, e forse è proprio questo il punto di contatto con Skolimovski”, continua Felix Van Groeningen. 

Charlotte Vandermeersch e il marito, sul palco della cerimonia di chiusura della 75ma edizione del Festival di Cannes, nella mitica sala Lumière del Palais del Cinema, al ritiro del Prix si sono scambiati un bacio, che lei ha istintivamente impresso a lui sulla bocca, atto d’entusiasmo umano, di adrenalina artistica e di appartenenza intima: “Il bacio è scaturito molto spontaneamente, il mio primo grazie va a Felix, che ha realizzato i suoi primi sei film da solo e poi per questo settimo ha chiesto a me di scrivere, permettendo così di esprimere i due punti di vista, maschile e femminile, un modo molto bello anche per riconnetterci” per Vandermeersch. 

Le otto montagne è una produzione italiana Wildside e Vision Distribution realizzata in coproduzione europea con Rufus, Menuetto e Pyramide. Uscirà nelle sale distribuito da Vision Vistribution.

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