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TAORMINA – La concretezza del lavoro “vero”, di fatica, della fabbrica, opposta al “rumore di fondo” delle voci social che tutto vedono e tutto giudicano, con ferocia e superficialità. Le immagini delle colate di piombo fuso della fonderia e quelle delle videochiamate virali tra un marito partito a lavorare in Polonia (Giovanni Storti) e una moglie e un figlio (Alessandra Faiella e Davide Calgaro) rimasti in Italia a resistere alle difficoltà sono il cuore di Le voci sole, esordio nel lungometraggio di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi dopo molti cortometraggi, in concorso al Taormina Film Fest 68 dopo aver vinto il Gran premio della giuria al Seattle International Film Festival.

Tre giorni dopo la commedia con Aldo Baglio Una boccata d’aria, arriva dunque al festival Giovanni Storti in versione solista con il suo primo ruolo drammatico, in una storia in cui alla solitudine data dalla lontananza fisica si aggiunge la solitudine di una ribalta social per la coppia di protagonisti, che si ritrovano all’improvviso star del web grazie a un video in cui lei gli insegna a cucinare: “Avevo già girato con Andrea e Marco il corto Magic Alps, e mi era piaciuto moltissimo – spiega Storti – Quando mi hanno proposto questo nuovo progetto mi sono affidato. Hanno una gran capacità di cogliere la realtà, una qualità ormai difficile da trovare negli autori, ma probabilmente loro ci riescono perché sono indipendenti e selvaggi. La possibilità di interpretare un ruolo drammatico era per me molto interessante, anche se c’era la difficoltà di non avere di fronte gli altri due protagonisti, essendo tutto mediato dalle videochiamate”.

La Polonia e l’Italia, sul set, erano separate solo da un pianerottolo: “Le videochiamate venivano realizzate live da un appartamento all’altro ed era strano e divertente attraversare queste stanze e passare da una realtà a un’altra, completamente diversa, nell’arco di pochi metri”, dicono i registi, che hanno lavorato molto sull’alienazione operaia e “sull’idea dei macchinari della fabbrica come appendici della persona che lavora, così come la casa di Rita e Giovanni diventa un appendice delle case del pubblico che li osserva sui social, come fossero mossi da un burattinaio invisibile”.

“Io non sono sui social, penso di non avere gli strumenti per affrontarli – aggiunge Giovanni Storti – È un mondo che capisco poco e che trovo spiazzante, in cui un giorno vieni acclamato come un fenomeno e il giorno dopo vieni deriso. Tutto questo mi fa anche un po’ paura”. Poi l’attore, che vedremo presto nel nuovo film del trio che compone con Aldo e Giacomo Il più bel giorno della nostra vita, parla dell’esperienza in solitaria: “Lavoro con Aldo da 40 anni, con Giacomo da 30 e penso che ci faccia bene fare esperienze diverse e avere interessi diversi, anche perché poi quando ci si ritrova si porta in dote una ricchezza. Dopo tanto tempo insieme avevamo tutti voglia di provare cose diverse, e io so di avere anche un’anima drammatica”. Con Le voci sole, lo ha certamente dimostrato, grazie a un racconto che mette in campo una coraggiosa ricerca formale – arricchita dalle musiche originali dei 4 Soldi Project e dall’affascinante canto popolare polacco “Hej Sokolj” – sul tema attualissimo “dell’invasività violenta dei social”, come l’ha definita la sua co-protagonista Alessandra Faiella. A introdurre i genitori nel mondo del web è il figlio interpretato da Davide Calgaro che, curiosamente, è il figlio di Aldo in Una boccata d’aria e compare anche nell’ultimo film del trio Odio l’estate.

Prodotto da Nieminen Film e Point Nemo in collaborazione con Eliseo Multimedia, Le voci sole sarà in sala con Medusa Film il 4, 5 e 6 luglio come uscita evento.

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