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La selezione della 79ma Mostra parla italiano a partire dal Concorso con cinque opere di produzione italiana, di cui due completamente girate negli Stati Uniti, quelle dagli autori nostrani più internazionali: Luca Guadagnino e Andrea Pallaoro. Il primo presenta Bones and All con “un cast straordinario", come spiega il direttore artistico Alberto Barbera. "Taylor Russell - prosegue - è un giovane scoperta, l’adolescente nera protagonista. Oltre a lei anche Timothée Chalamet. Guadagnino è il regista italiano più cosmopolita: questo film non fa eccezione, ma la produzione è interamente italiana, di The Aparment, anche se è stato interamente girato nel Midwest americano. È il film – di un non americano - più profondo su un’America poco frequentata e simbolo del fallimento del sogno americano. È un film di genere, è anche un film di cannibali”, commenta Barbera. Monica (nella foto) è invece il titolo di Pallaoro, “come Guadagnino un autore cosmopolita: è girato negli Stati Uniti, ma anch’esso di produzione italiana: protagonista una transessuale, Trace Lysette, anche un’attrice straordinaria. Pallaoro è uno dei riferimenti del cinema italiano”. 

Gli altri tre titoli italiani sono dapprima un atteso ritorno, dopo Terraferma, proprio alla Mostra nel 2011, sbarca a Venezia L’immensità di Emanuele Crialese: “Una storia molto personale: ha osato con la propria vicenda di adolescente. Protagonista una straordinaria Penélope Cruz. È un film da scoprire nella sua bellezza”. Dopo un ritorno, un maestro, Gianni Amelio con Il signore delle formiche, interpretato da Luigi Lo Cascio, protagonista della vicenda sul “caso Braibanti, che fece scalpore negli anni ’60: tratta il tema del plagio connesso a un raffinato intellettuale; la condanna portò alla cancellazione del reato. La cosa curiosa è che Marco Bellocchio, all’epoca uno dei firmatari per la difesa, sia ora produttore del film”. Dulcis in fundo, Margherita Mazzucco (già interprete de L’amica geniale) è Chiara per Susanna Nicchiarelli, che porta al Lido: “un terzo ritratto femminile, che getta una luce inedita su Santa Chiara. Basato su rigorose ricerche filologiche, qui Chiara si riprende il posto che merita nella Storia”. 

Dal Concorso al Fuori Concorso, sezione in cui il cinema italiano – nella parte Fiction – è presente con Siccità di Paolo Virzì, “un film collettivo, dal titolo quasi profetico. Pensato, scritto e realizzato alla fine dello scorso anno: sono tante storie, di tanti personaggi, che nel film non si incontrano mai”. Nel cast anche Silvio Orlando, Monica Bellucci, Tommaso Ragno. Stessa sezione anche per The Hanging Sun di Francesco Carrozzini, film di chiusura, anch'esso dal respiro internazionale: “Un’ambiziosa produzione di Sky con Groenlandia e Cattleya, una coproduzione con l’Inghilterra, tratto da un famoso thriller di Jo Nesbø e con un grande cast, in cui c’è anche Alessandro Borghi”. 

Nel Fuori Concorso – Non Fiction si sta In viaggio con Francesco Rosi che affronta “per la prima volta un film di montaggio di materiali non suoi. È un film su commissione, un film straordinario: ha lavorato su centinaia di ore di reportage sul Papa in giro per il mondo. Se pensavamo di sapere tutto sul Bergoglio-pensiero vi ricrederete tutti”. Per Donatella Palermo, la produttrice: “Gianfranco Rosi, in questo momento, è in Canada e riprende - come altre volte in questo ultimo anno - il viaggio del Papa. Il film costruito in parte con immagini di repertorio, è ancora aperto dunque, perché Gianfranco inserirà altre nuove immagini appena girate e continuerà anche in futuro a seguire i viaggi del Pontefice. Ha scelto di realizzare questo film non su commissione, ma per il desiderio di raccontare l’emozione del mondo visto attraverso lo sguardo di Francesco". Sono poi Gli ultimi giorni dell’umanità di Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo (qui l’articolo dedicato) ad arricchire la sezione medesima: il film è la “summa dell’impero ghezziano, uomo che ha inventato programmi che continuano a fare epoca: Ghezzi ha esordito con Angelo Guglielmi, con cui hanno contribuito a svecchiare la tv italiana”. Completa l’area il documentario The Matchmaker di Benedetta Argentieri, “che ha trovato la più famosa delle jihadiste britanniche: un ritratto inquietante”. 

Il Fuori Concorso è anche sinonimo di Cortometraggi e due sono quelli italiani, entrambi a firma di Simone Massi: A guerra finita “prodotto da Emergency, a un anno dalla scomparsa di Gino Strada e con la sua voce” e, accomunato da un’altra presenza vocale d’accezione, quella di Wim Wenders, In quanto a noi

La sezione Orizzonti (qui l’articolo dedicato) annuncia 12 cortometraggi, di cui 2 nostrani: Manuale di cinematografia per dilettanti – Vol.I di Federico Di Corato e Tria – Del sentimento del gladiatore di Giulia Grandinetti. Mentre, tra i 18 titoli del Concorso, l’apertura è affidata a Princess di Roberto De Paolis, “al suo secondo lavoro, a stretto contatto un’autentica prostituta nigeriana, che mescola toni da favola e toni drammatici”. C’è poi Vera di Tozza Covi e Rainer Frimmel: “un film di produzione austriaca ma tutto italiano, dedicato alla figlia di Giuliano Gemma, Vera come dal titolo: una sorpresa”. Pippo Mezzapesa presenta Ti mangio il cuore, “un film ambizioso, girato con uno straordinario bianco e nero, in cui spiccano Michele Placido e Mauro Patané, e con l’interessante esordio della cantante Elodie. Una storia di faide famigliari pugliesi: molto forte”. Sempre negli Orizzonti veneziani, ma sezione Extra, che conta 9 film, e assegna il Premio del Pubblico, c’è Amanda di Carolina Cavalli, “un’opera prima, che punta tutto sul partito preso della recitazione straniata di Benedetta Porcaroli; nel cast anche Giovanna Mezzogiorno, in una parte molto misurata, quella della madre”; e poi c’è la Notte fantasma di Fulvio Risuleo, che “si era rivelato con il suo primo cortometraggio a Cannes: questo è il suo terzo lungometraggio, per la prima volta a Venezia: una delle voci più originali del cinema italiano per la storia tra un poliziotto e un giovane di origine egiziana in una balorda notte romana”. 

Dopo lo stand-by dettato dal “biennio pandemico” torna anche Venezia Classici: 9 nuovi Doc sul cinema, in prima mondiale, con tre opere italiane: Ragtag di Giuseppe Boccassini; Franco Zeffirelli, Conformista ribelle di Anselma Dell’Olio; e Sergio Leone – L’italiano che inventò l’America di Francesco Zippel

Per Biennale College Cinema, l’opera di Monica Dugo alla regia e Cinzia Rutson alla produzione, Come le tartarughe; mentre per la sezione Virtual Reality c’è Mono della regista Chiara Troisi, prodotta da Federica Lagna, Alice Drago e Matteo Fresi. 

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