/ ARTICOLI

Alessandro Comodin è molto orgoglioso delle sue origini, e nel suo cinema racconta storie che sono incentrate su San Michele al Tagliamento, il paese friulano dove è nato. “Io ho vinto qui a Locarno nel 2011 il concorso Cineasti del Presente con L’estate di Giacomo, tutto ambientato nella campagna intorno al mio paese. Questa volta ho voluto invece raccontare le strade, le case, la vita quotidiana e l’ho fatto incentrando tutta la vicenda su mio zio, Pier Luigi Mecchia. Gigi la legge è infatti il soprannome che lo accompagna da sempre, non ci ricordiamo neanche chi glielo abbia affibbiato. Lui è un vigile, un vigile buono, di quelli che non danno multe e che parlano con tutti. Siamo partiti dal giardino che apparteneva a mia nonna e dove adesso vive lui, abbiamo proseguito inventando una storia d’amore nata al radiotelefono e che è l’unico elemento veramente di finzione, in una storia che vede ciascuno degli interpreti impersonare ciò che fanno nella vita tranne, per l’appunto, la ragazza della quale Gigi si invaghisce sentendo la sua voce via radio”.

Il film è una coproduzione italo-francese-belga (nasce infatti dal lavoro comune di Okta FilmIdéale AudienceMichigan Films) ed è nel concorso principale di Locarno 75. Il regista e il produttore non amano definirlo un documentario, preferiscono la definizione di Commedia documentaria: si sono infatti ispirati al pedinamento della realtà di zavattiniana memoria, hanno cercato un modo di raccontare che vada oltre il dualismo realtà-finzione e sono molto orgogliosi della propria indipendenza.

Il film racconta la vita quotidiana di Gigi, che perlustra le strade, risolve piccoli problemi, parla e saluta tutti, si esprime in un friulano molto ricercato. Il protagonista è un vero e proprio mattatore, è un uomo di legge eppure ha uno spirito anarchico che lo guida. “Quando mio nipote mi ha chiesto di interpretare me stesso sono rimasto un po' perplesso, poi mi sono convinto. Non ho ancora visto il film, lo vedrò qui a Locarno e sono molto curioso...chissà che ho combinato!” e anche Paola, interpretata da Ester Vergolini, non ha visto il film: “Io non faccio la centralinista, sono l’unica che ha un ruolo diverso da quello che fa nella vita pur non essendo un'attrice, sono un'ostetrica. Nel corso delle riprese si è creata una sorta di comunità, e mi sono trovata benissimo”.Il film di Alessandro Comodin è un esempio molto concreto di come il cinema indipendente viva se riesce a raccontare storie vere senza interessarsi troppo della spettacolarità. Senza sceneggiatura, lavorando soprattutto sull’immagine e sullo scavo dei personaggi. “Fare film in questo modo è per noi una scelta in fondo politica: ho accettato di produrre questa storia perché credo ci vogliano emozioni che provengano dalla realtà, che non siano mediate dalla scrittura”: ecco come il produttore Paolo Benzi chiosa il suo lavoro, che nasce dal presupposto che una storia iperlocale possa interessare un pubblico anche molto vasto, come dimostra la presenza in produzione di società di tre paesi diversi.  

VEDI ANCHE

LOCARNO 2022

Ad