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Dopo numerosi rinvii dovuti al Covid-19, arriverà in sala il 6 luglio, con due giorni di anticipo rispetto agli USA, Thor: Love and Thunder, ventinovesimo film tra quelli appartenenti al Marvel Cinematic Universe e quarto “assolo” per il dio del tuono interpretato da Chris Hemsworth. La firma è di Taika Waititi, da molti considerato l’unico vero autore uscito dal comparto Marvel, che con il suo stile fortemente ironico e consapevole ha rivoluzionato il punto di vista sui cinecomic moderni, firmando un capitolo certamente controverso – il terzo Thor: Ragnarok – ma di grande successo in termini di box office.

Waititi aveva alle spalle l’Oscar di Jojo Rabbit e quindi arrivava a fronteggiare i Marvel Studios – perché spesso di vera lotta si tratta, per imporre la propria visione a produttori che sono soprattutto imprenditori e hanno determinate esigenze di ordine soprattutto economico – già con le spalle parecchio larghe. Guadagnarsi la fiducia di un sequel in quel contesto non è cosa da poco. Forse anche il suo approccio “sportivo” al rapporto coi fan aiuta. Waititi ha dichiarato di recente di divertirsi molto a ‘trollare’ i fan, che in gergo significa prenderli un po’ in giro, ma non con cattive intenzioni: "Mi piace ascoltare i fan e poi trollarli -  ha detto - perché mi porta un po' di gioia. Ho molte gioie nella mia vita: le mie figlie e trollare i fan. Quando ho diretto Thor: Ragnarok c'erano alcune persone che non mi conoscevano e non sapevano cosa avevo fatto prima, e che dicevano 'Oh, rovinerà tutto!'. E io gli rispondevo: 'Si, va bene, rovinerò tutto al 100%' oppure 'Non sapete cosa volete finché non ve lo mostro' e cose del genere". Nell'intervista Waititi ha descritto alcune immagini tratte dalla mitologia norrena che vedremo in Thor: Love and Thunder, aggiungendo: "Quando guardi questo film è come se avessimo chiesto ad un gruppo di bambini di 6 anni cosa volessero in un film, e abbiamo semplicemente detto di sì a tutto. È così grottesco!"

E’ singolare che esca fuori questo termine perché i troll, da cui esso ha origine, sono esseri appartenenti alla mitologia scandinava di cui lo stesso Thor fa parte. Lì, il dio è  la personificazione del fulmine, della folgore e del tuono e della tempesta. La mitologia norrena è ricca di racconti sulle sue gesta e sulla sua perenne lotta contro gli Jǫtnar. Thor rappresenta teologicamente il dio (e l'uomo) che possiede, oppure è totalmente identificato, con l'"arma" divina, la "virtù", ossia la "vista" del principio cosmico (il Mjöllnir, equivalente al Vajra vedico-tibetano. Come avranno notato gli appassionati di film e fumetti Marvel, è anche il nome del suo martello poderoso).

È inoltre indicato come il protettore dell'umanità, figlio di Odino, personificazione del sacro o "totalmente Altro", e in eterna lotta col fratello Loki, dio dell’inganno e dell’incertezza. Snorri Sturluson, storico, poeta e politicoislandese, nel prologo dell'Edda da lui redatto  applica alla figura di Thor il concetto di evemerismo, ovvero una posizione filosofica che sostiene che gli dei rappresentino soggetti umani divinizzati, attraverso processi di trasformazione e dovuti alla tradizione orale che ne ha tramandato la memoria. Il primo ad applicarla fu Evemero da Messina, che le ha anche lasciato il nome. Ebbene, secondo Sturluson l’origine di Thor risalirebbe addirittura all'arcaica città di Troia. Snorri stesso sottolinea come il dio si chiamasse inizialmente «Trór» e fosse figlio dello stesso re, Priamo

Caratterizzato da una corporatura nerboruta, capelli rossi e una fluente barba, il Thor del mito era forse più vicino al concetto di "dio degli uomini": era infatti molto amato dagli scandinavi, probabilmente più di Odino stesso, tanto che i normanni insediatesi nel IX secolo a Dublino erano noti agli irlandesi come Muintir Tomar, ossia "popolo di Thor".

Il Thor dei fumetti Marvel, da cui i film sono tratti, perde molte di questa caratteristiche ma ne mantiene altre. La sua prima apparizione avviene nella testata ‘Journey into Mystery’, n. 83 di agosto 1962 su testi di  Stan Lee e Larry Lieber e con i disegni del maestro Jack Kirby. L’aspetto è sempre possente, ma più simile a quello di un culturista che di un corpulento guerriero (paradossalmente, a questa versione si avvicina di più la deriva del personaggio presa nel film Avengers: Engame, dove appare appesantito da un periodo di lunga depressione), non ha la barba ma il volto pulito dell’eroe tradizionale, come Superman. Quando è in forma divina parla un bizzarro linguaggio aulico ma come tutti i supereroi ha una doppia identità, quella del medico zoppo Donald Blake, sotto le cui spoglie si nasconde dopo che suo padre lo ha inviato in esilio sulla Terra per insegnargli l’umiltà. Anche nelle storie del Thor fumettistico compare Loki, un vero e proprio villain con tutti i crismi, che trama contro il fratello e l’umanità, molto più viscido e maligno che nella versione filmica dove Tom Hiddleston ne dà una versione addolcita, che non dispiace al pubblico femminile.

Nei fumetti, ad esempio, è lui a causare indirettamente la nascita degli Avengers, costringendoli a combattere tutti contro Hulk dopo che è riuscito a possederne la coscienza. Spesso torna il tema del Ragnarok, termine che indica, nella mitologia norrena, una serie di eventi catastrofici ed escatologici, tra cui spicca una grande e famosa battaglia finale tra le potenze della luce e dell'ordine e quelle delle tenebre e del caos, la quale avvererà la morte di un certo numero di importanti personaggi del ciclo mitologico (tra cui gli stessi Odino e  Thor oltre a  Týr, Freyr, Heimdallr e Loki) e l’incendio e la sommersione del mondo conosciuto.

La parola implica però anche un senso di rigenerazione perché dopo l’Apocalisse tutto dovrà ricominciare in maniera rinnovata e purificata, e questo torna comodo ai moderni media di narrazione, che spesso attingono proprio ai meccanismi del mito per proiettarsi verso il proprio pubblico.

Cosa c’è di più simile a un Ragnarok di un reboot cinematografico o fumettistico, dove tutto si annulla per ricominciare daccapo purificando il mito dagli elementi che non sono più considerati funzionali alla narrazione e arricchendolo di istanze nuove che incontrano i gusti del pubblico che via via, insieme al mito, si rinnova?

Anche in virtù di questo, diversi personaggi nel Marvel Universe fumettistico hanno assunto il ruolo di Thor, differenziandosi dall’originale e offrendo interessanti variazioni sul tema, usando come espediente il fatto che chiunque impugni il martello Mjolnir e se ne dimostri degno può ricevere i poteri di Thor (tra cui è incluso il volo, non presente nel mito, e realizzato con una possente rotazione del martello che poi trascina il dio col suo peso nella direzione desiderata).

Elenchiamo brevemente le principali:

Roger "Red" Norvell, noto anche come Thor II, è un reporter che si innamora di Lady Sif, compagna d’avventure del Thor originale, e viene insignito del potere di Thor nientemeno che da Loki, a seguito di un inganno. Beta Ray Bill è il ‘Thor alieno’. Di razza korbinita, e geneticamente modificato, nonostante l’apparenza mostruosa – sembra un cavallo o un asino – si rivela il primo extraterrestre capace di brandire Mjolnir e, dopo una battaglia con Thor per il possesso dell'arma, viene dotato da Odino di un martello incantato chiamato Stormbreaker, che gli conferisce gli stessi poteri del "Dio del Tuono", di cui diviene uno dei maggiori alleati. Eric Masterson è il “Thor anni Novanta”, conosciuto anche come Thunderstrike. Fa l’architetto e diviene un alleato del dio asgardiano che, per salvarlo da una ferita mortale, decide di fondersi con lui. Presenta una folta barba – come il Thor del mito – e dopo un breve periodo in armatura decide di adottare un look più moderno con costume di pelle, codino e orecchino a forma di fulmine. Dargo Ktor, noto anche come Thor III, è “il Thor del futuro”. Abitante di una linea temporale distopica, oppressa da un regime denominato Corporazione, Dargo, assieme alla fidanzata Salla, partecipa a una cerimonia del "Culto del Martello", setta i cui adepti tentano di sollevare Mjolnir nella speranza che uno di loro divenga l'erede di Thor. Nel momento in cui Loki, temendo i propositi del culto, si allea con la Corporazione mandando le sue truppe a fermare il rito, Dargo afferra Mjolnir divenendo il nuovo Thor e sconfiggendo i gregari del "Dio delle Malefatte".

Ci sono poi versioni di terre alternative – seguendo il concetto di Multiverso ora tanto di moda anche al cinema – come il Thor della serie 1602, ambientata in una linea temporale passata che presenta spunti interessanti perché  si tratta di padre Donald, un predicatore cristiano che disprezza il paganesimo e dunque si trova in contrasto con la sua identità divina, oppure Cecil MacAdam, che nel futuro della serie 2099 è un predicatore del culto di Thor e viene artificialmente connesso a un programma di realtà virtuale da una multinazionale chiamata Alchemax, che lo fa diventare il nuovo Thor prima che un ringiovanito Captain America impugni il martello per sostituirlo. Recentissima è la proposta di Miles Morales – che di base è una versione afro-latina di Spider-Man - come Thor, ancora una volta in una realtà alternativa.

C'è perfino un Thor anfibio, il 'Thor' rana chiamato affettuosamente Throg. Inizialmente è il perfido Loki a tramutare il fratello per un dispetto, ma questa versione è risultata talmente amata che si è deciso di stabilizzarla, dando a una rana il potere del dio del tuono e... di far ridere tanto il pubblico! 

I film dell’MCU, in linea con la serie a fumetti anni 2000 Ultimate, decidono però di eliminare qualsiasi identità umana per il dio del tuono, che cade da Asgard in maniera molto più diretta e fisica e mantiene sempre un’unica personalità.

Lasciamo per ultima Jane Foster, amore terreno del dio norreno, perché sarà protagonista proprio del film che sta per uscire, interpretata da Natalie Portman. Nei fumetti, infatti, Jane assume il ruolo di Thor in un ciclo di storie molto cupo e drammatico, scritto da Jason Aaron e apprezzatissimo dai lettori. Anche lei medico coscienzioso, nel momento in cui le viene diagnosticato un cancro al seno, non volendo alcun favoreggiamento rispetto al resto degli umani, rifiuta di farselo curare attraverso i trattamenti magici offertile da Thor, sottoponendosi invece a una serie di dolorose chemioterapie che la rendono irriconoscibile e non portano alcun risultato. Contemporaneamente Thor perde la capacità di sollevare Mjolnir e Jane se ne impossessa per combattere diversi nemici e tenendo tutti all'oscuro della sua vera identità, incluso il suo predecessore, che tuttavia la accetta come sua degna sostituta, fronteggiando il volere di Odino che invece non la accetta.

Nello stesso ciclo compare Gorr il macellatore di dèi, interpretato nel film da Christian Bale, un essere risoluto che, per vendicarsi di accadimenti personali, a massacrare tutti gli dèi esistenti nell’universo. Il trailer di Thor: Love and Thunder ha reso evidente il richiamo a questo ciclo pescandone direttamente alcune inquadrature. Resta da capire come e se la verve ironica e dissacrante di Waititi possa adattarsi a questo genere di narrazione così profonda e tragica.

Ma forse il regista racconterà tutt'altra storia e, come direbbe lui, ci sta solo ‘trollando’.

 

INTERVISTA A NATALIE PORTMAN:

 

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