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Ciro D’Emilio parla del suo Per niente al mondo come del “viaggio di un’anima, della sua caduta, del suo declino e del tentativo di una rinascita”.

Nella sua opera seconda, affidandosi all’interpretazione di Guido Caprino, il regista 35enne di Pompei racconta la storia di Bernardo, un uomo affascinante, di successo, pieno di amici, sempre alla frenetica ricerca della sua libertà. Ma per un brutto scherzo del destino un giorno si ritrova accusato di associazione a delinquere e costretto a scontare ingiustamente un anno di carcere. Uscito dalla prigione, l’uomo si trova di fronte a una scelta: accettare quello che è successo o diventare un altro, per riprendersi quello che la vita gli ha tolto.

D’Emilio è partito dal desiderio di indagare su fatti di malagiustizia, soprattutto uno avvenuto tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove è stato ambientato il film. "Dopo Un giorno all’improvviso del 2018 con il co-sceneggiatore Cosimo Calamini abbiamo iniziato un periodo di ricerca per trovare una nuova storia da raccontare - spiega il regista - Di fronte ad alcuni casi di cronaca, ci siamo chiesti: c’è un uomo innocente, non colpevole, che ha scontato ingiustamente la pena e ha dovuto cancellare la sua vita ricominciando da zero. Ma se al posto di accettare la colpa dello Stato, quest’uomo si volesse riprendere tutto a qualsiasi costo? Da lì è partita la creazione del film".

Se al centro dell’opera prima c’era il tema della cura, "qui viene esplorato quello della fiducia, trasfigurandolo nel modo più universale possibile. In questo film lo spazio giudica e pregiudica il personaggio di Bernardo", dice ancora D’Emilio. E Calamini aggiunge: "La connotazione geografica del film è stata fondamentale. Al centro della narrazione c’è il libero arbitrio, ancor prima della giustizia. Qui il protagonista è circondato da una società che lo nega, e lo mette di fronte a delle scelte da fare, giuste o sbagliate. Perché se la società non ti riconosce, non esisti".

Il personaggio di Bernardo è stato scritto proprio pensando a Caprino. "L’ho contattato appena finita la prima stesura e insieme abbiamo raggiunto la giusta visione insieme. Guido è un grande attore che non ha paura di stare a contatto visceralmente con il dolore. Il suo coraggio è anche generoso, non impone l’ego nel lavoro con gli altri".

"La preparazione è sempre la più bella, talvolta anche più di girare un film - racconta Caprino - Ho arricchito la sceneggiatura mettendo sicuramente qualcosa di personale in Bernardo, pur non avendo provato le sue stesse esperienze, soprattutto il carcere, per consegnarlo nelle mani degli spettatori. Il pubblico farà poi le valutazioni etiche e morali su di lui, ma io non l’ho giudicato, è l’ultima cosa che deve fare un attore. Ho cercato di giustificarlo in tutto e per tutto. È straziante vedere un uomo nella sua fase di decadenza totale che coincide con l’espressione della maggiore debolezza".

L’attore poi spiega come la pensa riguardo al valore della giustizia: "Quello che accade a Bernardo non lo augurerei neanche al peggior nemico. La giustizia è dettata dagli uomini, e a volte anche loro sbagliano. Ma credo che questo film non sia incentrato solo questo aspetto in sé, non assistiamo a processi, ma alla parabola di un uomo che partendo da quella condanna ingiusta, porta un peso dentro che io ho cercato di rendere anche in modo fisico. Un appesantimento che ti porta fino a terra".

Intorno a Bernardo ruotano altri personaggi, come quello di Elia, ossia Boris Isaković, compagno di cella del protagonista che l’uomo ritroverà anche fuori dal carcere. "All’inizio ho pensato che il mio personaggio fosse pieno di cliché. È un serbo, cattivo, che si comporta male. Poi ho capito che non era così - spiega l'attore - Ci sono persone in Serbia coinvolte e colpite dalla guerra e la sensazione è abbiano perso la loro empatia e che si sentano in diritto di prendersi qualche cosa. Il mio non è un vero e proprio criminale, ma pensa di potersi prendere ciò che vuole. Anche Bernardo ha perso qualcosa ed è il motivo per cui cresce l’amicizia tra di loro".

Il mondo degli affetti è sempre accogliente con Bernardo. Sua figlia, con il volto di Irene Casagrande, non lo abbandona, nonostante le difficoltà. "Per me è stato un regalo far parte di un racconto che mi ha toccato a livello umano, e parla di un particolare modo di stare al mondo, in un Nord-est italiano dove le nuove generazioni vivono una morbosità con la loro terra e al tempo stesso delle conflittualità", dice la giovane attrice.

Per niente al mondo uscirà giovedì 15 settembre in più di cento sale italiane con Vision, che lo ha prodotto insieme a Lungta Film e Rai Cinema. La crisi del cinema non è ancora superata, ma con l’avvio della nuova stagione cinematografica c’è chi pensa non sia più possibile guardare al box office. "I numeri non contano più per valutare se un film è più o meno un successo - afferma Massimiliano Orfei di Vision - Bisogna resistere. Essere in sala è già un grande risultato. Non tutti i film ce la fanno, perché c’è il timore proprio del box office".

D’Emilio, intanto, guarda al futuro. Ha in lavorazione "un progetto seriale e internazionale che vedrà la luce il prossimo anno", di cui ancora non può parlare, e sta scrivendo con Calamini un terzo film. "Siamo ancora in fase germinale - rivela il regista - Ma anche stavolta sarà una storia sulle relazioni e sull’individuo con personaggi universali che portano in scena la verità".

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